Didascalia

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lunedì 20 febbraio 2017

Batman: The Killing Joke (Piace a tutti tranne a me)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che ogni tanto si ricorda che vuol raccontare i fumetti facendo ridere. Il fatto se ci riesca o meno, è secondario.
Un po' di tempo fa,girava la storia che il calabrone non fosse fisicamente in grado di volare, ma era lo stesso in grado di farlo, in un miracolo di scienza che lasciava tutti a bocca aperta. Se questa cosa sia vera, o meno non mi interessa particolarmente ai fini di questo articolo (ma se volete saperlo, è una balla), ma il concetto di "qualcosa che ignora il reale e fa quello che gli pare", mi ha sempre abbastanza affascinato. Quindi oggi, ho deciso di parlarvi di una storia che si crede un capolavoro, ma non lo è poi più di tanto. Parliamo di "The Killing Joke", e per saperne di più dovrete solo saltare dopo l'intervallo!
Facciamo anche gli snob, e usiamo l'edizione povera, non quella deluxe. Maledetti spacciatori di carta, non mi avrete mai vivo.


 One shot del 1988, scritto da Alan Moore e disegnato da Brian Bolland, "The Killing Joke" (da adesso TKJ), ebbe un'origine bizzarra. Bolland aveva infatti visto da poco il film "L'Uomo che ride", e ne era rimasto molto impressionato, tanto da essere poi reclutato dall'editor Dick Giordano per creare questa storia, che avrebbe dovuto creare una plausibile origine segreta de Joker, dopo più di 40 anni di misteri, e false piste. Se mi dicono che non è più vero che il Joker discende da una lunga dinastia di clown giuro che urlo. Questa è vera gente.
Fatto sta che, in quel periodo Moore non era più nelle grazie della Dc, e sia lui che Bolland sono dei creatori molto meticolosi, e il progetto andrà per le lunghe, ma raggiungerà poi la luce della pubblicazione, in uno speciale da 48 pagine.
La nostra storia, si apre con una sequenza muta, con Batman che si reca a visitare il Joker al manicomio di Arkham, che inizia già a mostrarci il talento di Bolland, che riesce a riempire le pagine di così tanti dettagli che se li dovessimo citare tutti, potrei svenire alla tastiera, ma citiamo per amore di battuta la scritta "Per lavorare qui, non serve essere pazzi. Però aiuta".
 Batman vuole solo parlare del Joker. Il nostro eroe ha infatti pensato molto alla loro relazione, non riesce a trovarci senso. Sono due uomini che non si conoscono, e che finiranno per uccidersi,la cosa non può continuare.
La sorpresa però, è dietro l'angolo. L'uomo con cui Batman sta parlando, non è il Joker, ma un uomo mascherato. Il principe pagliaccio del crimine, è fuggito.
 Ora, di base l'idea della storia, era che il tutto fosse una "Storia immaginaria", ma per molti scrittori, questa è stata l'origina canonica del Joker, che Moore e Bolland ci illustrano con una serie di Flashback, colorati con buffe tinte arancioni, per un errore del colorista (che nella versione deluxe è stato però corretto).
Scopriamo così che il Joker è un ingegnere, che ha lasciato il lavoro alla fabbrica dove lavorava, per fare il comico. Con scarso successo. Inoltre, il nostro ha moglie e figlio da sfamare, e lo stress inizia a farsi sentire, ma la donna che lo ama lo rassicura. Andrà tutto bene.
Ragazzi, come odora l'ironia, proprio nient'altro.
 Nel presente intanto, il Joker decide di rubare un Luna Park abbandonato (uccidendone il proprietario), per mettere in moto un piano malefico. Intanto, Batman cerca di comprendere le mosse del suo rivale, ma senza successo.
 Il Joker ha infatti in mente un esperimento morboso. Si reca a casa del commissario Gordon, vestito con una camicia Hawaiana per motivi a me ignoti, spara in pancia a Barbara Gordon alias Batgirl e la lascia paralizzata, e rapisce il buon commissario, per portarlo nel suo covo. Una Barbara sanguinate prova a chiedere al folle "Perchè?", e la sua risposta, è spaventosa da quanto è folle "Per dimostrare una cosa".
 Il Joker droga così Gordon, lo spoglia nudo, e lo mette sopra un trenino che si muove all'interno di un vecchio tunnel degli orrori, dove Gordon viene messo di fronte ad orride immagine, fra cui quelle del corpo nudo e ferito della figlia. Lo scopo del Joker, è uno soltanto, quello di dimostrare che la follia può colpirci tutti, quando meno ce lo aspettiamo, perchè basta "una brutta giornata".
 La gag sta nella sequenza Flashback, dove ci viene rivelato che il futuro Joker si era messo in combutta con una piccola banda di ladri, per rapinare la sua vecchia fabbrica. I ladri usavano un trucco per farla sempre franca, ovverosia vestivano il fesso di turno con uno smoking, un mantello ed un elmetto rosso, dando così l'impressione che il leader della gang fosse proprio questo famigerato supercriminale noto come "Il Cappuccio Rosso". Mentre il comico fallito rimuginava sul fare il colpo o meno, la polizia gli dà l'annuncio che un cortocircuito si è portato via sua moglie, e suo figlio.
 La gang prova lo stesso a rapinare la fabbrica, ma qui interviene un giovane Batman, che era sulle tracce del cappuccio rosso da mesi. Per sfuggire alla mostruosa creatura della notte, il comico si getterà in una vasca di acido, e riuscirà a sopravvivere grazie ad un respiratore nascosto nel suo elmetto, solo per trovarsi la pelle sbiancata, i capelli verdi, e una nuova visione di che cosa sia la vita.
Nella prima versione di questa storia, quella anni 50, il una volta che si accorge di avere i capelli verdi e la pelle gesso, il Joker Esclama "Che brutto Scherzo!". E ora, per carità, il disegno di Bolland del criminale con le mani nei capelli è un qualcosa di eccezionale, una delle immagini più da maglietta di sempre, ma non ha lo stesso impatto. E poi, oh, non ha messo la lunga dinastia di clown.
