Didascalia

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mercoledì 31 maggio 2017

I supereroi hanno ancora qualcosa da dire? (Chiedilo al Giova)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che vorrebbe da morire un completo con dei punti interrogativi stampati sopra. Giusto per sembrare più sobrio del solito.
Torniamo a rispondere alle vostre domande, nel segmento più amato del blog, "Chiedilo al Giova", grazie ad un quesito del centounista Cammi.
Più complesso di quanto si pensi, il nostro ci ha chiesto se, i fumetti di supereroi abbiano dei limiti strutturali, e se questi impediscano a supereroi di dire qualcosa di nuovo. E per saperne di più, dovrete solo saltare dopo l'intervallo!
Vi spiegherei la gag di copertina, ma le battute non si spiegano mai. Anche quelle che non fanno ridere


 Il fumetto di supereroi, è una bestia piuttosto strana. Possiamo ipotizzare, che un buon processo creativo sia fatto essenzialmente di due parti: idea ed esecuzione. L'idea è il calcio in faccia alla nostra curiosità, quella cosa che deve farti cadere la mascella, l'esecuzione, è il colpo finale che trasforma la curiosità in interesse duraturo (si spera). A livello di idee, pure e semplici, astratte nel loro essere fatte di pensiero e basta, la maggior parte di quelle buone, le ha già avute qualcuno.
Pensiamo all'ultimo film che abbiamo visto, all'ultima barzelletta che ci hanno raccontato, o per restare nel tema di questo blog, dell'ultimo fumetto che abbiamo letto. Com'era la storia? Di che cosa parlava? Di un equivoco amoroso che si risolve bene alla fine? Di un tragico viaggio? Della fondazione di una stirpe? Di una lotta fra il bene e il male? Di uno scorcio di vita? Beh, se le idee potessero essere usate una volta sola, probabilmente nulla di tutto questo ci sarebbe arrivato, e saremo a leggere storie create agli albori del tempo, per i secoli a venire.
L'esecuzione di una storia, a sua volta, è sapiente mix di creatività e d lavoro duro. E' poetico e un po' ingenuo pensare che le storie vengano scritte di getto, in un'oretta scarsa senza poi rileggerle e correggerle. Io personalmente non scrivo storie o poesie, o almeno, lo faccio ma non nella stessa mole in cui scrivo articoli, ma è abbastanza conoscenza comune che, almeno di base, più si faccia una cosa, più semplice diventi per noi. Ciò però non toglie, che nella produzione creativa, si debbano creare le giuste condizioni per dare vita a qualcosa di buono, figuriamoci qualcosa di illuminante, il fantomatico "Capolavoro".
Io non c'ero quando Jerry Siegel e Joe Shuster si sono inventati il supereroe (o se vogliamo essere controversi quando lo fece Morikawa), ma gli ingredienti che potevano portare alla nascita di qualcosa di grosso c'erano tutti: ideali di giustizia sociale, poteri oltre l'umano, un clima teso e complesso con un mondo che cerca un simbolo. Da qui, l'idea. Esulta, mondo, era nato il Superuomo.
 Il problema però, era ora l'esecuzione. Superman era stato creato per essere una striscia da mettere sui giornali giornalmente, non per i fumetti a lungo respiro, che era comunque nati da poco. E anche i suoi omologhi successivi, difficilmente avevano davvero idea di che cosa fare con il materiale che avevano. O meglio, la avevano: far proseguire la striscia per il maggior tempo possibile, in modo da avere uno stipendio più o meno fisso. E, certamente, quando si crea qualcosa dal nulla, e col talento si può creare un universo prima di colazione. ci si affeziona alla nostra creazione, ci si mette del nostro, letteralmente infondendo la nostra personalità e la nostra visione del mondo in quello che produciamo, rendendo l'arte una delle più belle espressione dell'umana esistenza, ma bisogna anche mangiare nella vita.
Senza contare che, oltre ad idea, esecuzione, creatività e lavoro duro, c'è poi l'ultimo, grande pezzetto di questo puzzle chiamato narrativa: il fattore L. Dove la L sta per Lettore.
Il Lettore è una razza strana, composta da chi non ride alle battute, a chi ride troppo, a chi nota se il nero di una pagina non è nero e a chi non se ne accorgerà mai. E la relazione fra la storia, i lettore e il team creativo, è una relazione molto particolare. Perchè, non è detto che si debba essere bravi per piacere al lettore. Non è detto che il lettore capisca davvero dove voglio andare a parare. E insomma, quello che dovrebbe essere una cosa semplice, diventa invece un'operazione complessa. Specialmente, quando dopo anni dove nei supereroi regnavano più o meno solo le idee, e peraltro non sempre "grandi idee" (Questo eroe è un pugile basso. Questo è un pugile temerario. Questo è un pugile che usa uno scudo et cetera), Entrerà poi di prepotenza un'altro concetto: l'esecuzione. E la cosa è anche un po' paradossale.
