Didascalia

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venerdì 7 aprile 2017

The Sixth Gun: La Recensione Onesta

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con comicsverse 101, il blog che finalmente, sa che fra poco può tornare a cazzeggiare.
Ultimo appuntamento con il nostro superlativo mese delle richieste (e un pezzetto), e la palla della decisione dell'articolo del giorno passa al centounista Ms, che ci ha chiesto la nostra opinione sulla serie Western sovrannaturale "The Sixth Gun". "Ma proprio tutti i 50 numeri, più gli spin-off". Perchè volermi male, è un arte.
Se pensate che abbia dato un giudizio di qualità sulla serie, e credete che mi stia sbagliando, sapete che dovete solo saltare dopo l'intervallo, se invece pensate che fosse una battuta triste....potete fare lo stesso!
"Preparatevi a passare dei guai" "Dei guai molto grossi!" "Drake!" "Becky!"


 N.B.  La serie, è finita negli USA nel momento in cui scrivo questo articolo, ma è anche parzialmente edita in Italia. Per non rovinare la sorpresa a chi la serie la segue, in traduzione, non ci sarà l'analisi vignetta per vignetta, ma una recensione vera. I sei che sono rimasti, con me.

Serie di 50 numeri più quattro miniserie ancillarie (di cui in realtà solo una è proprio indispensabile ai fini della trama) scritta da Cullen Bunn e disegnata da Brian Hurtt per la Oni Press, "The Sixth Gun"  ha una premessa semplice, ma affascinante:
Nel mondo, esistono sei pistole mistiche, che non hanno mai bisogno di essere caricate, che donano al loro portatore grandi poteri. La prima pistola colpisce con la forza di un cannone, la seconda scatena le fiamme della perdizione, la terza scatena una malattia che divora la carne, la quarta fa resuscitare sotto forma di golem chiunque abbia ucciso, la quinta rigenera dalle ferite finchè riesce a scatenare violenza e la sesta, permette di vedere il futuro. Con un potere così grande dalla loro, sembra che tutti vogliano mettere le mani sulle sei, ma l'unico modo per farlo, è ucciderne il proprietario. Inoltre, leggenda vuole che unire tutte e sei le pistole, porti all'Apocalisse.
Per un po', le pistole cadranno nelle mani del generale sudista Oliander Bedford Hume, che cederà le prime cinque ai suoi scagnozzi e sua moglie, per portare scompiglio nel mondo, e per risvegliare qualunque cosa si trovasse nella cassaforte che solo le sei potevano aprire.
Il nostro sarà però poi ucciso, anche grazie al tradimento di un soldato, tale Drake Sinclair, e la sesta pistola sparirà nel nulla, solo per essere poi trovata da una ragazza innocente, Becky Montciref, che verrà così scagliata in un mondo fatto di misteri e di violenza.
Come è facile capire, in poco tempo la maggior parte delle pistole finirà in mano ai buoni, ma proprio in quel momento, la storia inizierà a farsi più profonda. L'idea di Bunn, era quella di una miniserie horror in sei numeri, ma in poco tempo, lui e Hurtt inzieranno a lavorare molto di più sul mondo che circonda Drake e Becky, e la storia cambierà un pelo regime.
Questo non significa, che The Sixth Gun non sia necessariamente un fumetto non horror/sovrannaturale, ma esiste un genere molto simpatico, quello del "Weird West", che gli si confà molto di più.
Dietro alle pistole, c'è una storia, che sembra molto più lunga del previsto, che, come in moltissime serie sui generis, diventa poi solo un pretesto per raccontarci una storia con un milione e mezzo di personaggi, che però vengono sempre (o quasi) approfonditi in modo attento ed efficace, anche grazie agli Spin-off.
In modo molto diretto, il lavoro sui personaggi, è la punta di diamante del lato "testi" della serie. I segreti che racchiudono i protagonisti sono quasi tutti estremamente interessanti, e la loro crescita personale all'interno della serie si vede, ed è un grandissimo piacere vedere Becky evolversi da timida ragazza di campagna, a vera e propria eroina della storia, spodestando di prepotenza Drake, che, nel parere di chi scrive, nasce cresce e corre come il personaggio più debole di tutta la saga.
Bunn non si lascia mai scappare l'idea di inserire personaggi bizzarri, che possano dare corpo alla sua serie, e gli indizi che lascia per risolvere il grande mistero alla fine dell'avventura sono interessanti, e alcuni addirittura sorprendenti, anche se, spesso e volentieri, il mondo che costruisce non sembra davvero compatto, e l'inserimento di alcune svolte sembri un semplice "navigare a vista", con alcune soluzioni narrative che sembrano francamente un po' tirate fuori dal cappello.
 Dal punto di vista dei disegni, Hurtt ha un tratto tutto sommato molto particolare. Il suo stile non si può certo definire realistico, ma neanche caricaturale. Le sue linee morbide, danno ai personaggi un look sicuramente riconoscibile, senza però cadere nella mossa del dare ai protagonisti costumi sgargianti che li facciano contrastare con la folla. Il suo mix davvero simpatico di naturale ed innaturale si sposa perfettamente con la trama, che passa da momenti di dialogo in un tepee indiano, alla lotta contro un coccodrillo gigante.
