Didascalia

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giovedì 5 aprile 2018

Winter Deth della Noise Press-La Recensione Onesta (Conigli per gli Acquisti)

Benvenuti cari centounisti con un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che a volte si mangia delle lettere. Anche quando parla, quindi è patologico.
Ci prendiamo una breve pausa dal fumetto di supereroi, ma solo per fare una piccola deviazione dentro mamma fantascienza, con una recensione dell'ultima fatica targata Noise Press, che ci racconta di un futuro distopico, fatto di...oh beh, non è che possiamo dirvi tutto nell'introduzione, anche perchè non la legge nessuno! Per saperne di più però, vi invitiamo a saltare dopo l'intervallo!
Che poi, io in questa copertina ci vedo il Gigante di Ferro. Spirito di VIn Diesel, aiutami tu.
Albo del 2018, Winter Deth è il primo volumetto di una nuova serie, 72 pagine a colori, al prezzo di euro 14.
L'albo è un brossurato con la copertina con le alette (mossa che apprezzo, ma che non uso mai, già rovino i fumetti abbastanza portandomeli ovunque in borsa, nella quale puntualmente piove), ed ha un formato simile, ma leggermente più piccolo rispetto a quello degli albi americani "classici".
Ora, sarò scemo io, e la cosa francamente è possibile, ma devo dire che rimango sempre impressionato dalla qualità fisica di ogni albo noise, che ha sempre un'ottima carta lucida, ed un'impostazione che non sembra per nulla da stereotipo di casa editrice Indipendente. Vi direi che sappiamo tutti di cosa stiamo parlando, quei bei vecchi albi ciclostilati, ma poi ricordo che la maggioranza dei miei lettori non sa cosa sia un ciclostile, e mi sento un pelino vecchio, ma va bene così. Sono i casi della vita.
L'albo, è scritto da Alessio Landi, disegnato da Luca Panciroli, colorato da Pamela Poggiali, letterato da Marco Della Verde (che peraltro è un centounista, quindi saluto e ringrazio), supervisionato da Luca Frigerio, e con progetto grafico di Alessandra Delfino.
La trama di Winter Deth è la suddetta: in un futuro distopico, dove la diplomazia ha fallito, e la guerra sembra non finire mai, un gruppo scelto di soldati, si mette alla ricerca di un'arma potentissima: il satellite Vlad, in grado di trasformare rottami spaziali, in colonne di metallo da gettare con estremo pregiudizio sulla Terra, con una potenza di fuoco straordinaria. La cosa, in un mondo devastato dalla radiazioni, e da nemici dietro ogni angolo, non è certo facile.
Partiamo subito da quella che è la parte più forte dell'albo, il comparto grafico. Forse i lettori più giovani non sanno chi sia Erinni, creatura del leggendario Ade Capone, uno dei fumetti simbolo dell'editoria indipendente, che sotto una patina di sesso e violenza nascondeva delle trame profonde, che al me di sedici anni passavano sopra la testa, perchè porca miseria avevo visto una tetta.
Ecco, Luca Panciroli è l'ideatore grafico del personaggio, e disegnatore della sua serie. E, devo dire che il suo tratto si è evoluto tantissimo.
Panciroli riesce non solo a dare al mondo di Winter Deth un look tutto particolare, fatto di visioni oniriche ed oscure, di giungle tecnologiche, ma, in un fumetto dove la vera protagonista è l'azione, il nostro dà più del meglio di se.
Non c'è una pagina che sia una che sembri piatta. Anche le vignette più statiche, complice una regia della tavola molto interessante, che sfonda un po' la regolarità classica italiana, ma senza prendersi troppi rischi, sono perfettamente cinematografiche. Può sembrare strano parlare di dinamicità in un mondo statico come il fumetto, ma l'arte del disegnatore sta anche nel mostrarci il movimento, senza farcelo vedere. Ecco, Panciroli ci riesce, come pochi nel nostro paese. Più che una galleria di statue, le sue pagine volano come fotogrammi su una pellicola di celluloide osservata in controluce, scorrendo con una semplicità tale, che ogni volta che ci si ferma, non è per noia o per straniamento, ma è per osservare ancora un po' quel dettaglio, quel design, quell'espressione.
Sono rimasto colpito in particolare da una tavola, dove appare un qualcosa di grosso, di naturale ma innaturale, che resta in scena per sole due pagine, ma la semplicità bizzarra di quel qualcosa, inserito poi nel contesto della storia, mi ha lasciato a bocca aperta.
I colori della Poggiali, non solo correggono il disegno, ma lo esaltano, come fa il Varnelli col caffè (e no, la Varnelli non mi paga per dirlo, ma se volesse una collaborazione, io sono pure disponibile). Ricordo di aver visto per la prima volta all'opera la nostra colorista sulla versione a fumetti del film "Tron: Legacy", un qualcosa basato tutto su sfumature al neon, e vedere come in Winter Deth, la Poggiali riesca a dare un tono caldo, ad un fumetto eccessivamente freddo e violento, è un qualcosa di sensazionale. Guardare una tavola colorata di Winter Deth, vuol dire quasi sentire nei polmoni l'aria secca, che rende nervosi e pronti a balzare via al primo segnale di pericolo, perchè il colore qui è perfetto strumento della storia, e riesce a dare vita a sensazioni del tutto particolari, risultando metafora della trama stessa. Come foglie secche che cadono, tutto quello che sappiamo di questo fumetto, deve poi lasciare spazio all'inverno.
Sullo svolgimento della trama di Winter Deth, mi sento però più combattuto. Se da un lato, il mondo creato da Landi è estremamente interessante, e riesca a giocare sui tropi del genere, ma al contempo stesso al creare qualcosa che sappia di nuovo con una facilità imbarazzante, e se anche l'azione e lo svolgimento della storia, procedano benissimo a parte qualche legittimo spiegone, sul dialogo, la storia si arresta abbastanza.