 Gordon esce dal tunnel della follia, e viene deriso dagli uomini del Joker. Il fiero commissario, era ormai ridotto solo ad un bamboccio drogato? Poteva l'uomo che crede nella legge sopra ogni altra cosa, essere trasfomato in un patetica caricatura dell'uomo medio? per il Joker sì. In un mondo irrazionale, fatto di psicosi e paura, l'uomo impazzisce. Ogni altra soluzione, sarebbe da fuori di testa. E la sapete una cosa? L'ho già detto, ma che regia bestiale c'è in questa tavole? Quale altro disegnatore è in grado di dimostrati quanto è figo con solo due puntini gialli?
Cosa sono quelli? Sono i fari della Batmobile. Sono l'altra soluzione.
 Batman libera Gordon, mentre il Joker fugge nel tunnel della follia. E mentre il criminale chiede al cavaliere oscuro che tipo di brutta giornata abbia avuto lui, per diventare un folle vestito di pelle, Gordon ha una sola richiesta. "Portalo dentro. Secondo le regole". Porcaccia la misera, che ganzissimo che è il James Gordon degli anni 80.
 E arriviamo così, alla punta di dimante, alla vignetta più bella di tutto lo speciale, e uno dei più grandi momenti di scrittura di Alan Moore. Quando il Joker chiede a Batman "Questo mondo, questo male, è una barzelletta. Perchè non ridi?" "Perchè l'ho già sentita. E neanche la prima volta faceva ridere". Ci possiamo leggere quello che vogliamo. Ci possiamo leggere la morte dei genitori di un bambino di otto anni, ci possiamo leggere quella voglia di rivalsa contro il destino beffardo. Quel mettersi in gioco, anche quando tutto sembra perduto, nei modi più disparati. Perchè la risata amara di tutto ciò che è male, non fai ridere, al massimo, risulta banale. Insomma, ci possiamo leggere Batman.
 Alla fine di una fuga rocambolesca, il Batman e il Joker si fermano, mentre le sirene della polizia si fanno sempre più vicine, e il pagliaccio racconta una barzelletta sue due folli, che fa scoppiare in una grassa risata il duo.
Se avete sentito la leggenda che dice che il Batman nell'ultima vignetta uccide il Joker, ricordatevi l'esempio del calabrone, che avevo usato per un altro motivo, ma funziona bene anche qui.
Quando si parla di una storia, di un lavoro di fiction, per alcuni, ciò che dice l'autore a proposito della sua opera, non deve essere considerato, perchè, e questo lo provo spesso anche io che sono un autore del piffero, si può scrivere quello che si vuole, nel modo più chiaro possibile, ma come il messaggio venga recepito, è un terno al lotto. Lo cito però, perchè mi fa piacere farlo, per Alan Moore, TKJ non è una bella storia. E non lo è neanche per me.
Mi spiego. TKJ ha una premessa da filosofia da terza liceo, che, sicuramente è fra le più gettonate nel fumetto mainstream di supereroi, ma resta una premessa del cavolo. "Una brutta giornata rovina chiunque", viene estremizzata in una maniera talmente viscerale, che non fa più ridere, non fa più emozionare, ma lascia vagamente perplessi.  Si viene a creare un parallelismo forzato, fra due figure per il quale non era semplicemente necessario. Sono il primo (e uno dei tre nel mondo credo) a dire che il Joker sia un pessimo cattivo, ma anche una scimmia vederebbe che il Joker ha degli elementi di Batman allo specchio, il vestirsi colorato dove Batman è scuro, l'essere qualcosa di "divertente" che però e spaventoso mentre Batman è qualcosa di spaventoso che risulta "buono", insomma, è facile. Se ci riesco io a vederlo, ci riesce chiunque.
Ma, nel contesto della storia, cosa ci porta aggiungere un qualcosa, che entrambi i personaggi ignorano? Ci fa vedere l'umanità nel mostro? Per poi cosa, giustificarlo o immedesimarci? No.
Dare corpo ad un cattivo, dare corpo in realtà a chiunque, è un lavoro lungo, e complesso. Cinque pennellate e una citazione di Bill Finger, non fanno corpo, fanno fumo. Un fumo oltretutto "Immaginario", ma chissenefrega, perchè tanto abbiamo solo quello. Alan Moore voleva creare un qualcosa di possibile, ma ripete gli stessi errori della storia principale, ovverosia mettere troppo sul piatto.
Come ad esempio lo storpiamento di Barbara Gordon. In una storia basata sui personaggi, vedremo mai il suo punto di vista? Vedremo mai l'eroina Batgirl, simbolo per milioni di persone avere del potere all'interno della sua vita, o sarà solo un bizzarro comprimario messo lì per dare potere al personaggio maschile? No? Ah. Mi fa un po schifo dire che non sono sopreso.
TKJ, è una storia fatta di momenti. Alcuni momenti, sono scritti in modo assurdo, tutta la storia e disegnata in modo assurdo, ma i pezzi non si incastrano. E' come mangiare una scodella di bulloni dove ogni tanto c'è un marshmellow. E per carità, buonissimo, ma non ho più i denti, li ho rotti tutti coi bulloni. L'esecuzione è tecnica, ma goffa, non c'è vera progressione della storia, ci sono dei momenti. E quelli che piacciono a me, possono non piacere a voi, e viceversa. Questa rubrica si chiama "Piace a tutti tranne a me" per un motivo, ma qui non sta parlando di gusto. Sto parlando di falle che noto in una storia di 48 pagine, senza alcuna pretesa, che non solo tratta un tema forte in un modo idiota, per soffermarsi su una qualcosa di ancora più stupido, come "Una brutta giornata basta per rovinare tutto". Per carità, è vero. La sanità mentale è una bestia orrenda, ma essere rapiti, drogati, vedere la figlia storpiata, picchiati e derisi non è "una brutta giornata". La leggerezza e la follia che dovrebbe avere il Joker in questa storia, semplicemente sono dell'altro. Sono tecnicismi, mischiati a frasi fatte, che creano l'illusione del contenuto. Che c'è, per carità. Ma su 48 pagine, quelle belle sono 4. E allora, la barzelletta che uccide, è che questa storia sia più di quello che è: 48 pagine, di storia di Batman. E neanche fra le più belle.

