Didascalia

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venerdì 31 marzo 2017

I Fumetti e la Quarta Parete (Comics Clichè)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog con le capacità teatrali di un macaco. Che peraltro ha studiato cinema per solo sei mesi.
Continuiamo, questo nostro sempre arguto mese delle richieste, rispondendo al centounista Babil, che ci ha chiesto di fargli una lista dei personaggi che rompono la quarta parete, perchè il nostro ha perso il conto. E ci credo, di base lo han fatto tutti i personaggi più grossi del fumetto almeno una volta!
Ma che cos'è la quarta parete? E ha una tappezzeria così orrenda che la vogliamo distruggere sempre? Per saperne di più, dovrete solo saltare dopo l'intervallo!
Ve lo ricordate quel periodo in cui era She-Hulk il personaggio ironico e controverso? Probabilmente sì, se no c'è Google. O questo blog *ammicca ammicca*

Come in tutte le cose, secondo la nostra filosofia, è meglio partire dal principio. "La quarta parete", è un termine che affolla il gergo del teatro almeno dal 1700.  Esatto, parliamo di teatro. Diciamolo assieme "AAAAAAAARGH! CULTURA!".
Il concetto, è in realtà molto semplice: un palcoscenico, è diviso da tre barriere, il retro del palco, l'uscita a destra e quella da cui svicolare tutto a mancina. Il palco è poi aperto di fronte alle file delle sedie che permettono agli spettatori di osservare la scena. Ma, quello spazio vuoto, in realtà, non esiste. Denis Diderot, filosofo e scrittore dell'Enciclopedia, sosteneva infatti che, all'interno della scena, gli attori dovessero immaginare un quarto muro che divideva il loro mondo, da quello degli spettatori, proprio nello spazio vuoto fra il palco e il pubblico. La stessa cosa funziona in qualsiasi opera dotata di personaggi che recitano, noi, che leggiamo o guardiamo le loro avventure, possiamo entrare direttamente nelle loro case, rilevare il mondo attorno a loro con sapiente inquadrature, ma non siamo lì. E soprattutto, i personaggi non sanno di essere nel nostro mondo, pensano semplicemente di essere nel loro. O almeno, lo sanno spesso.
Questo perchè già nel teatro, agli inizi del XX secolo, autori come Bertold Brecht, avevano iniziato a spaccare questa quarta parete, creando un legame nuovo fra spettatore ed attore, il cui scopo poteva variare dallo straniamento, alla maggior immersione nell'opera.
E, nel momento in cui questo articolo è stato scritto, nei fumetti questo è stato più o meno sempre fatto. Ma in modi estremamente diversi. Nei primi fumetti Marvel e poi Dc, e fino agli anni 90, quando internet non c'era, e l'unico modo che avevi per sapere cosa succedesse nei fumetti era leggerli per davvero, o comprare delle enciclopedie, nei fumetti apparivano delle piccole didascalie, che aiutavano il lettore ad orientarsi negli eventi che prendevano parte nella storia. Ad esempio, poniamo che la Tastiera Fantasma, in un periodo di crisi con la Vendicatrice scalza, si fosse baciato con la sua coinquilina, Marina Tappabuchi.  Le cose si sono poi risolte fra i nostri eroi, ma dopo dodici numeri, Marina riappare nello loro vite. Era costume pensare che, non tutti i lettori conoscessero questo personaggio, e allora si metteva un piccolo riquadro dove era scritta l'ultima apparizione di Marina tipo "L'abbiamo vista su La Tastiera Fantasma 6", o si inseriva un dialogo forzatissimo del tipo "Ehi, non ti vedo da un sacco...."( Vedi La tastiera fantasma 6).
Anche se non si trattava di rompere la quarta parete in un modo estremo o supercreativo come succederà in seguito, le didascalie più che i dialoghi altisonanti, erano (e sono quando sono ancora usate) un piccolo strumento che diminuiva la separazione fra lettore e vicende. Anche se non conosco la storia, o i personaggi, qualcuno mi dice cosa recuperare per andare avanti, come se nelle situazioni sociali stressanti avessi qualcuno che mi passa i bigliettini con su scritto robe come  "Lui e lei hanno avuto una notte di fuoco, ma adesso lui non la vuole" "In realtà lui è suo zio" "Leggi i primi numeri per capire perchè il Giova ha paura della muffa".
Ma, sebbene il teatro agli inizi del XX secolo fosse un'arte così avanzata tanto che il rompere la quarta parete era visto come un qualcosa di bizzarro e non sempre apprezzato, il fumetto agli inizi del XX secolo era una cosa talmente nuova, che nessuno sapeva se il saltatore Superman, o il supermago Stardust che disintegra le teste dei suoi nemici potessero durare. E quindi, già in quel periodo, avevamo copertine con i personaggi del fumetto che parlavano coi lettori, ed in seguito avremo storie come il matrimonio dei Fantastici quattro, dove i loro creatori Stan "The Man" Lee e Jack "King" Kirby fanno un'apparizione come gli unici nell'universo Marvel non invitati all'evento, o alcuni detective Dc che chiedono aiuto ai lettori per risolvere un caso... Insomma, la parete era ormai bella che sfondata.
