Didascalia

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venerdì 11 maggio 2018

Amianto Comics numero 5 (Conigli per gli acquisti)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che non apprezza neanche la mostarda solida.
Il nostro sodalizio con gli amici dell'Amianto Comics continua, infatti i nostri eroi, con molta cortesia, hanno avuto l'idea di spedirci il numero 5 della loro rivista autoprodotta, che, per dire come le webstar vere, se seguite il blog da un po' già conoscete bene ormai.
Dopo l'exploit tutto autoconclusivo del numero 4, questo numero 5 è più un ritorno di forma della rivista. Ma, come sempre, per saperne di più, sapete che dovrete solo saltare dopo l'intervallo!
Tutte le volte che non esce una tartaruga dalle fogne un po' piango
Albo antologico di 80 pagine in bianco e nero (con qualche illustrazione a colori), al modico prezzo di euro tre e mezzo, Amianto Comics 5 è un albo antologico. E se già avete letto recensioni mie, sui lavori di questo collettivo questa introduzione l'avete letta tipo sette volte, però pensiamo anche ai lettori nuovi che vi giuro esistono, e lottano insieme a noi. Contro cosa non lo so, ma insieme a noi.
Fatto sta che, come scritto in introduzione, con l'albo numero 4 della rivista, l'Amianto Comics si era presa una pausa dalla formula classica del loro prodotto, ovverosia una serie di storie continuative, per dare vita ad un albo tutto leggibile a se stante.
In questo numero, tornano le storie a puntate, e non mancano come sempre degli articoli di approfondimento sul medium fumetto.
Leggere gente che parla di fumetti. Chi sarebbe così scemo da farlo? E salutiamo pure i lettori nuovi, che han deciso di non lottare più insieme a noi. Io e la mia boccaccia.
Fatto sta che, alle redini di questo albo troviamo sempre Almafè, il trittico di capocce dell'Amianto, Federico Galeotti, Alessandro Benassi e Matteo Polloni (che si sono occupati anche dell'intro dell'albo e del lettering), mentre ai disegni possiamo osservare Sara "Sax" Guidi (che è una centounista e saluto con affetto) Vito Coppola, Massimiliano Bruno e Gianluca Nori-Mattioli.
L'albo ha anche al suo interno illustrazioni di Francesco Cagnoni e Alessandro Squadrito, articoli di approfondimento di Elio Marraci, Gabriele Baldaccini ed Edoaardo Perretti, e una striscia umoristica di Domenico Martino. La correzione delle bozze è di Arianna de Masi, che fa un lavoro stupendo ed utilissimo, e spesso sottovalutato. Specialmente da me, che scrivo come un cane e faccio un errore di battitura al secondo.
Citiamo anche che la copertina è dell'immenso Marcello Mangiantini, già pilastro del fumetto italiano, e della serie di Zagor.

