Didascalia

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venerdì 5 maggio 2017

Perchè odio i fumetti

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che spesso parla in termini tecnici, e racconta storie di altri.
Oggi, in un post senza rubrica, ha pensato di provare a fare qualcosa di nuovo. Un esperimento se vogliamo definirlo così, come il podcast, come le rubriche nuove, come il mese delle richieste.
Spesso, su questo blog diciamo, con vera o presunta ironia, che odiamo i fumetti. E, di recente, ho pensato che forse sarebbe stato interessante elaborare sull'argomento. Se quindi, avete voglia di sperimentare con noi, sapete che dovete solo saltare dopo l'intervallo. Se invece preferite lasciar perdere, ci vediamo al prossimo posto. E quindi, Let's go!
Sperimentare va bene, ma Kirby non si abbandona manco per un piffero


 Sono nato nel 1990, e devo dire che, in tutta onestà, non ho un mio ricordo senza fra le mani qualcosa da leggere. Mio padre era arrivato anche a comprarmi i Topolino in tedesco, anche perchè nel 1992 leggere era ancora qualcosa che non sapevo fare, e quindi era letteralmente il pensiero che contavo. Mia nonna materna, dall'alto dei suoi quattro figli, aveva in casa una collezione di vecchi fumetti abbastanza corposa, e da sempre nella mia prima cameretta torreggiava un poster di Pippo.
Era un mondo strano l'esser circondato da carta, ma sapevo, o almeno mi piace pensare, che tutta quella roba aveva un certo potere. Con l'innocenza di un bambino credevo che ogni disegno, anche quelli senza parole, avesse qualcosa da dire, e chiedevo quindi ad amici e parenti di raccontarmi "che cosa dicesse" quell'animale antropomorfo che vedevo correre o muoversi per la pagina (e un saluto all'amico disegnatore Federico Franzò, che come fa lui i topi che se la corrono, nessuno mai).
Poi, nel 1995, dopo anni di pratica, e di storie lette da mia madre, imparo a leggere. E direi che tutto cambia, ma così non è. Della serie, mia mamma continua a leggermi cose, e lo farà per anni, ma questa volta la lettura, il grande amore, ora subisce un attacco su due fronti.
Ogni mercoledì, prima di andare a scuola, mentre corro dietro a mio padre per andare a scuola, ci fermiamo davanti all'edicola per comprare l'ultimo numero di Topolino, mio nonno mi regala due scatole di plastica da vendemmia per conservare i fumetti, e inizia una mania.
Non importa il come e il dove, malattie, natali, compleanni, mercatini, souvenir, la gente mi regala roba da leggere. Principalmente libri, e materiale Disney, il primo grande contatto con il mondo del fumetto nazionale. Mio papà, grande appassionato di film western, proverà per un po' a farmi piacere Tex, ma ad oggi non ci è ancora riuscito.
Ed il mondo del fumetto, o meglio, delle riviste a fumetti, fatto di articoli di approfondimento, di fatti educativi o meno, in un arco di tempo che va dal 1962 al 1999 è un mondo fatto di scoperte, di piacere e di curiosità, che mai si spegne, e che si interroga sul perchè nei fumetti nuovi ci sia il nome di chi scrive e disegna le storie, e su quelli vecchi meno. Col crescere diventa un gioco ad indovinare, chi ci sia dietro alla matita o alla penna di una storia senza guardare, (ancora oggi ho il superpotere di capire se una storia Disney è stata scritta da Carlo Panaro dalle prime tre battute), ma il demone del collezionismo ancora non si è visto. Leggo quello che c'è, quello che mi viene dato, e sì, a volte mi viene chiesto cosa vorrei leggere, ma la possibilità o meno di ottenere carta per nutrire quel mostro che vive nella mia testa che vuole sapere di più, è sempre legata a doppio filo alle disponibilità degli altri.
 Sempre in quegli anni, i cartoni animati in televisione, mi propongono storie di supereroi. Da Batman, all'Uomo Ragno. E così, in edicola, chiedo alla mamma di comprarmi un fumetto con protagonista quell'eroe rossoblu che avevo visto alla tv. Mi trovo però davanti ad un qualcosa di molto diverso dalla classica gabbia Disney, con sperimentazioni grafiche, un Uomo Ragno morente, e un tizio con un costume oggettivamente fighissimo, che sostiene di essere un clone del protagonista. Non ci capisco nulla, giuro che non leggerò mai più un fumetto di supereroi. Ma qualche settimana dopo, in una busta a sorpresa, trovo un albo di Batman, ispirato alla fortunata serie animata anni 90, e le cose si fanno diverse. L'albo contiene due storie, che leggo velocemente e poi lascio stare, sono troppo difficili per me. Non sono in grado di leggerle, ma questo albo non mi sconvolge come aveva fatto dell'Uomo Ragno. Ma sopratutto, sul retro di copertina del fumetto, trovo la pubblicità di un altra storia. "Ora Zero" si chiama. E attorno ad una mano che stringe un cappuccio rosso, dozzine di facce. Sembrano tutti supereroi, e mi chiedo se sia possibile sapere chi siano tutti questi misteriosi volti.Forse, mi dico, i supereroi non sono per me, ma i personaggi sono divertenti. Poi, arrivano in edicola "I grandi classici del fumetto". Io nel frattempo inizio a lavorare come Baby-sitter, e arrivano i primi soldi, e con quelli, la possibilità di scelta. Decido di comprare quei volumi