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. E non fatemi parlare del cartone animato che porca la miseria è proprio una schifezza. Pronti a partire. Let's go!

12 commenti :

  1. Ad essere sinceri, come storia non la trovo malvagia, però non sono un grande esperto di Batman, quindi non posso giudicare se effettivamente è fedele al personaggio. Comunque bentornato!

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    1. Il fatto che una storia non mi piaccia non significa non possa piacere a voi ;) E grazie!

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    2. Non è solo il fatto di piacere o no, è che la trovo particolare, cupa diciamo. Però comunque mi sembra di aver letto che recentemente questa storia delle origini del Joker è stata riscritta. Esiste un film su questa storia?

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    3. Ti dirò, cupa sì,particolare...forse meno. Almeno secondo me.
      C'é l'adattamento a cartoni animati che fa di Batgirl una caricatura assurda. Non lo consiglio per niente

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  2. Innanzitutto bentornato!
    Comunque secondo me hai ragione, è la primo storia di Moore che ho letto, ma ad oggi è quella che mi piace meno (e comuque dell'amato Alano ho letto tipo 4 cose). Secondo me è bello lo scontro finale la prima parte è noiosissima invece. Quanto all'edizione deluxe, io la storia l'ho letta su una raccolta della Repubblica. Pure prestata. Gli spacciatori di carta non avranno mai neanche me

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    1. Grazie del commento e del bentornato! Anche io ho quella edizione ;)

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  3. Hey, hai espresso quello che ho sempre pensato e non mi sono mai soffermato a formulare in frasi coerenti: è una storia di momenti, sparsi qua e là tra due personaggi che, nella loro monumentalità, non riescono a lasciare un segno preciso nella storia. E si, la pistolettata a Barbara era puramente gratuita.
    E' stata una delle prime storie di Bats che ho letto (è stato in seguito, con altre letture, che ho iniziato a farmi piacere il pipistrellone, infatti), e uno dei pochi lavori di Moore che mi abbia lasciato indifferente.
    Buona storia, ma sopravvalutata, per me. Ottima invece, esecuzione e regia, ma , alla fine della fiera, ti resta poco dentro, di quello che hai letto.

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    1. Grazie mille del commento e del supporto! E' stata anche una delle mie prime storie di Batman, e vista la sua fama non credo siamo gli unici nel mondo ad aver iniziato con quella ;)

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  4. Con l'esempio del calabrone intendi che Batman non può uccidere il Joker perché Batman non uccide nessuno, ma Batman non lo sa e quindi lo uccide lo stesso? ;-)

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  5. La storia mi è sempre piaciuta,ovviamente non è tutto questo capolavoro come lo hanno definito in tutti questi anni,ma è una buona storia di Batman e di Joker,scritta davvero molto bene per essere un soggetto appena abbozzato e comunque una storia di 48 pagine,ma sopratutto disegnata da Dio,Bolland si supera ad ogni tavola.

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    1. Per carità, io il gusto non lo metto mai in dubbio :)

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