 L'albo si compone dunque di quattro storie a fumetti, tre con puntate precedenti all'interno della rivista, ed una autoconclusiva
Mia e le mura di Hover( Polloni/testi e Guidi/Disegni) è la terza puntata del futuro (o passato?) distopico della Terra, dove l'umanità è divisa fra chi vive dentro le mura, e chi invece vive all'infuori di esse.
La storia procede serratissima, con dei dialoghi molto belli ed intriganti, ed una serie di misteri sempre più accattivanti. Polloni riesce a creare un mondo immaginario estremamente interessante, e pieno di vitalità, che va oltre il semplice "futuro cupo" che abbiamo visto più volte.
Le tematiche trattate, sebbene in alcuni casi un po' già viste, vengono rivestite di una patina di originalità tutta nuova, che ha davvero carattere.
Carattere, che è anche merito dei disegni della guidi, morbidi e con influenze euro-giapponesi, che si sposano perfettamente con tutta l'atmosfera dell'albo.
Gli sfondi sfumati contrastano perfettamente con i personaggi molto chiari e definiti, e la regia della tavola in una vignetta triplice è da sindrome di Stendhal.
Ultima nota sui disegni della Guidi: le sue espressioni facciali sono pazzesche. E bom, io ve lo dico con chiarezza, sono fra le cose più difficili da disegnare.
Rick Derian (Galeotti/testi e Coppola/disegni) è la serie che, da l numero scorso ha fatto il miglior salto di qualità. Sì, i disegni di Coppola sono sempre clamorosi. Ma i dialoghi di Galeotti hanno fatto un salto in avanti incredibile, e, a parte uno scivolone che mi è piaciuto poco, sono una spanna sopra a tutti gli episodi precedenti. Il detective Rick Derian sembra una persona vera, non più un personaggio stereotipato, ma un vero e proprio protagonista carismatico, sempre nei canoni del genere, ma con un pizzico di carattere in più.
Una nota in più su coppola, oltre al fatto che è un mostro: guardate bene i suoi giochi di ombre. Sono quelli di un giovane Francavilla, mica cotiche.
Dark Hope (Benassi/testi e Bruno/disegno) continua ad avere il premio per l'horror western più sfumato di sempre, con il suo tratto nervoso è leggero, ed un mistero sempre più angosciante.
Devo dire che, spesso e volentieri le sceneggiature di Benassi sono un po' ostiche alla prima lettura, ma alla seconda, il mondo creato intorno a questo orrore cosmico si fa sempre più chiaro, e sempre più inquietante, e il miglioramento da uno stile forse troppo confusionario, ad uno confusionario, ma con un punto focale si vede. Ottimo miglioramento, e come sempre, colpi di scena sempre ottimi.
Bruno si può divertire un sacco, con una serie di immagini inquietanti ed enormi, che catturano l'attenzione, alternate a scene di vita quotidiana, che risultano lo stesso inquietanti.
Dark Hope si rivela per quello che è, più che una serie horror, un thriller nascosto sotto una patina di terrore e misticismo, dove la suspense la fa da padrona. Ed è sicuramente una padrona crudele.
Bilancia (Polloni/testi e Nori-Mattioli/disegni) è la storia autoconclusiva dell'albo, è difficile da definire. Per motivi miei, e siccome per ora gli articoli hanno la mia opinione, e non quella di un robot che scrive pezzi sui fumetti brutti, quest'avventura mi ricordato molto il racconto "la giacca stregata" di Dino Buzzati, un classico dell'antologia delle mie scuole medie, che credo mi abbia terrorizzato a morte.
La storia è solida, molto solida, ed i disegni di Nori-Mattioli, risultano sempre sorprendenti, con il loro mix di caricaturale ed emotivo, sono disegni da vero cartoonist. Ma il finale, mi ha lasciato molto perplesso, specie per la costruzione della tavola, e per la struttura dei dialoghi.
Forse è un limite mio, e potrebbe esserlo, ma quando le storie vogliono essere un po' ambigue, a volte si fa fatica a ricordarsi del "po'", per evitare che l'ambiguo diventi confusionario, o peggio senza senso. Nel caso di Bilancia, il problema è del primo tipo, perchè, la storia ha comunque delle mura solide, ma, non è il lavoro migliore dell'albo, nel parere di chi scrive.
La striscia umoristica di Martino non mi ha fatto riderissimo, ma mi ha portato con la mente fortissimo all'ultimo anno del liceo, e quindi lo ringrazio. Ho trovato poi ben scritti gli articoli di approfondimento, con un plauso particolare al pezzo di Marraci su Off-Side, anche perchè se parli di Franco Fortunato Gilberto Augusto Bonvicini, l'uomo che difese il paese da un invasione finta, l'uomo con due carte d'identità, l'uomo che una volta corse in mutande giù da un palazzo con un ragazzino a seguito, l'uomo chiamato Bonvi, il mio fumettista italiano preferito, a me si apre il cuore (e anche gli occhi per le lacrime, ma devo fingere di essere un uomo duro).
Ma parliamo del succo della rivista, il fumetto.
Amianto numero 5, è un numero 5 davvero solido. E ora, la cosa scritta così può sembrare un poco pleonastica o con poco senso. Ma la questione è questa, quando si scrive un fumetto a puntante, allontanarsi dal numero 1 diventa sempre più difficile. Un numero 1 venderà quasi sempre abbastanza bene, è un modo facile per acchiappare lettori. Un numero 2 avrà anche i suoi punti alti, ma tutti i numeri successivi non possono più puntare solo sulla numerazione, devono avere quel qualcosa in più, ovverosia la qualità.
Seguo i fumetti targati Amianto, da quando Alessandro Benassi nel 2016 ebbe la cortesia di passarmi il numero 0 della loro rivista. E in quell'occasione, dissi chiaro e tondo che vedevo qualcosa di acerbo, ma con grosse potenzialità per maturare.
Questo numero 5 non credo sia l'apice della maturità artistica del team creativo, ma è palese come sia un fumetto molto più solido dei suoi predecessori, una rivista con carattere ed una vera identità, con storie interessanti, ed una qualità di produzione altissima.
Io faccio fatica a non dire le cose come stanno, sarà la mia deformazione professionale dell'essere un genovese lamentoso e un educatore, peraltro lamentoso, ma l'idea di una rivista di fumetto è davvero buona. E tutt'altro che di facile esecuzione. Siamo tutti critici di fumetto per parafrasare Truffat, ma è abbastanza razionale pensare che gestire una mole di contenuti come quelli contenuti in Amianto non sia un'impresa facile.
Ed è bello, ma bello davvero, vedere un qualcosa che davvero cresce ad ogni numero.  Certo, gli scivoloni ci sono, ci mancherebbe altro. Non tutte le storie sono quel fumetto che ti cambierà la vita (o magari lo saranno, non sono mica un oracolo), ma è improbabile non restare ammirati dal volersi lanciare in quel grosso rischio che è la serialità, seguendo l'esempio di titani del genere.
Amianto Comics magari non diventerà la nostra 2000 AD, ma ci sta bene anche che sia un 1990 AD. O che sia quello che è, una rivista bella, fatta in modo molto bello.
E poi, vabbeh, la genialata. Se la volete leggere, lo potete fare ora scaricandola direttamente in modo legale dal loro sito che vi linko qui. L'ho già detto che è una genialata? Ah sì? Dieci volte? Facciamo undici.

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. "Mianto". "Che hai detto?" "Mianto" AAAAAH! Mianto!". Pronti a partire. Let's go!

2 commenti :

  1. Giova, io ogni volta ti ringrazio per avermi fatto conoscere l'Amianto e per tenermi aggiornato sulle loro uscite. È a loro i complimenti sia per la genialata della lettura online, e che continuino a migliorare

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    1. Io ringrazio te per il supporto! A me, e all'Amianto :)

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