Con l'arrivo di un sensibilità più moderna, e con alle spalle un po' più di tempo per capire cosa fosse un fumetto, lo sfondamento della Quarta parete diventerà un'arte più raffinata, spesso usata nelle parodie, o nelle serie che più si divertivano a punzecchiare gli stilemi del fumetto. E così, alla Dc nasceva il teleporta pazzerello Ambush Bug, che non solo sapeva benissimo di essere in fumetto, ma la sua stessa esistenza era una manica di avventure folli che prendevano in giro i tropi del fumetto dell'epoca. Era il 1982.
E dall'altro lato della barricata Mainstream, John Byrne, lavorava col personaggio di She-Hulk, dopo averle dato corpo e carattere nel suo ciclo sui Fantastici Quattro, in una serie che univa humor, azione, e tanta, tantissima rottura della quarta parete. Nel parere di chi scrive, il top assoluto si otterrà nel numero 48 della serie, che ci presenta "il nostro cattivo marvel preferito. Garantito". E il cattivo non c'è. Nel senso che non appare mai nell'inquadratura, e i dialoghi hanno delle opzioni prescritte che permettono a chiunque di immaginare che gli eroi combattano proprio con chi vogliamo noi, nella scala della figaggine che va dall'uomo talpa al Barone Zemo.
La grande questione però, era sempre quella. Rompere la quarta parete, era diventato, anche il per il fumetto, un qualcosa di sperimentale. E quindi relegato solo ad alcuni personaggi "di serie B", che potevano permetterselo, al contrario dei personaggi più venduti che invece dovevano mantenere un certo aplomb.
Certo, nei fumetti esterni a Marvel e Dc, come "Quantum e Woody" di Chris Priest e Mark Bright, era tutto possibile, e anzi avremmo numeri interi dedicati alla cancellazione della loro serie, e anche all'uso dell'insulto razziale che inizia per "N". E Priest porterà questa vena ironica anche alla Marvel...ma solo nella serie di Deadpool, personaggio con un leggero seguito di appassionati, ma comunque un personaggio di nicchia. Stessa cosa con la Pantera Nera, dove la quarta parete non sarà mai distrutta come in altre serie, ma l'essenza del gesto era ben presente.
Va anche detto, che rompere la quarta parete, dopo anni di studio e di lavoro, diventerà una sorta di clichè. Non è più un qualcosa di nuovo od emozionate, se Raffaello delle Tartarughe ninja lo fa in quasi ogni puntata del cartone che lo vede protagonista negli anni 80. Si era arrivati in un momento storico, dove il fumetto stava diventando sempre più sperimentale, ma anche molto mainstream, grazie soprattutto a salti molto più grossi negli altri media. E questo ossimoro, molto interessante, portava e porta ad un simpatico paradosso.
Da un lato, rompere la quarta parete non si fa, perchè bisogna saperlo fare. Se lo si fa male, con poca coerenza, o solo come strizzatina d'occhio, la trama continuativa ne può soffrire, e il lettore ne è alienato. Dall'altro, un nuovo lettore, che magari non sa che questo stilema è tutto fuorchè nuovo, si può appassionare ad un qualcosa che lo propone, perchè per lui/lei è un qualcosa che non si vede negli altri fumetti. Ma non si vede apposta.
Far rompere la quarta parete ad un personaggio, è una tecnica simile agli scacchi. E' facile imparare a giocare, difficilissimo diventarne maestri. E' sempre possibile fare una mossa furba, o anche solo una mossa divertente, soprattutto quando si vuole prendere un po' in giro un mondo fatto di regole scritte e non scritte, dove si passa il tempo a decidere "chi può prendere a pugni chi". Ma nel lungo andare, si possono anche fare cose spettacolari, veri e propri capolavori di questo medium espressivo che è ancora molto giovane, e che ancora forse deve esplorare tutte le sue potenzialità.
Da un lato quindi, abbiamo uno strumento sperimentale, che può essere usato per grandi cose, e dall'altro, abbiamo il pubblico, che come sempre detta la legge. Ed 'è interessante, oltre che ironico, come uno strumento creato per render parte il pubblico della narrazione sia così polarizzante, lo è meno notare quanto sia potente.
Mettere d'accordo scrittore e lettore, non è sempre facile, a volte sicuramente impossibile, perchè il testo veicola significati senza inflessioni con contesti variabili, e appena si scrive qualcosa, si sa che potrà essere capito in modi sempre diversi. Il rompere la quarta parete, lo scardinare la barriera fra chi scrive e chi legge, è un modo per tendere la mano, sperimentare, e provare a fare qualcosa di diverso. Non di nuovo, perchè nuovo non lo è. Non di "poco" o "troppo" visto, perchè resta un qualcosa di recente ma non troppo. Poi, sta a noi giudicare. Perchè, come la rottura della quarta parete più bella di sempre ci ricorda, il testo è vulnerabile alla critica.
E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. Ho deciso di rompere la quinta parete! Hai sentito Mixiespitlick? Mi hai sentito? Pronti a partire. Let's go!

