Didascalia

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giovedì 12 aprile 2018

Didascalie e parole-evoluzione del dialogo a fumetti (Comics Clichè)

Benvenuti cari centounisti con un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che pensa parecchio. A volte pure troppo.
Si possono dire moltissime cose sul mondo del fumetto, che possono avere dozzine di diverse interpretazioni, ma, una cosa che è evidente ed oggettiva per tutti, è che il tono ed il taglio narrativo dei fumetti, è ormai cambiato, e si è evoluto, lasciando dietro di se alcuni strumenti, che prima invece erano considerati cruciali, e trasformandone altri, per raggiungere nuove vette di narrazione.
Oggi, parliamo dunque delle Didascalie, quei simpatici rettangoli che prima servivano ad una cosa, ed ora invece servono alla stessa cosa, ma in modo diverso, con un'evoluzione molto interessante, ma anche del dialogo in generale nel fumetto.
Per saperne di più, sapete che dovrete solo saltare dopo l'intervallo!
E se siete dei nostalgici, preparate i fazzoletti. Ci sarà da piangere.


 Sembra abbastanza chiaro a tutti, che il fumetto sia una forma d'arte ibrida, dove disegno e parole si uniscono, per formare un messaggio, che risulta la fusione delle sue due origini. E, anche se le parole possono prendere un ruolo più secondario e restare nascoste (come ad esempio nelle storie mute, dove il lato delle lettere è relegato alla regia, ma non è per questo dimenticato), la norma di solito è siffatta.
Per esprimere la loro voce però, i personaggi a fumetti hanno bisogno di qualcosa, qualcosa che riesca a far passare il loro messaggio, a connettere le loro frasi al loro corpo, e questo strumento, è la nuvoletta, o Balloon se vogliamo fare gli internazionali.
Ovale collegato ad un angolo, la nuvoletta esprime dialoghi ad alta voce, ed è strumento principe del fumetto, fin da quando il fumetto più o meno nacque, ma, sebbene fosse lo strumento più popolare, non è detto che mancassero dei concorrenti.
Sia nel nostro paese, sia in terra straniera infatti, esisteva un altro tipo di fumetto che, invece di dare il suo messaggio attraverso le nuvolette, preferiva usare delle didascalie poste in fondo alla pagina, didascalie che contenevano sia narrazione, sia dialoghi.
Pur non essendo il genere di fumetto più in voga di sempre, è interessante notare come la didascalia, inserita all'interno di una pagina di fumetto, stesse facendo breccia anche nel fumetto con le nuvolette, e come, a questi due strumenti, se ne aggiungesse un altro. Una nuvoletta più eterea, chiamata "Il balloon di pensiero", dove, e siete lettori furbi quindi già lo avete indovinato, invece che i pensieri ad alta voce dei nostri eroi, si nascondevano invece i loro pensieri più segreti. Almeno per loro, noi lettori tridimensionali possiamo vedere TUTTO. 
 Possiamo quindi notare come, agli albori dell'epoca del fumetto, esistessero così tre tipi principali di dialogo: quello esplicito, quello pensato, e quello narrativo.
In principio infatti la divisione fra i tre tipi di espressione, era molto ben marcata, e anzi, era strumento principe di una forza inarrestabile: la serialità.
Essendo di base il fumetto di supereroi una soap opera gigante, che deve andare avanti all'infinito, e quindi creata in modo tale che chiunque potesse rimanere a bocca a aperta e catturato nel vortice della narrazione anche con solo un piccolo assaggio, l'idea era quella di rendere ogni fumetto il più chiaro possibile, a costo di sacrificare un po' di poesia.
Per farla breve, il dialogo diventava strumento non solo di progressione della storia, ma anche di spiegone. Esempio emblematico sono i fumetti degli X-men, dove, grazie ad un cast enorme e variegato, l'idea era sempre quella che qualcuno, a voce alta, declamasse i suoi poteri o quelli di un compagno, per far capire anche al neofita chi avesse di fronte.
"MORTALE! Io sono tempesta! E mio è il potere sui fulmini!" "Ciclope! Bloccalo con uno dei tuoi raggi dagli occhi!" "Angelo! Ricordati che sei Inutile!" e così via.
 Negli anni, si è sempre però cercato di affinare il meccanismo della narrazione. Tanto che, negli anni 70 del fumetto, si arrivò ad una conclusione interessante. Le didascalie, usate principalmente come strumento per dare l'idea del tempo che passava, o come bombastica narrazione di eventi in momenti dove le parole più o meno non servivano, potevano essere usate per dare un'impronta più personale al racconto.
Per motivi a me ignoti, specie nella Marvel anni 70, andavano un sacco di moda le didascalie con narrazione in seconda persona, metodo di scrittura che posso comprendere ma che non condividerò mai. Oltre ai dialoghi, e a balloon di pensiero, anche il narratore spiegava la situazione, aggiungendo una dimensione grezza in più, che si sarebbe poi evoluta nel tempo.
Ma, una cosa era chiara abbastanza a tutti: i fumetti, erano diventati molto verbosi.
Immaginate un albo dove: parlavano i personaggi, pensavano i personaggi, e anche il narratore aveva da aggiungere, ma nella prospettiva di uno dei personaggi. L'esperienza di lettura, che doveva risultare coinvolgente e moderna, risultava invece spesso e volentieri molto fumosa, e soffocante.
 I fumetti erano pronti per un'altra evoluzione. Storie che in principio duravano un solo numero, venivano ora allungate per riempirne sei, complice un'organica evoluzione del taglio della storia.