 Se la "casa delle idee" aveva avuto un'idea, era probabilmente una sola (passatemi il termine), quella di dare un po' più di corpo ai fumetti di supertizi. Se leggiamo le storie di Superman negli anni 40, leggiamo storie di un vendicatore degli oppressi, che lotta contro alcuni scienziati pazzi, se Leggiamo Batman negli anni 40 leggiamo di un detective che tira cazzotti fortissimi. E intendiamoci, si tratta di storie buone, forse più "interessanti" per lo standard moderno, ma comunque di piccole cose isolate, di piccole avventure cristallizzate nel tempo. Nel nuovo modo di fare supereroi, che diventerà poi lo standard dell'industria, tutto quello che è successo, è collegato. E' nata la continuity, quel grande mostro che ci dice che se sul numero 3 di "Johnny Cassetto e i suoi amici", Johnny fa cadere una buccia di banana, ci cadrà sopra La Vendicatrice Scalza nel numero 6 della sua testata.
Creatura bizzarra, la continuity è sia idea, sia esecuzione. E di base, è un'idea esplosiva, che trasforma il fumetto di supertizi, da una serie di leggende, ad un esperimento di fiction condivisa. Dove il problema che metto in una storia prima di essere colpito dal blocco dello scrittore, viene risolto da qualcun altro, dove un disegnatore può rendere sempre più bello e spaventoso un cattivo aggiornando il suo look,dove il lettering diventa sempre più professionale e bombastico, insomma, dando ai piccoli episodi, uno scheletro.
E, se da un lato, il collegare tutte le storie di un personaggio, sia una delle mosse più intelligenti di sempre, lanciare qualcosa in una direzione nuova e coraggiosa, può avere degli intoppi.
La maggior parte dei quali, legati ai lettori, e alle logiche di mercato. Perchè, di base, il fumetto di supereroi, non è niente di nuovo sotto il sole, come già scritto in precedenza, ma un semplice upgrade di varie idee, che come gli ingredienti di un buon panino funzionano bene assieme. Ma, essendo il medium un qualcosa di creato per essere serializzato, senza fermarsi, in un mondo dove tutto quello che c'è ha un suo peso, si crea un piccolo strappo nell'arazzo del fantastico creato dal fumetto.
Mi spiego meglio. Più vengo esposto ad una certa cosa, più questa diventa parte della mia routine, del mio quotidiano, e, sebbene sicuramente qualcuno di voi lettori penserà di contraddirmi, a nessuno piacciono i cambiamenti. Soprattutto quelli imprevisti. E quindi, se da un lato c'è il voler vedere come "la storia andrà avanti", la storia non può andare veramente verso nuovi lidi, perchè sarà sempre legata alle logiche del mercato. Prendiamo i primi 101 numeri dei Fantastici Quattro di Stan Lee e Jack "King" Kirby. Siccome all'epoca a nessuno fregava dei Fantastici Quattro, o meglio, non ancora, Lee e il Re, potevano fare davvero quello che volevano. E così la gente lasciava il gruppo, poi ritornava, nasceva un bambino, ci si sposava, e soprattutto, il tempo passava. Per davvero. Due membri del gruppo avevano combattuto la seconda guerra mondiale, uno andava al college, insomma, si aveva davvero l'idea che le cose potessero, e dovessero cambiare. Ma poi, la grande macchia, o la grande verità se vogliamo. Sarà Stan Lee a dire che i lettori vogliono "L'illusione del cambiamento", e non il cambiamento reale. Ed ecco, l'ingranaggio della macchina, il limite di cui ci veniva chiesto, e per il quale ho speso quattro paragrafi di introduzione.
Da un punto di vista puramente ideale, i limiti del fumetto di supereroi, esistono. E' difficile scrivere una storia che duri due anni, figuriamoci più di settanta. Soprattutto, se voglio che ogni singola cartuccia che sparo venga poi ricordata. Perchè, il problema non è che i personaggi non abbiano nulla da dire, è che spesso le cose sono già state dette. Prendiamo Flash, l'uomo più veloce del mondo. Un titolo portato da 4 persone. L'idea di base è la stessa, identica. Solo che uno è uno scienziato timido,uno un poliziotto, uno un adolescente (e un figo astrale) e uno un teenager del futuro. E se mettiamo a confronto tutte le storie di questi quattro eroi, possiamo vedere come, il terzo Flash, abbia nella sua carriera come velocista, quattro, forse cinque storie che possiamo definire "Brutte". Che cosa lo rende così particolare? Beh, che nel periodo in cui il nostro veniva scritto, si stava cercando d superare un particolare limite, mentre con gli altri no.
E intendiamoci, non è che solo le storie del terzo Flash siano belle, una volta il primo ha ucciso un nemico a sassate, mica bruscolini, ma la storia di Flash, si presta bene all'esempio che voglio fare.
Pur avendo poteri pazzeschi, i supereroi parlano di storie di vita. Di problemi, affanni e gioie. Ma, lentamente hanno perso il contatto con l'idea che stava alla base della loro esecuzione.
Il dare un aspetto reale, il tempo che passa, all'interno di una storia immaginaria. Il tempo che scorre, e che fa sì che i personaggi invecchino, e perchè no, muoiano.
Ma, nei fumetti, come ben saprete non funziona così. Chi muore torna in vita, chi invecchia non invecchia, e tutto si muove, per restare cristallizzato nel nulla.
E qui torniamo al discorso Flash. Le storie del terzo Flash, non sono dei capolavori del fumetto moderno, ma sono un grandissimo esempio di narrativa serializzata fatta come si deve, dove i cambiamenti sono veri, e permanenti. Non ha senso dire che tutto esiste, che tutto è collegato, quando in realtà è collegato solo quello che voglio io, sarebbe come vendere una cotoletta fatta col cartone.
