Didascalia

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lunedì 2 luglio 2018

Contratto con Dio (Pietre Miliari)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che ogni tanto sa di avere di fronte cose molto più grosse di lui. E di base, il suo autore non è un uomo piccolo.
Siamo in piena Summer Spectacular, quel momento dove la scaletta del blog viene decisa in parte da voi lettori, con la palla che passa al centounista GGG, ormai famoso per fare solo richieste molto serie, che ci ha chiesto di parlare di un'opera cruciale per il fumetto: Contratto con Dio di Will Eisner.  Non aggiungo altro, se non che, per saperne di più, dovrete solo saltare dopo l'intervallo!
Anche trovare la copertina giusta è stata una  bella fatica.
Nel 1952, uno dei più grandi autori della storia dei fumetti, finiva la sua carriera. William "Will" Erwin Eisner, maestro dei comics, era stanco della piega che aveva preso il fumetto, stanco della bassa qualità delle storie, e stanco del dover raccontare storie leggere.
Ma, negli anni 70, complice una rivoluzione all'interno del medium, Will capì che il talento semplicemente non va mai in pensione, e pensò di provare qualcosa di completamente nuovo.
Nel 1978, arriva così sugli scaffali "Contratto con Dio", non un fumetto, ma una Graphic Novel.
Ora, se siete lettori di lunga data, avete un rapporto bizzarro con questa terminologia. O la trovate il modo migliore per far capire a chi intavola con voi un discorso sui fumetti che sì, il medium può essere qualcosa di più che semplici vignette buffe, oppure la trovare una delle definizioni più pretenziose del mondo, usata da gente pretenziosa.
Non so cosa pensasse Eisner, ma lui usò il termine per un solo motivo: far capire che aveva scritto un romanzo, ma ci aveva anche messo delle figure. Come molte cose nella storia del medium fumetto, il termine Graphic Novel, come insieme di parole, nasceva come scusa per poter dare alla luce qualcosa di grande.
Fatto sta che, in "Contratto con Dio" non c'era nulla del classico Eisner, scrittore di storie poliziesche pulp.  C'era infatti del realismo potente, e dell'autobiografia.
Cresciuto nel bronx negli anni 20 e poi 30 del 900, Eisner aveva una buona idea di come fosse la vita nei sobborghi, e decise che era ora di mettere questa sua conoscenza in pratica.
Nascerà quindi una serie di quattro storie, senza supereroi o costumi finti, ma con presenti solo personaggi reali, in un mondo, per parafrasare lo stile Marvel Comics, che davvero esiste fuori dalla tua finestra.
"Contratto con Dio", la storia principale del libro, ci racconta la storia di Frimme Hersh, un uomo di grande successo, che grazie ad un contratto col signore stesso, ha avuto solo successi nel sua vita, ma che forse non è pronto, come non lo è nessuno, al destino che lo attende nel futuro.
"Il Cantante di strada" ci racconta di un giovane cantante, che viene da una vita triste e monotona, che forse è riuscito a trovare la strada per il successo.
"Il custode" è una tragedia con protagonista un porcino custode di un palazzo, il cui cuore nero può scoprire ancora di più l'oscurità dell'uomo.
E per concludere, "Cookalein", è una storia di uomini e donne in vacanza, lontani dalla città. Ma questo non significa che siano lontani da loro stessi.
Da un punto di vista grafico, Eisner era famoso per le sue splash page, Questi paginoni imponenti, che spesso contenevano enormi loghi inseriti all'interno del disegno nei modi più disparati, quasi a voler uscire dal bordo delle vignette.
Ecco, in "Contratto con Dio", Eisner non usa le vignette. Come non usa i balloon, per indicare le parole. Tutto, è parte di un unico foglio, fuori dalle convenzioni classiche del medium, in un esperimento grafico che ha dell'incredibile per la pura forza che riesce a trasmettere.
Non solo innovando lo stile, ma anche lavorando sull'espressività pura di ogni singolo personaggio, che, spesso e volentieri non è disegnato in modo realistico, con un morbido tratto cartoonesco, che riesce a rendere ogni singolo protagonista un unicum, anche se si tratta di un tizio in mezzo ad una folla. E, oltre a tutto questo, gli sfondi sono invece iperreralisti, quasi fossero fotografie sfocate, rubate dalla memoria di Eisner stesso, creando un mondo intero fatto di giuochi di contrasto.
