Didascalia

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sabato 10 dicembre 2016

Comic Yard 1 dell'Industria Fumettista Autonomi-La recensione onesta

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che il 4 di luglio non fa un cippalippa. Questa è sottile.
Fra una cosa e l'altra, il panorama del fumetto indipendente italiano, è un qualcosa che sorprende sempre, anche se si pensa di sapere già che cosa nasconda. Sono abbastanza lontani i tempi delle fanzine ciclostilate (ma che bello è il ciclostile? Per la mia formazione liceale ne sono innamorato a vita), e i prodotti che presentano i giovani che vogliono fare fumetti, sono sempre più variegati e particolari.
Di recente, il collettivo noto come IFA (Industria fumettisti autonomi) mi ha inviato il loro primo lavoro pubblicato, Comic Yard. Ci nasconderà qualche bella sorpresa, o rimpiangeremo le fanzine? Per saperne di più, saltate dopo l'intervallo!
Prossimo step del blog: l'Unboxing. No scherzo.


Con al suo attivo 42 pagine a tre euro, la cosa che a prima vista colpisce di questa rivista, è il suo formato. Perchè non è ne bonellide, ne formato supertizi, ma un formato particolarmente grosso, quasi come un magazine da edicola (chi ha la mia età magari ricorda il Disney Megazine in allegato con i quotidiani. Ecco, il formato è quello. Se non ricordate il Megazine, non ditemelo per cortesia che mi sento vecchio). Di base il packaging non fa il prodotto, ma, ad un puro livello grafico e di qualità di stampa, They Live We Draw risulta un qualcosa che salta subito all'occhio, e questo è un punto a favore.
Ma siccome questo è un blog sui fumetti e non certo sul design, parliamo dei contenuti.
L'albo contiene sei storie e alcune illustrazioni. Alla stesura hanno partecipato Marco Quilici (testi)
Marco d'Alessandro (testi e disegni) Riccardo Bevilacqua (disegni) e Giack Messi (illustrazioni).
La formula è la classica antologica, ma con un twist in più.
Nella prefazione, Marco Quilici ci racconta il manifesto del collettivo, con una parafrase della citazione del film “Essi vivono”. La IFA vuole, col suo fumetto scuotere gli animi, e uscire dalla gabbia che la società ci mette addosso. Mentre il mondo dorme, loro scrivono.
 
La prima storia dell'albo, The Work(Quilici/D'Alessandro), è una storia dalle influeneze tarantiniane, dove un paio di sicari discutono sulle loro scelte di carriera,e sulla legge del più forte.
Il tratto di D'alessandro è molto schematico e un po' rigido, ma la regia della tavola è piuttosto buona. La mancanza di un buon numero di sfondi però lascia un po' perplessi, almeno ad una seconda lettura. La storia in sé ha un ritmo forse un po' forzato, con dialoghi un pelo pilotati (e bacchetta sulle mani, in un baloon manca un congiuntivo), ma il senso della storia è comunque simpatico, con un colpo di scena, un po' telegrafato, ma d'effetto.
Punk (D'alessandro) sono due pagine, che racchiudono il manifesto dell'Ifa, che si conclude con a citazione di Henry Adams. Esatto. Nella vita ho anche studiato. Soprendente vero visti gli errori di ortografia?
Sleepwalking (Quilici/Bevilacqua) è la storia più lunga dell'albo, è probabilmente la migliore. Bevilacqua usa in modo molto intelligente i neri nella tavola,con una sapiente gestione del chiaroscuro, che ben si presta ai toni drammatici della storia.
Un'avventura con molte poche parole, che parla di un uomo, e delle sue relazioni. Una storia drammatica, e cruda, costruita in modo molto tecnico, ma comunque piacevole.
Labirinto (Quilici/D'Alessandro) è la storia breve che conclude They live we draw, ed una nuova reiterazione del manifesto d'intenti del fumetto.
E questo ci porta a “La Cima” (Quilici/Bevilacqua) che è la storia più debole dell'Antologico. Un gruppo di scalatori che, dopo aver quasi conquistato un monte discutono filosoficamente di cosa sia la cima. Se da un lato i disegni di Bevilacqua sono tutto sommato solidi, i testi sono un qualcosa di estremamente pesante e di innaturale, per nulla inseriti nella trama, che si trova ad essere un semplice framing device per raccontare due visioni distinte, scelte dall'autore. E potremmo stare seduti qui ore ed ore a parlare di quando uno spiegone è funzionale alla trama o meno, potremmo discutere ore ed ore, sul fatto che spesso la trama è una scusa per lo scrittore per dire la sua. Ma discutiamo per minuti se la cosa funzioni o meno, e in questo caso, non funziona, rendendo la storia estremamente pesante.

They Live We draw, è un fumetto un po' strano. Se da un lato l'idea è quella di creare un fumetto punk, un fumetto che permette agli autori di rompere le catene della banalità, e della società su di noi, attraverso la narrativa disegnata, l'esecuzione risulta invece piuttosto intellettuale, e, a tratti, anche saccente.
L'ossimoro è evidente nel discostarsi fra i temi trattati e la forma dell'albo, Crudi, e a tratti poco curati i primi, e molto sobri i secondi.
Si tratta di una prima prova, e, di una prima prova in un mondo vastissimo e pieno di concorrenti.
Apprezzo, e appresso in modo estremo il coraggio che ha portato l'IFA a decidersi di pubblicare qualcosa che li aiutasse ad esprimere questo sentimento forte che sentono. A livello di cuore, sicuramente il collettivo è presente.
A livello di tecnica, invece l'albo purtroppo non raggiunge una sufficienza.
Più che un fumetto Punk, grezzo ma che colpisce, polemico ma eccentrico, abbiamo un fumetto un po' ossimorico, dove la polemica, dove la critica c'è, ma non riesce a decollare, perchè non sembra personale. L'amore per il mondo del fumetto si vede, ma ancora il collettivo non riesce a far trasparire l'amore per il suo messaggio, che risulta a tratti un chiacchericcio da salotto borghese piuttosto che un urlo contro il mondo.
Quando non prova a reiterare il suo messaggio, il messaggio paradossalmente passa. L'esempio l'abbiamo in Sleepwalking, dove la storia ai limiti del sogno e della realtà esemplifica perfettamente l'idea che, le nostre idee sono anestetizzate, i nostri sentimenti pure. Facciamoci sentire.
Se dovessimo dare un voto a questo fumetto, sarebbe 2.5 conigli su 5. Non mi sento di stroncare questo exploit con prepotenza (sebbene sia sempre divertente), perchè questo è in fumetto che mi lascia con molte domande, ma purtroppo non quelle che gli autori volevano farmi venire.
Se da un lato mi aspettavo crudezza e ho trovato pretenziosità, nei momenti in cui non si perde in chiacchere, la IFA mostra il suo potenziale inespresso. E' bizzarro. Sono curioso di vedere gli sviluppi che prenderà questo progetto. Se volete contattare l'IFA, la loro pagina facebook la trovate qui

E  anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. La cosa che la gente mi dia roba da recensire mi sembra ancora un sogno. Pronti a partire. Let's go!

2 commenti :

  1. Porca Pupazza Giova! Ci sei andato giù pesantissimo!

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    Risposte
    1. Ti dirò, non sei la prima a dirmelo. Però credo davvero che sia più importante mettere sul tavolo le cose piuttosto che nasconderle. E personalmente credo di esser stato più pesante in altri articoli, ma ascolto la tua critica!

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