antologici, con varie storie di supereroi, ed è una cosa semplice. Amore. Amore per le storie vecchie soprattutto, quelle con ancora poca continuity, con un Daredevil buffo e sornione, con gli X-men che combattono i terroristi, con Mandrake che ipnotizza una ballerina con un solo sguardo. Leggo, e rileggo quegli albi sugli autobus di Genova fino a consumarli, e poi un mio capo scout mi regala una scatola, di fumetti degli X-men. Mancano molti numeri, ma ho così una panoramica dal 1980 al 2002 di albi mutanti. Li leggo tutti. Due volte. Ma la prima volta, lo faccio in disordine. Li leggo tutti come sono nella scatola, senza badare al numero dell'albo, perchè sono emozionatissimo. Titoli altisonanti, domande senza risposta, cose che "DOVEVANO SUCCEDERE". Costumi che cambiano, cast che ruotano. Questa volta, era cambiato tutto. Letteralmente.
 Approfitto del fatto che mia madre non legga il mio blog, per dire che una volta, mentre facevo cavalla al corso di Francese (che infatti ora so solo leggere e non parlare), compro un albo di Thor. La parte di 2 di un ciclo di 5, che poneva fine alla run pluriannale di Dan Jurgens. Imparo una cosa. Imparo che seguire una storia mese per mese, è una bella fatica. Specie perchè gli albi sono corti. Avevo letto qualche manga, e anche quello era complesso, ma gli albi erano più corposi. Ma fa lo stesso, decido di darmi un budget. Ogni mese, avevo a disposizione 20 euro per comprare i fumetti. Comprerò solo Marvel, dal 2004 al 2005, snobbando la Dc con forza e con sdegno adolescenziale puro. Fino a quando, compro un fumetto nuovo, tale "Outsiders" di Judd Winick. Una serie con eroi sarcastici, disegni dinamici, e schede riassuntive. Schede riassuntive. Che dicevano chi fossero quelle facce che avevo visto anni prima sul retro di quel fumetto di Batman. Il problema è che non vedo il prezzo, e scopro che costa la metà del mio budget mensile troppo tardi, alla cassa del negozio. Mi vergogno troppo di dire alla commessa che ho fatto un errore, e pago. Quel mese non leggerò altri fumetti, ma sia accende un'altra fiamma. Perchè, ridendo e scherzando, io di un fumetto ho sempre letto tutto. I credits, gli editoriali e anche le lettere. Ed è proprio grazie alle rubriche della posta, agli editoriali sui fumetti pubblicati prima che io nascessi che imparo molto su questo nuovo mondo made in USA. Scopro storie considerate classiche, consigliatemi da amici di penna provenienti dal passato, e compro Animal Man di Grant Morrison. Ero un bambino, e uscirò uomo dall'esperienza. Beh, non proprio, ma era una bella metafora.
E leggo, leggo sempre di più. Scopro dell'esistenza di centinaia di storie, legate a nomi mai sentiti. "Lo Squadrone Supremo di Mark Gruenwald", "L'Ultima caccia di Kraven di JM DeMatteis" "La Justice League di Grant Morrison", "Starman di James Robinson". Nomi su nomi, che vengono scritti su un foglio di carta, che poi diventa un quadernino, fino al giorno che il mio negozio di fumetti di fiducia non vende in blocco la serie di Starman di Robinson. 100 euro, per 12 volumi. Avevo dei soldi da parte, e decido di fare la spesa più grossa della mia vita, e compro la serie, scoprendo però, con mia somma tristezza, che la serie non finisce. Mancano due numeri, inediti in Italia. E, a 16 anni, la soluzione mi pare più che semplice: devo imparare l'inglese. E devo impararlo bene. Così faccio, e ordino gli ultimi due numeri del fumetto. C'è una storia buffa dietro a come poi gli ho ritrovati, ma me la tengo per un altra volta. Resta il fatto che ora, il mondo del fumetto era molto più piccolo.
 Come ogni buon adolescente che si lancia in un hobby, passo la maggior parte del mio tempo libero a leggere, cosa che non mi riesce per nulla difficile. Lo faccio da quando sono nato. Internet mi apre un modo di siti che permettono di scoprire cose su personaggi di cui non ho mai letto nulla, mi apre le porte a serie mai viste in Italia, che leggo, grazie a prestiti di amici conosciuti negli anni di caccia al fumetto, e a volte, anche in modi meno legali. Non ho idea di quanti albi io abbia letto, in tutta onestà, ma credo di aver superato il migliaio da un bel po', e di avvicinarmi rapidamente ad un numero a con quattro zeri finali. E, in molti mi dicevano "Eh, io mi sono stancato dei fumetti". E per anni non ho capito. Come puoi stancarti del tuo hobby? Come puoi dire "che palle leggere"? E' contronatura, è contro la mia natura. Ma poi, crescendo, la maledizione di leggere, e leggere ha iniziato a farsi sentire. Il quadernino delle cose da leggere si assottigliava, il mio budget aumentava, e le cose che "dovevo avere" iniziavo ad averle. La sete, la curiosità, la fame di letture si stava trasformando. Non spegnendo, a trasformando. Anche perchè, ridendo e scherzano, non era mica vero che tutto quello che gli amici di penna consigliavano fosse così bello. Molte cose non mi erano piaciute, e nel mucchio, come insegna Jim Starlin, della produzione statunitense, le cose belle, ma belle davvero, che ti fanno venire i brividi lungo la schiena, che ti fanno venire le lacrime agli occhi, che ti restano in testa per sempre, alla fine, sono poche. E le cose che ti dimentichi, e gli albi che compri ogni mese per inerzia e non ricordi cosa sia successo da un mese all'altro, diventano sempre di più. Leggere diventa un lavoro, criticare diventa un lavoro. Il fare le pulci alle storie, il notare come sempre di più il pensiero unico sul fumetto sia sempre quello, il farsi venire il nervoso perchè quel personaggio che tanto ti piaceva è diventato illegibile.