Come il contrasto morale di tutti i personaggi, che, anche quando sembrano voler fare cose buone, spesso invece si trovano in pessime situazioni.
Palese è, agli occhi di chi legge, una sorta di pessimismo di fondo, una sorta di catarsi dell'autore, che cerca di usare il mondo dei suoi personaggi a fumetti non per raccontare una semplice storia, ma per fare la storia stessa.
Eisner raccoglie dal suo vissuto e dal suo passato per creare questo mondo vero, ma non vero al contempo, un mondo nel quale il buio, ed i giorni di pioggia esistono, e sono la parte centrale del racconto, ma in alcuni momenti, si nasconde qualche raggio di sole che cambia completamente la prospettiva della storia. I personaggi di Eisner, sono di un grigio così vero, da essere quasi irritante, personaggi che non sono per davvero buoni o cattivi, ma semplicemente....sono.
Puoi sentire la pura mediocrità di alcune motivazioni, mentre ti assale quella putrida sensazione che ti ricorda che sì, forse quel grigiore, forse quell'essere nella norma, fa anche parte di te.
Credo sia impossibile, quando si parla di "Contratto con Dio", fare due cose. Capire il tema di fondo appieno, e dire cose che non siano già state dette. Posso provare a fare la prima, ma dubito fortemente di riuscire anche solo sa scalfire la seconda.
"Contratto con Dio", è un libro che parla di libertà. Dalle costrizioni di un medium che stava stretto all'autore, dal destino beffardo, dalla nostro essere semplicemente umani, e quini senza una vera e propria agenzia sul nostro destino. Un libro terapeutico, come d'altronde, molte storie tragiche nella storia del fumetto, che vi farà bagnare gli occhi più di una volta.
Possiamo dire che "Contratto con Dio", sia un qualcosa di semplice, ma anche molto complesso. Ad una prima lettura, fatta a diciassette anni, non ne fui colpito per niente. Forse era la mia poca esperienza di vita, forse il fatto che io sia spaccatamente mainstream quando si parla di fumetto, porca miseria, ho scritto due tesi di laurea su Batman. Ma, perchè come molte storie, "Contratto con Dio" è troppo potente per essere racchiuso solo fra le sue pagine. "Contratto con Dio" entra dentro di te, e si basa sulla tua capacità di empatia, sulla tua abilità di riuscire a leggere non solo le immagini, non solo le lettere, ma anche il cuore di un albo.
Quante volte, quante volte ci è stato detto "Ah, questo devi leggerlo, è un capolavoro", e poi il prodotto era una boiata? Beh, anche "Contratto con Dio" può essere una boiata. Un artbook  triste, travestito da libro, che cerca la lacrima facile con quattro storie tragiche. Dopotutto, lavorare sulla tragedia, è sempre un trucco che funziona, siamo essere empatici dopotutto, se qualcosa ci fa piangere, di solito lo innalziamo con molta più facilità rispetto a qualcosa che ci fa ridere.
Se qualcosa è triste, è sempre più facile consideraralo arte, rispetto a qualcosa di semplicemente divertente.  Beh, tutto è vero, ma è anche vero, che poche, pochissime storie, sono così ritratto dell'intimo dell'autore come "Contratto con Dio".
Ci può piacere, o non piacere, ed entrambe le posizioni sono legittime, così mi sono parato le chiappe scegliendo la via del recensore ignavo, che su internet fa sempre bello, ma poi viro con forza nel dire che a livello pratico, abbiamo di fronte una rivoluzione di proporzioni gigantesche. Non c'è una, e dico una storia seria a fumetti moderna, che non abbia preso anche indirettamente, da questo modo di raccontare. Eisner ha aperto le porte, anzi, le ha sfondate a testate, per portarci un pezzo della sua anima e metterla su carta. Con uno stile, con una grazie, ma anche con un rabbia ed un tristezza importanti. Tutte le storie possono piacere o non piacere. Mi sembra ovvio. Ma con "Contratto con Dio", abbiamo un qualcosa di inedito. Abbiamo un momento, nel quale non è un opera a non catturarci, ma una persona.
E per quanto, non tutti possiamo trovare tutti simpatici, o commuoverci per le stesse storie, credo che tutti, possiamo restare a bocca aperta, per quanto questa sia dannatamente impressionante. Un fumettista, che ha rotto la gabbia delle vignette, per presentare se stesso, in piena libertà. Quasi fosse il tema del libro. Oh, ehi, aspetta.