La regia della tavola, risulta però comunque molto classica, con poche sperimentazioni reali, che, sicuramente non ledono un comparto grafico tutto sommato unico e che dona un vero e proprio stile alla storia, un'arte che ormai si è un po' persa nel fumetto americano, ma da un disegnatore così sperimentale nel tratto ed eclettico nel disegnare mostri e quant'altro, forse ci si aspettava un pelo di più.
 Come scritto in precedenza, la serie ha quattro spin-Off:
Sons of the Gun: che racconta le origini degli scagnozzi di Hume, è tranquillamente saltabile. Sicuramente da un po' di corpo a personaggi che erano solo un po' abbozzatti, ma non riesce a catturare il lettore fino in fondo.
Dust to Dust: Racconta le origini del cacciatore di taglie Bijohn, e, a livello di pura narrativa, è il più forte di tutti, una storia molto bella e commovente, che però potrebbe tranquillamente aver preso parte in un qualsiasi universo narrativo western che sarebbe stato lo stesso.
Valley of the Death: parla delle avventure del nativo americano Lupo Bianco e del suo amico Corvo Urlante, e, pur essendo divertente, e avendo una delle battute più banali/tamarre di sempre, non riulta estremamente divertente
Days of the Dead: E' una mezza infamata, perchè pur essendo un spin-off, un qualcosa in più, è abbastanza indispensabile per capire la trama. A livello di storia, è anche meglio di tutta la saga messa assieme, è solidissima, è horror, è drammatica nel modo giusto, ci sono un sacco di botte. Quello che mi sorprende, è che la serie non abbia mai avuto paura a lasciar stare i suoi protagonisti per raccontarci altre storie all'interno di un suo numero regolare, e non comprendo i motivi (in realtà sì, sono più soldini) di aver pubblicato qualcosa di così cruciale, in un formato che potrebbe essere tranquillamente saltato da un lettore distratto.
 The Sixth Gun, è una serie interessante, con un piccolo problema di fondo, che si ingigantisce mano a mano che la serie va avanti.
Se da un lato, abbiamo comunque una storia Weird West solida, dove il 90% dei personaggi che vengono aggiunti lungo la strada sono interessanti, e danno davvero corpo alla storia e al mondo che la circonda, dall'altro, il punto di forza della serie, è il mistero legato alle sei pistole. E un mistero, è sempre e comunque di qualità, solo se la sua soluzione è di qualità. Non posso dire che sia così per The Sixth Gun, dove la risoluzione del conflitto, sebbene tiri via tutte le trame in sospeso, è di un banale e telegrafato che lascia abbastanza interdetti.
La storia in sè, l'idea di partenza in sè, è buona, forse anche più che buona, poichè riesce a mescolare senza problemi il puro clima da selvaggio west, con il sovrannaturale, senza che uno sovrasti l'altro, almeno per buona parte della Run. E questo è un pregio pazzesco, perchè la storia e i personaggi sono perfettamente bilanciati, evitando quel problema classico del fumetto moderno dove la storia è sempre e solo subordinata ai suoi protagonisti, qui le cose vanno di pari passo, e ciò mi rende felicissimo.
The Sixth Gun, non ha paura di prendersi i suoi tempi, di esplorare il suo mondo fatto di superstizioni e una mitologia personale, di prendere delle deviazioni, ma anche quando lo fa, da sempre qualcosa di particolare, sempre degli spunti o dei momenti di crescita per il suo cast grosso e variegato.
E' paradossale come le deviazioni, ovverosia quando the Sixth Gun si dimentica dove vuol andare a parere, siano i momenti più alti del fumetto, e anzi, sono momenti di davvero bel fumetto. C'è un personaggio, inserito verso la fine del viaggio, che si chiama Nauhel, che è un contandino indiano, che parla poco, ma spacca la faccia a chiunque (e dico proprio chiunque), solo per amore. Un amore peraltro non corrisposto e porca miseria lo adoro fortissimo.
E poi tutto cade di nuovo in una storiella che abbiamo già visto, e sentito, ma soprattutto visto e sentito fare meglio, in più di un occasione. E questo è fastidioso, devo dire la verità. La serie è molto buona, è un piacevolissimo divertissment, che a volte ha il peccato di prendersi un po' tanto sul serio, pur essendo una storia su sei pistole magiche dove a volte ci sono dei lupi grossi come case che si possono trasformare in cervi grossi come case. 
Però, non mi sento di non consigliarvela, anzi. Credo che, per chi legge spesso supereroi, e voglia un po' cambiare genere, questa storia abbia quel bel mix di fantascienza e fantasia che vi serve per combattere la dipendenza da superpoteri, ma anche quel bel lavoro sui personaggi che nel medium comics si vede poco. Se invece i supereroi non li leggete per principio, o non vi piace come genere, questo fumetto è comunque molto interessante, e siamo sicuri che sarà impossibile non trovare almeno un personaggio che non vi farà innamorare. 
The Sixth Gun prende un onesto tre conigli su cinque. Non è il fumetto che dovete leggere assolutamente, altrimenti vi starete perdendo qualcosa di enorme, ma non è neanche una storia da lasciarvi passare sotto gli occhi, se siete alla ricerca di qualcosa di nuovo con cui stuzzicare la vostra sete di letture, e se vi piace la parola "Tarnation". A me piace un sacco.
E poi, un personaggio della serie fa l'ipnotizzatore (come Bunn del resto), questo mi fa essere un pelo di parte.  Solidarietà fra colleghi. 
 