Intendiamoci, il fumetto ha  numerosi vantaggi come forma di narrazione. Dovendo sfruttare al meglio la sua staticità, gli è spesso semplice inserire dialoghi molto lunghi, in sequenze molto brevi, e abbastanza irrealistiche. Spesso e volentieri nei fumetti più datati, il supercattivo sproloquiava per sei paragrafi, raccolti tutti in una sola vignetta, e senza neanche avere un blog, e il lettore medio se ne accorgeva. Come se ne accorge ora il lettore moderno quando fa un salto anche solo nei fumetti degli anni 90, pieni di azione e di botte, ma anche molto verbosi.
Questo taglio, visto come ormai passato di moda, si evolverà in qualcosa di più cinematografico, dove la staticità del medium verteva più sull'azione, sul movimento, e dove le vagonate di parole erano relegate all'introspezione.
 Introspezione che, e finalmente arriviamo al punto di cui volevo parlare, ma che poi mi ha portato via per la tangente, passerà dal balloon di pensiero alla didascalia.
Il simpatico rettangolo infatti, è diventato a tutti gli effetti non solo narratore onniscente, strumento di gestione temporale e buffo apparato grafico, ma anche vero e proprio strumento di pensiero del personaggio, che dona così un carattere molto più personale alla vicenda.
Intendiamoci, narrare per didascalie, senza sembrare un cretino, è difficilissimo. E personalmente non ho idea del perchè il balloon di pensiero sia quasi morto (resiste in alcune strip, ed anche nei fumetti nostrani), ma è  vero che, con il cambio di prospettiva, più influenzata da altri media, il passaggio funziona. Più o meno.
Se da un punto di vista una narrazione in prima persona, a volte anche sviluppata in modi creativi, con didascalie diverse che corrispondono a personaggi diversi, oppure con il rettangolo ripieno di parole sistemato nel modo corretto nella pagina in modo da gestire al meglio l'impatto emotivo di una scena, da un altro, risulta essere sempre di più spesso e volentieri una scusa per essere un po' pigri.
Se il balloon di pensiero era uno strumento che accumunava tutti, ma esprimeva comunque pensieri differenti, la narrazione per didascalie è purtroppo molto influenzata da alcune opere seminali, e risulta, se fatta male, o anche se fatta in modo mediocre, intercambiabile. Non è difficile scambiare un dialogo di Wolverine con uno di Batman, o uno di Capitan America con uno di Superman, e questo perchè, nel voler semplificare troppo, si è arrivati a rendere tutto più o meno sullo stesso piano. Che è poi lo stesso problema delle didascalie anni 70, dove tutti i personaggi Marvel che le usavano sembravano scritti dalla stessa persona. Che in alcuni casi è pure vero, ma non sta lì il discorso.
L'evoluzione del dialogo nel fumetto, non è di certo finita qui, ne è esauribile con un singolo articolo, ma è secondo me comunque un argomento molto interessante.
Non sono sicuro del perchè le didascalie abbiano ucciso o quasi i balloon di pensiero, e francamente non la vedo come una cosa terribile in se. Come è cambiato lo stile del disegno, è cambiato quello della scrittura (ma meno) era comunque inevitabile.
Trovo molto interessante l'avvento delle didascalie come strumento di monologo, perchè, nel bene o nel male sono un grosso passo in avanti, e al contempo sono una stampella mica da ridere.
Sarebbe sa sciocchi non accorgersi che i vari medium narrativi si influenzano a vicenda da sempre, e che ormai le radio si possono guardare, ed i programmi tv solo ascoltare, che i fumetti sono storyboard ed il cinema è sempre più fumettoso.
Però, è anche vero che certi strumenti funzionano in un certo contesto, per un motivo.
Il dialogo nel fumetto, è una delle cose più complesse da eseguire. Un personaggio deve trovare una sua voce, che si coniughi con la sua personalità, ed il suo linguaggio del corpo.
Ovviamente, questo è sempre complesso con personaggi che vengono serializzati da più di cinquant'anni, ma sebbene il realismo non debba per forza fare parte del fumetto, il copincollismo magari non è la cosa più interessante del mondo.
La narrazione per didascalie, è uno strumento che si è rivelato molto interessante nel corso degli anni, e che ci ha dato un sacco di storie che possiamo considerare classiche.
Ma, al contempo, ricordo un vecchio editoriale in un antologico perduto nei meandri della mia memoria, dove già agli albori di questa tecnica, si discuteva di come il suo uso ottimale fosse molto complesso. Questo perchè una narrazione troppo parca, o troppo distaccata, che ricalca la voce fuori campo del cinema, non può ignorare le regole interne del fumetto. Non ha senso dare un taglio più dinamico, se le didascalie di un personaggio che viene strangolato  dicono "Oh no, mi devo liberare", come facevano i balloon di pensiero all'epoca. Se un personaggio viene strangolato, il fumetto può mostrare la cosa, senza un bisogno eccessivo di narrazione, perchè è un fumetto, le cose si devono vedere, più che dire.
Alla fine della fiera, forse mi sono sbagliato, e più che evoluto, il dialogo e le sue strutture nei fumetti, non si sono evoluti, sono semplicemente cambiati. Con alcuni vantaggi, e alcuni svantaggi. Personalmente, concordo che l'abbondanza di dialogo sia un problema, ma credo lo sia anche la mancanza di corpo nello stesso. Mettere una scemata in una nuvoletta, o in un rettangolo, non fa alcuna differenza. Sempre una scemata resta.