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. "Ma quindi ora il libro ti piace?". Non ve lo dico. Non era il punto della recensione. Pronti a partire. Let's go

16 commenti :

  1. Solo di recente mi sono accorto del fatto straordinariamente ironico che il più famoso romanzo grafico del mondo sia in realtà non un romanzo bensì una raccolta di racconti.
    Credo lo segnalasse Scott McCloud in uno dei suoi mirabili trattati. Mi ha colpito molto.

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    1. Beh,praticamente tutti i più grandi libri sono raccolte di racconti, ci sta succeda anche in questo caso

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  2. Fino a prova contraria, il più famoso "romanzo grafico" resta Maus...
    (E io sono purtroppo uno di quelli che vede il "romanzo grafico" una finezza inutile, intendo come termine...ma son gusti ;)

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    1. Vero anche questo, ma, di nuovo, credo ci si vada a perdere in minuzie semantiche. Per molti Maus non nasce come romanzo, ma come fumetto alla quale poi hanno appiccicato una definizione, che è nata qui

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  3. Giusto quello che dici, ma aggiungo, anche a sostegno della "mia" idea circa l'inutilità del distinguo tra "fumetto" e "romanzo grafico", che quello che dici di Maus (che non nasce come romanzo ma come fumetto) lo si può dire, sostanzialmente, di qualunque "graphic novel - un es.; negli anni '90, Watchmen, in italia era un "fumetto" di Alan Moore, ora è "il graphic novel" di Alano Moore... in genere, tutto ciò che esce anche solo minimamente dai"canoni" del fumetto popolare, è considerato letteratura disegnata (altra definizione un po'inutile, ma ancora, gusti. ;)

    In genere, personalmente, che lo si chiami fumetto, historieta, comics o graphic novel non credo cambi nulla. Come dici tu, sono minuzie semantiche :)

    Ps: scusa l'uso eccessivo delle virgolette... buona giornata.

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    1. Guarda, io sono anche d'accordo con te al 100%, se non fosse che, visto che nessuno voleva pubblicargli il contratto, Eisner inizio a definirlo "graphic novel", e quindi in teoria, il termine nasce da questo, che è poi davvero una scusa per dare un nome diverso ad un fumetto. Quindi sì, il contratto aveva come idea quella di essere graphic novel, poi che il termine ora lo diano anche agli scontrini è ovviamente un altro discorso.
      Sono minuzie, ma si gioca ;)

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  4. Ahaha, ho capito perché non ci intendevamo; io consideravo il termine "graphic novel" inutile sì, ma solo a livello italiano. In inglese non ci sono altri modi di dire fumetto oltre a graphic novel (a parte ovviamente comics, che però è più indicato per i fumetti di supereroi o americani) quindi lì va benissimo. Sì, la mia considerazione era sostanzialmente sul fatto che ormai è un termine che "si dà anche agli scontrini" ;)
    Se è per questo, c'è ancora chi prende seriamente la definizione di "sequential art"...:D

    Bel post.

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    1. Tipo io :P
      Grazie mille, troppo gentile! Ci ho provato!

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  5. Non che il fumetto non lo sia, arte sequenziale, ma nelle intenzioni di Eisner(come di altri fumettisti del periodo) era un modo ironico di satirizzare la propria professione, ponendola al pari delle altre Arti...
    Ma tu questo lo sai meglio di me ;)

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    1. L'ho sempre preferita come definizione alle "immagini giustapposte" ;)

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  6. Ahaha per carità, arte sequenziale va benissimo ;D

    ((Rivogliamo il cilindro!!))

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  7. Ottimo articolo, sottoscrivo ogni parola. Penso anch'io che Eisner renda benissimo le sfaccettature morali dei personaggi: sembrano delle persone reali, concrete, anche se compaiono per poche vignette.
    P.S. La prossima volta farò una richiesta molto più leggera!

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