E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. PORCA L'OCA! SIAMO ALLA FINE!!! IL MESE DELLE RCHIESTE FINISCE OGGI! "Ma Giova! Devi ancora parlare di una serie Tv" "E' dell'uomo ragno?" "Sì" "Ci vediamo nel 2020". Pronti a partire. Let's go!

2 commenti :

  1. Allora...per prima cosa grazie! Poi...su alcune cose mi trovi d'accordo. Prima tra tutte, senza dubbio la trama fa l'altalena fra momenti belli, momenti proprio belli, momenti meno riusciti e momenti...che momenti ti viene il latte alle ginocchia per quanto certe soluzioni sono telefonate e prevedibili (nel finale soprattuto). Nel complesso però la visione di questo west un po' fantasy, mediamente horror mi è piaciuta. Alcune perle estratte dal folclore USA sembrano solo messe lì e poi invece te le ripescano e danno corpo al tutto. Anche a me gli spinoff sono piaciuti parecchio e "il girono dei morti" quasi fa sperare che raccontino un po' di più di quel ww che poi perde quando ci mettono dentro troppo Drake (messia, dannato, salvatore e se guardi bene fa anche le centrifughe di verdure che ti tengono in salute). I disegni...bho alle volte dico si ci sta come tratto altre mi chiedo se in mano a un altro disegnatore forse ne sarebbe venuto fuori di più. Mi piace un sacco la casa editrice però ha il grosso difetto che non si trovano usati e costicchia (ratio: pags/dinero). Senti ti ringrazio ancora perché penso che alla fine sia tipo un anno che ti stresso per sto post...sei un grande!

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    1. Grazie a te per il supporto e per i complimenti!

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