Didascalia

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mercoledì 15 novembre 2017

The Steams Chronicles della Noise Press (Conigli per gli acquisti)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog con la connessione internet così lenta, che non sarebbe sorpreso di scoprire andasse a vapore.
Nella narrativa, esiste un genere, che potremmo definire di nicchia ma comunque molto conosciuto, chiamato Steampunk. Per chi non lo sapesse, si tratta di un modo di vedere il mondo in maniera ucronica, e pensare che forse, negli anni dei motori a vapore, la tecnologia fosse mooolto più avanzata. Della serie, perchè avere un cannone laser che funziona a plutonio, quando posso avere un cannone laser che funziona ad acqua?
Gli amici della Noise Press, di Steampunk se ne intendono, e hanno deciso di crearci sopra una serie, chiamata The Steams, arrivata ora al 4 volume. Ma per me, che "The Steams" non l'ho mai letto, può esistere un modo per apprezzare questa serie? Beh, per saperne di più, saprete che dovrete solo saltare dopo l'intervallo!
Ora, io ci vedo una capra in questa copertina. Che sia un test di Roarchah segreto? Non mi avrete mai maledetti psicologi! MAI!


 Pubblicato nel 2017 (Con una simpatica anteprima in quel di Lucca Comics), "The Steams Chronicles" è un albo antologico. E già sapete che qui sono nel mio. 40 pagine, tutte a colori, al presso di euro 5,5.
Il packaging è di ottima qualità, con copertina in cartoncino ed una bella carta lucida, che dà all'albo una vera e propria qualità professionale. L'unico difetto che posso trovare in questa scelta, è il fatto che l'albo sia un FlipBook, ovverosia che metà storie siano stampate in un verso, e metà nell'altro. Il fatto che i FlipBook non siano proprio i massimo è una delle poche cose su cui io e mia sorella andiamo d'accordo, ma comprendo la scelta editoriale, la Noise Press, per testuali parole del suo fondatore si ispira all'Image Comics, e non puoi dire "Prima Image" senza "FlipBook".
L'albo, più di molti altri fumetti, è un albo corale, con un totale di sei storie brevi, assaggi di un enorme buffet di un mondo molto grande, ancora da esplorare.
La cura messa nel gestire una formula così all'apparenza semplice si vede lontano un miglio,e i risultati si vedono.
 Analizzando le storie dell'albo, senza un vero ordine preciso (ma in realtà un pelo di ordine c'è, e sapete come scrivo già lo conoscete), iniziamo a parlare di "Can be a father" (Paul Izzo/Lorenzo Maglianesi). Sei pagine nella quale l'azione la fa da padrona, ed il tratto cinetico e un po' caricaturale di Maglianesi dà il meglio di sè. Le botte sono fluide, e scorrono benissimo sulla pagina con una semplicità disarmante, riuscendo a catturare perfettamente la differenza di taglia fra i combattenti. La storia ha una bella metafora, che purtroppo può essere difficile da capire benissimo se non si ha letto la serie (come nel mio caso). Il tutto però scorre con una semplicità ed una freschezza, e quella bella sensazione di sapere "E dopo, cosa succede?" è sempre presente, e non può essere che un bene.
"Et Voilà" (Massimo Colella/Gabriele Derosas/Francesca Carotenuto) è la storia di un mago, ergo di un mezzo collega. Ci viene così introdotto un nuovo personaggio, Il Grande Torval,  un personaggio con un mistero molto interessante alle spalle. Un plauso davvero grande a Derosas, che tratteggia alcuni dei personaggi più espressivi dell'albo, con un tratto interessantissimo, molto cartoonesco, ma che rende davvero tantissimo, raggiungendo quel giusto mezzo fra l'esagerato e il reale, che è poi il modo migliore per fare fumetto.
"La Chimica degli Dei"(Brian Freschi/Marco Cabras/Marcello Iozzoli) è probabilmente la storia più particolare dell'albo. Una storia mascherata da mistero, con un sacco di elementi e di pezzi di puzzle pronti ad essere messi in ordine per dare il via a qualcosa di sicuramente particolare, ma sotto sotto, una storia spirituale. Non si giudica una storia dalla sua prima pagina, ma la prima pagina di questa avventura mi ha colpito tantissimo, e mi ha fatto pensare un pochino. Non tutti ci riescono (e si vede da come scrivo), ma questa storia ce l'ha fatta.
"Rapina al treno" (Enrico Martini/Marta Quaglia) è una storia dinamica, veloce e incapsula perfettamente lo stile di fumetto d'intrattenimento. Una storia senza fronzoli, senza citazioni cervellotiche (ma una finissima alla Hanna e Barbera che mi fa urlare fortissimo STOP THE PIGEON!), ma che è costruita con gli ingredienti più puri del fumetto: azione, intrigo e avventura.