E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. Leggere Werefolf By Night era come leggere un libro, stampato sulla pelle di un mostro disegnato da Mike Ploog. Pronti a partire. Let's go!

12 commenti :

  1. Bella analisi! A me piace molto il vecchio "baloon di pensiero", però in alcuni casi apprezzo molto l'uso sapiente delle didascalie. Non mi dispiace quando vengono usate didascalie di colore diverso per far raccontare la storia da personaggi diversi. Se è fatta bene, la trovo una scelta narrativa molto interessante.

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    1. Grazie mille del commento! Ti dirò, in alcuni casi, in serie più intimiste, la didascalia piace molto anche a me , usata a caso solo perchè moderna mi piace meno ;)

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    2. Sì, sono d'accordo. In molti casi la trovo solo un pesante esercizio di stile.

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    3. Più che altro è la norma. Era qualcosa che aveva senso fatto così in certe opere, ma non cambia mai. O quasi

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  2. Articolo molto interessante,io credo che ormai le didascalie del pensiero siano usate dappertutto,ma non riesco a trovare aspetti negativi in ciò,hanno semplicemente sostituito i baloon del pensiero,quindi concordo quando hai scritto che non è tanto evoluzione,ma semplicemente cambiamento di forma,mentre per quanto riguarda la scrittura,si è evoluta molto negli anni,ma questo è un altro discorso.

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    1. La questione che sollevo, forsr male perchè a volte mi capita, è che la didascalia doveva essere un passo avanti, fatto in una certa maniera, per certi progetti...ed è uguale in tutti ;)

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  3. Articolo molto interessante! Uno degli usi più originali che ho visto recentemente riguardo l'uso delle didascalie penso sia "Topolino e la rivolta delle didascalie". Per curiosità, da dove proviene la prima immagine dell'articolo?

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    1. Per rubare il lavoro al Giova : Multiversity numero 8.

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    2. E grazie anche Simo. Sempre sul pezzo!

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    3. Ma anche grazie a te per gli articoli! È a proposito dell'articolo, io trovo i pensieri nella nuvoletta piu efficaci per lefetto comoco o comunque un pensiero fugace, le didascalie le ritengo piú introspettive (sebbene, come te, mi diano fastidio se usate dove non servirebbero)

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    4. È anche strano secondo me, visto che in Italia la nuvola di pensiero non è ancora morta!

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