E ora, mi rendo conto, che se un personaggio ci piace, vederlo sparire dalle edicole ci urta. E mi rendo anche conto che senza aver messo Batman e Wonder Woman nel supporto vitale negli anni 50 non avremmo avuto le grandi storie che li hanno visti protagonisti negli anni successivi, è tutto vero e tutto giusto. Ma, è anche vero, che allora c'è un problema.
Personalmente non credo che le "storie belle" di questo o quel personaggio siano state raccontate (tranne alcune eccezioni), perchè, sebbene il tempo passi per finta nei fumetti di supereroi, nel mondo passa per davvero. E così cambiano le sensibilità, cambiano i gusti, e cambiano gli sceneggiatori e i disegnatori. Il bello di questi personaggi, è che sono stati creati come pure idee, e le idee, non solo sono a prova di proiettile, ma sono fonte inesauribile di altre idee. Certo, buone o cattive, più o meno aderenti alla storia del personaggio, ma se volessi scrivere una storia dove Batman sposa un cavallo, potrei farlo.
Perchè i supertizi, come tutte le idee buone, incarnano un qualcosa che va oltre la semplice narrativa ad episodi, e, grazie agli episodi, si cementificano sempre di più, 22 pagine alla volta, una volta al mese, sono storie che parlano di vite, e siamo sempre sopresi dal vedere quanto simili, o diverse sono le vite degli altri dalla nostra.
Il problema sta nel fatto che un medium, creato per essere dinamico, è diventato statico. Con cambiamenti finti, rinascite che sono ritorni alle origini, e mosse colorate a cui però manca qualcosa.
Attenzione, non qualcosa che c'era, perchè se contiamo tutte le volte che qualcuno ha riprovato a creare Spider-man, stiamo qua fino a domani, e quelli belli sono due, forse tre (Ms Marvel, Blue Beetle III e Darkhawk).
Il limite sta nel mentire al lettore, e a se stessi. Se da un lato, come già scritto è vero che i tempi cambiano, le idee cambiano, e che parlando di cose finte posso permettermi di compiere alcune scelte, ma se vogliamo che il fumetto parli di cose reali, poste in modo irreale, allora stiamo facendo un compromesso che ha poco senso.
La serialità, è un punto forte, fortissimo del fumetto. E comunque rappresenta un grande modo per raccontare storie. E personalmente, penso che sì, i supereroi abbiano molto, moltissimo da dire. Ma forse, non siamo pronti ad ascoltare. Giudizi di qualità a parte, l'unica testata sul mercato del fumetto supereroistico moderno, che funziona davvero come dovrebbe funzionare, è Savage Dragon. Dove il protagonista ne subisce di cotte e di crude, dove tutto ha un peso, e che è francamente impossibile da seguire in modo sporadico. Perchè non ha paura di osare, come faceva il terzo Flash, Starman, Swamp Thing, Strikeforce Morituri e molte altre serie.
Possiamo quindi dire che c'è un conflitto d'interessa fra il modo di narrare il comic book, e il suo manifesto. Perchè se voglio dar peso ad un cambiamento, che poi verrà cancellato, allora tanto vale non farlo il cambiamento, e tornare a pubblicare storie autoconclusive, slegate l'una dall'altra. Perchè, il problema, è come sempre chi legge. Non perchè sia cattivo, stupido o elitista. Ma perchè, nel bene o nel male, il bacino dei lettori si è ampliato. E non è più possibile offrire una sola formula per tutti. C'è il lettore affezionato, che vorrebbe avere per sempre le storie che leggeva da giovane, c'è il lettore nuovo che è confuso dalla mole, c'è il parvenu che ha letto sei fumetti e pensa di essere il signore del medium, c'è che chi viene chiamato Batmanologo quando entra in un negozio.
I gusti di queste persone, non si incrociano spesso, e va bene così. Ma l'offerta del fumetto supereroistico, resta statica. Resta fatta di albetti mensili, che se cambiano non vengono comprati, e se restano gli stessi... più o meno uguale (eccezioni a parte).
Il punto non sta quindi se, e cosa abbiano ancora da dire i supereroi, perchè ormai il tutto è diventato un genere, figlio del Fantasy, della Fantascienza, del Dramma e del Romantico, che cammina e si muove sulle sue gambe. Il problema, è smuoverlo dalla sua poltrona, nel quale si trova fisso e granitico, da un po' di tempo a questa parte, dove il mix di talento, creatività, lavoro duro, idee, esecuzione esiste, ma non ci viene mostrato, in favore di un qualcosa di più comodo da digerire. Che è forse tutto il contrario di quello che il genere vuole essere. Forse uno dei migliori fumetti degli anni 40, era Wonder Woman. Certo, era strano, bizzarro, con ragazze pon pon che combattevano i nazi, sottotesti filosofici non sempre condivisibili, ma ogni singolo fumetto di Wonder Woman, era divertente, intrattenimento semplice, ma parlava di qualcosa. Sempre. Non c'era il "niente sarà più lo stesso" "punto d'inizio ideale per i nuovi lettori". C'era solo del buon fumetto. Mai fermo, mai bloccato, sempre sul pezzo. Perchè, la voce del supereroe e della supereroina, è forte è chiara. Ma suona un po' ovattata, nel sistema in cui è entrata.