"This Sound leads the Way"(Luca Frigerio/Pasquale Qualano/Chiara Miriade), è una di QUELLE storie. Una storia quasi completamente muta, ma gestita dalle didascalie, prese da un libro famoso. Una di quelle storie, che per usare una classica parasederata, o si sa fare, o non si sa fare. Bisogna trovare il giusto compromesso fra le parole di un altro, e quello dello sceneggiatore. Frigerio, ci riesce, e dimostra di non essere proprio il primo venuto. Qualano da il bianco, con delle influnze americane fuse perfettamente con uno stile riconoscibile e made in stivale. Non ho paura ha dire, che questa storia è come un italiano che parla inglese senza accento, e non sfigurerebbe in un albo USA.
"Mek Molly" (Alessio Landi/Vincenzo Carratù/Alice Colasante) è, senza fronzoli, la storia più bella dell'albo. Introduce un personaggio nuovo, che porta le sue influenze come medaglie sul petto. Una cocktail perfetto, per un fumetto che non mette mai il piede sul freno, ed è una corsa tutta in accelerazione, con un personaggio che riesce ad essere di una spiazzante tamarraggine, ma anche comunque introspettivo (poco, ma in poche pagine i miracoli non si fanno facilmente), e una grande aggiunta per la scuderia Noise. Della serie, io una serie regolare di Molly la leggerei. Ha gli schettini ai piedi come Iron Man negli anni 70, sono dettagli di classe.
Facciamo poi anche un applauso ai curatori Antonio Sepe e Marcello Iozzoli, alla grafica Alessandra Delfino, e agli eroi senza il giusto riconoscimento, il letteristi Miriam Rossi,Marco Della Verde e Massimo Stella. Io sono cieco come una talpa (mi son rovinato leggendo troppo. Storia vera), senza di voi, sarei perso.
"The Steams Chronicles" è un fumetto semplice, ma va comunque capito come approcciarvisi. Se pensate di avere di fronte un fumetto che vi intratterrà per ore, purtroppo avete scelto il fumetto sbagliato. Se invece credete di avere di fronte un Demo Reel, un trailer montato con classe ed arguzia, signori, avete fatto Jackpot. I fumetti americani, ogni tanto mettono la dicitura "punto d'inizio ideale per i nuovi lettori" sulla loro copertina, e spesso e volentieri mentono. Il fumetto seriale, e non mi stancherò MAI di ripeterlo, è fatto per prendere un fumetto a caso, dire "Ehi, questa storia sembra forte, ne voglio sapere di più". E mi secca molto aver speso 1500 parole per parlare di "The Steams Chronicles", quando ne ho appena usate 10 per farne una relazione lampo.
"The Steam Chronicles" incapsula benissimo il suo mondo, presentandoci le sue facce come un cubo di rubik ipnotico, con sei storie che sono sì leggibili a se stanti, ma sono francamente solo un gustoso antipasto, che, se la qualità permane anche nella serie regolare, sono sicuro sarà un qualcosa di luculliano. Giusto per far vedere che ho fatto le scuole alte.
Abbiamo di fronte un esperimento molto interessante, un albetto curato con abilità ai limiti del maniacale, con una serie di dettagli interessanti (fra cui vecchie finte pubblicità, e una lista di letture consigliate), che danno al tutto un tocco di unicità.
E qui sta il trucco, sta la magia degli albi Noise Press, e più specificatamente di questo. All'apparenza, possono non sembrare nulla di nuovo, ma poi, una volta aperti, si dimostrano una ventata di aria fresca in un panorama che è un po' il Far West, che è l'editoria italiana.
L'albo non mi è stato spedito dai ragazzi della Noise, l'ho comperato a Lucca con i miei sudati risparmi ottenuti facendomi mordere e sputare addosso. Un albo comprato a scatola chiusa, con l'unico punto sicuro a suo favore, oltre al conoscere già le opere di alcuni degli autori al suo interno, era il genere, che sembra spesso e volentieri abusato, ma che in realtà ha molte meno opere al suo interno di quello che sembra, ed è stato subito amore. Ad una prima lettura, ne è subito seguita una seconda, e poi una terza. A cercare di capire come quel pezzo di trama si incastrasse, chi fosse quel personaggio, cosa fosse nuovo o cosa non lo fosse. Come quando avevo 15 anni, e non c'era internet a dirmi quasi tutto. E' una sensazione che non provavo da tempo. Quella di diventare fan di una nuova proprietà. E' molto, molto piacevole. "The Steams Chronicles" prende tre conigli e mezzo su cinque, e se lo volete avere nella vostra collezione, vi rimando allo shop della Noise press che trovate qui.

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. Da giovane, oltretutto, scrissi pure io una storia di mutanti Steampunk. Che tempi. Giovane e stupido ero. Ora sono solo stupido. Pronti a partire. Let's go!

2 commenti :

  1. Stavo già per dirti che eri un venduto, ma poi ho visto che te lo eri comprato da solo

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