"Io odio i fumetti", diventa una battuta, una frase sarcastica che uso alla feste con gente che non conosco solo per sentire gli amici che ridono alle mie spalle e spiegano al mio interlocutore che in realtà ho sfondato tre librerie col peso della carta, e che ora sono costretto ad avere un terzo della mia collezione nella casa di quella santa donna di mia nonna. Ma è un sentimento che si sente, che si sente quando compri un albo nuovo e la soddisfazione che hai è solo quella di metterlo a posto, per dare corpo ad un a collezione che ha valore pari a zero perchè per anni ho sempre comprato edizioni anche scarse, e ho sempre portato i miei fumetti ai quattro angoli del mondo, facendogli prendere sole, pioggia e neve. "Io odio i fumetti", passa dall'essere una battuta, ad un mantra, ad un qualcosa di più. Ma poi, di recente, ho fatto di nuovo un salto.
Alla fidanzata di un lettore del blog, si allaga la cantina. Lui mi scrive. "Ciao, vorresti qualche albo di 2000 Ad? L'antologico di fantascienza britannico? Sono rovinati dall'acqua, ma si leggono". Mi arrivano trenta albi per posta. E li leggo in disordine, come con quella scatola di fumetti degli X-men, ormai 15 anni fa. Li leggo tutti, leggo gli editoriali, leggo la posta, scopro storie di leggende del fumetto che non avevo mai conosciuto, scopro sperimentazioni grafiche, un formato del tutto nuovo, scopro la storie più bella mai scritta da Grant Morrison, che è basata su un gioco di parole scemo come poche cose, ma geniale nella sua idiozia. E capisco.
Perchè, è facile dire che odio i fumetti. E li odio per davvero, senza ironia. Perchè odio molte cose dei fumetti. Odio quello che diventando, odio il loro non essere più un qualcosa di popolare, odio le copertine variant, le edizioni limitate, i crossover.... Odio i fumetti, perchè come insegna il re, i fumetti ti spezzano il cuore. Non ho mai gestito tutto il processo dietro ad un fumetto. Ho letto, parlato, scritto e disegnato fumetti (mai a livello professionale, ma sono stato respinto da case editrici di un certo spessore, anche da Rob Liefeld), ma non gli ho mai venduti, ne editati ne pubblicati. Quindi so di non conoscere tutti i segreti del medium, e so benissimo che il fumetto in sè è qualcosa che trascende le logiche di mercato, ma che è un qualcosa che ne ha bisogno per la società in cui viviamo. Perchè poi, ridendo e scherzando, nella vita ho fatto anche altre cose oltre a leggere i fumetti, come studiare per finta, fare l'educatore,leggere cose senza figure ed ipnotizzare la gente.
Ma i fumetti, sono sempre stati lì. Pronti a spezzarmi il cuore ogni volta di più. Perchè, in più di 70 anni di vita, i fumetti, quelli che ho letto, hanno dato vita ad alcune delle cose più fenomenali che io abbia mai visto, su carta. Hanno creato poesia con personaggi colorati, hanno fatto sì che potessi avere sempre un legame con quell'immaginazione pura che hanno i bambini, e che gli adulti perdono col tempo, mi hanno fatto passare del tempo a scrivere. Scrivere. L'altra grande passione. Quella cosa che so che so fingere di fare benissimo, ma che non credo padroneggerò mai.
In questi anni di blog, ho parlato spesso di fumetto, di storie, di personaggi, di mosse editoriali. Ho parlato anche di cose che odio, anche se "odio" non è il termine adatto, perchè...beh perchè l'odio vero, quello che ti divora, lo provo solo verso un paio di cose. 
Ma spesso, più di quanto voglia ammettere, i fumetti mi hanno deluso. Non per l'hype, che ho perso, e non ho quasi più ritrovato. Non per la noia, non per altro, ma per quella sensazione pura, che forse non ho più. Mi è difficile, avvicinarmi ad un fumetto e non fargli "le pulci". Mi è difficile avvicinarmi ad un opera di uno scrittore che non mi piace e pensare "Dai, diamogli una possibilità". E un po' è colpa mia, un poì è colpa di quei fumetti, quelli belli, ma belli davvero che ti strappano il cuore e ti dicono "Ora un pezzo di questo è mio per sempre", che vengono sepolti da orde di storie "realistiche", "moderne", e "Mai viste", che non sono nulla, ma nulla di tutto questo.
In un medium, dove il limite non esiste, il volerlo mettere a tutti i costi, è un peccato mortale. E per questo, che odio i fumetti. Non odio gli autori, non li conosco. Non pretendo che tutti scrivano robe assurde, che lasciano il segno per i secoli a venire, perchè ridendo e scherzando le storie migliori non nascono a tavolino,e a volte sono nascoste dove meno te lo aspetti. Non pretendo che i disegni siano tutti perfetti, e che cambino il nostro modo di vedere il mondo. Quello che voglio, è un fumetto che rispetti chi lo scrive, chi lo disegna, chi lo inchiostra, chi lo lettera, chi lo vende, chi lo edita, e chi lo legge. E forse, a volte è chiedere troppo.