8 commenti :

  1. Spesso lo sfondamento della quarta parete è stato molto abusato,ma concordo che se usato bene può ancora avere un certo effetto su una storia.

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  2. Molto interessante la storia e origini di questo cliché.
    Personalmente (a livello fumettistico) lo vedo meglio in contesti dove non ci sia un universo che abbia una certa struttura e intento di coerenza; diciamo che su Topolino è azzeccatissimo, dove si può sconfinare tranquillamente nel demenziale e surreale senza preoccuparsene troppo, mentre nei fumetti di supereroi mi risulta stucchevole, o al massimo inutile. Concordo che è molto molto difficile usarlo bene e in maniera che generi stupore e interesse.
    L’esempio di She-Hulk è un classico.. onestamente quando dovevo leggere le sue storie sugli albi degli FQ, tolto magari la sorpresa delle prime volte, trovavo che fosse davvero troppo abusato. Erano storie talmente fini a se stesse che non mi veniva neanche voglia di leggerle. Sfogliavo pigramente le pagine, consapevole che tanto avrebbe tirato fuori il gommone per cancellare la vignetta, oppure si sarebbe rivolta al lettore annullando tutto quanto narrato fin lì. Sarà che anche l’umorismo è veramente molto difficile farlo bene e coinvolgente

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    1. Grazie mille per i complimenti. Ti dico, secondo me, come molte cose, il lato umoristico è soggettivo. A volte il metafumetto e la quarta parete è anche un qualcosa di più serio e strutturato, ma sul gusto non posso dire nulla!

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  3. Davvero un bel Comics Clichè! L'articolo, mi è piaciuto un sacco. Non sapevo che lo sfondamento della quarta parete nei fumetti fosse iniziato fin da subito!

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  4. Geronimo l'ha rotta la quinta parte, è finito per un paio di volte nel regno della fantasia :D

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