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. "MA GIOVA! AVEVI SCRITTO UN PEZZO SIMILE SULLA CONTINUITY QUALCHE ANNO FA!". Si ma volevo rebootare il blog. Pronti a partire. Let's go!

8 commenti :

  1. Grande articolo,condivido in pieno sul fatto che Savage Dragon è un fumetto che funziona come si deve,mentre molte altre testate più o meno importanti hanno paura di osare.

    P.S
    Mi fa quasi ridere il fatto che ai primi tempi,nel Marvel Universe il tempo scorreva normalmente XD

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    1. Ti ringrazio per il supporto! E sí almeno gli X-men sono cresciuti un po'. Ma poi si son fermati

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  2. Brace yourself,Giova...1 milione di views is coming.

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    1. Se le views macinano come macinano, direi che ci arriviamo piano piano a settembre!

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    2. E se il tempo passa come passa,a Settembre ci arriveremo in un battibaleno,Mwahahahah!XD

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    3. Speriamo! C'é il mio compleanno

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  3. Grazie mille per la bella analisi! :)
    Non avevo mai riflettuto sul fatto che all'inizio in casa Marvel il tempo passasse davvero e poi si sia fermato. E' un peccato, perchè adesso avremmo magari un Reed Richards nonno o un Peter Parker padre di famiglia, ed in effetti le leggerei volentieri storie con questi personaggi, ma magari solo io! XD

    Mi è piaciuta anche molto l'osservazione che fai sul tempo che passa nel mondo reale. In effetti anche se molte storie "belle" su un personaggio siano state già raccontate, il solo fatto che sia passato del tempo nel mondo reale e siano cambiate la sensibilità e i gusti del pubblico fa sì che raccontandole nuovamente siano inevitabilmente diverse. Senza contare il fatto che basta cambiare qualche elemento per rendere la storia diversa (e anche farla passare da brutta a bella o viceversa).

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    1. Grazie a te per il supporto! Io sarei felicissimo di avere davvero eroi "vecchi", che crescono con i lettori. Che é poi quello che ha fatto benissimo il franchise di Harry Potter e quello degli Animorphs

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