Ed è molto interessante, perchè, sebbene all'inizio dell'albo, si cerchi subito di far notare come la missione della truppa di soldati sia una missione vera, e non qualcosa tratto da un brutto film d'azione...le frasi fatte da brutto film d'azione non mancano mai. Anzi.
C'è stato un momento singolo, che mi ha lasciato particolarmente perplesso, e mi rendo conto che possa sembrare un cercare il pelo nell'uovo, ma capitemi. Ad un certo punto, un personaggio chiede ad un altro "Che cosa sente quando uccide qualcuno?" "Il rinculo". E ora, levando il fatto che questa sia una delle frasi più tamarre della storia, escludendo il lato morale umano della vicenda, ma la frase in se nasce in lingua inglese, dove la parola "Feel", ha un significato un po' diverso dal nostro "sentire", un significato alla lunga un po' più emotivo. In italiano il sentimento di solito si "prova", e più difficilmente si "sente", la battuta è meno sottile. Ed ecco, questa frase, rappresenta per me un po' i dialoghi di Winter Death, messi lì per fare Tamarro. Ci sta? Assolutamente. L'avrei perdonato ad un fumetto con una storia più brutta? Certo. Con questa storia, questa struttura di personaggi, e con questi colpi di scena, la frase da duro, mi fa alzare gli occhi al cielo e pensare "oddio, un'altra".
Ed è un peccato, perchè in un albo così veloce, così violento e così spiccatamente tamarro, a volte si sorpassa la linea del "CAVOLO SI'", e si va direttamente nella linea del "Davvero?" ed è un arresto che, alla lunga, si sente. E poi, ma questo è un mio limite, io l'ultima pagina dell'albo non l'ho capita. Ma seriamente.
Winter Deth è un fumetto che non nasconde le sue influenze, ci si vede l'azione americana, ci si vede la zarrità suprema di 2000 Ad, ma si vede anche la voglia di portare qualcosa di nuovo.
Winder Deth è argento vivo, un fumetto che non si ferma mai, perchè non può permetterselo, un fumetto che non ha paura di prendere decisioni forti, anzi fortissime, e per questo per me è da applausi a scena aperta. Perchè prendersi dei rischi, anche se non troppi, è tutto quello che il fumetto deve fare. Le strade già troppo battute sono per altri medium.
Diciamo subito che, il più grande punto di forza di questo albo, è il mondo che riesce a creare. Una fantascienza cruda, con radici nel reale, ma con quel particolare in più che dona un grande carattere, e che permette comunque ad un ambientazione già vista di risultare nuova, e personale.
E il disegno. Mamma mia il disegno, ne ho già parlato, ma sapete che tendo a ripetermi, il comparto grafico dell'albo, dona a Winter Deth una personalità tutta sua.
E questo è un po' un punto importante, Winter Deth è un albo con due personalità. Una sua, riconoscibile, affascinante ed interessante, con molti misteri e spunti che ti spingono a tutta forza a dire "ne voglio sapere di più", ed un altra più che ispiratrice un po' citazionistica.
Nel parere di chi scrive, questo è un po' un peccato, perchè, pur rendendomi conto che nel clima di scrittura moderno, qualche citazione o strizzatina d'occhio sia inevitabile, la citazione seriale toglie secondo me, peso all'opera, facendoti concentrare più su quello, che sul sentimento generale che ti muove durante la lettura.
Detto questo, Winter Deth è un fumetto che mi è piaciuto, e, non mi è stato mandato dagli amici della Noise Press, ma mi è stato dato in custodia da un amico che è andato a vivere a Londra. Un albo di cui avevo sentito parlare molto bene da amici e conoscenti (Ciao Andrea, se leggi questa recensione), ed un albo che mi ha colpito molto favorevolmente.
Diciamo che, per me, come lettore e come critico, è sempre importante mettere le cose su una bilancia immaginaria. Se le cose buone dell'albo, sono più di quelle meno buone, allora mi rendo conto che abbiamo di fronte un prodotto come minimo interessante.
Winter Deth, è un albo più che interessante, ma che deve un po' capire come muoversi, senza tenere per mano mamma e papà, e trovando una sua dimensione. E conoscendo i personaggi, sarà una dimensione di morte e di violenza. Ma alla fine della fiera, va anche bene così. In questo blog, abbiamo un'unita di misura per tutto quello che è così zarro, da fare il giro e diventare bellissimo, quei momenti di fumetto così fuori di testa, che si ficcano dritti nel tuo cuore, e la chiamiamo La scala Metal. E Winter Deth, sta già iniziando a salirla.

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. "Giova, dove stai andando? Hai finito di scrivere?" "Tornerò". Pronti a partire. Let's go!

8 commenti :

  1. UgoIlReDelJudo5 aprile 2018 11:44

    Se sapevo che ci facevi la recensione non te lo prestavo

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  2. La battuta sul rinculo (lì chiamata "contraccolpo")la disse anche Nick Fury nella serie Secret Warriors (di cui spero parlerai, prima o poi), e secondo me a lui stava bene...

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    1. Si è comune. Ma non è il problemaa battuta in sè. È il ripetersi!

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  3. La qualità è buona ma si fa anche pagare. 14 euro per 72 pagine non è poco

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    1. Assolutamente, mi trovi d'accordo, ma si tratta comunque di un prodotto di una casa editrice in crescita. Le case più grosse si possono permettere cose molto diverse rispetto a queste realtà indipendenti. E' come comprare una giacca dal sarto di quartiere, o prenderla su Amazon

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  4. Ho visto le tavole hai ragione,sono da applausi

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