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. Avevo altri aneddoti da raccontare, ma poi diventava na roba noiosssima. Pronti a partire. Let's go!

4 commenti :

  1. Per certi versi mi rivedo nei tuoi ricordi, specialmente agli inizi, visto che pure io ho iniziato leggendo il Batman tas e la saga del clone.
    Anche se poi il vero amore é nato comprando, a 1000 lire l'uno i numeri della Corno e Star ai mercatini.
    Dicevo che mi rivedo molto, se non fosse che dopo le elementari ho mollato Marvel e Dc per navigare nelle acque dei fumetti giapponesi, e dopo ancora, verso quello europeo.

    Ora come ora leggo un po' di tutto, anche se l'ansia di sapere come andrà a proseguire una storia mi capita sempre di meno.
    (Per certi versi va pure bene così, visto che leggo manga di cui esce un numero ogni tot anni)

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  2. Non sai quanto ti capisco!!! A volte è un rapporto odi et amo, per le ragioni che hai indicato e per mille altre ragioni che non sto qui ad indicare per evitare di dilungarmi!!

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I commenti sono sicuramente benvenuti, ma non sono graditi gli spoiler (a meno non siano già negli articoli) o la maleducazione. Cerchiamo di essere degli appassionati di fumetti civili ok? Il commento "anonimo" è probabile finisca nello Spam. Se riuscite ad evitarlo, meglio