Didascalia

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lunedì 3 ottobre 2016

Luke Cage la prima stagione di Netflix-La Recensione Onesta (Fumetti in Tv)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che PORCA MISERIA SIAMO IN ORARIO CON UNA RECENSIONE DI NETFLIX. Doveva succedere.
Il 30 settembre 2016, il servizio di streaming Netflix, ha messo online la sua nuova fatica a tema Marvel, con una serie sull'uomo indistruttibile Luke Cage. Dopo il successo ottenuto con le sue serie su Daredevil e Jessica Jones, riuscirà il buon Luke a tenere il colpo, e a mantenere il livello qualitativo tenuto dalle sue "sorelle"? E sì, lo so che su questo blog non abbiamo mai visto le serie Netflix come la cosa più ganza dopo le tazze molto grosse, il blog lo scrivo io, ma era comunque una bella frase da introduzione. Per saperne di più, dovrete solo saltare l'intervallo!
Mettergli una maglia gialla vi faceva proprio schifo eh?

Dati tecnici (13 episodi da all'incirca un'ora l'uno)

Serie del 2016 ideata da Cheo Odari Coker basata sul personaggio creato da Archie Goodwin, John Romita Sr e George Tuska, Luke Cage è la terza serie Netflix a tema Marvel, e come le precedenti, si inserisce all'interno del grande affresco dell'universo cinematografico dei supereroi della casa delle idee. Il personaggio di Luke Cage aveva fatto infatti la sua prima apparizione nella serie di Jessica Jones. Come tutte le serie create e distribuite da Netflix, tutti gli episodi sono stati rilasciati nello stesso giorno.
Luke Cage (Mike Colter) è un superumano con grandissima forza fisica e pelle indistruttibile che  cerca lavoro e rifugio dal suo passato misterioso ad Harlem. Suo malgrado, il nostro si trova a stretto contatto con un boss locale, Cornell "Cottonmouth" Stokes (Mahershala Ali), che controlla il traffico d'armi di Harlem dal suo locale notturno, l'Harlem's Paradise. Cornell ha però le spalle coperte, perchè sua cugina Maraiah Dillard (Alfre Woodward), riesce a coprirlo grazie al suo ruolo politico di consigliera cittadina. In tutto questo, il trafficante d'armi Diamondback (Erik LaRay Harvey), decide di dare un occhio in più alle operazioni di Cornell, e gli affianca il suo uomo migliore, Hernan "Shades" Alvarez (Theo Rossi).
Sulle tracce di Cottonmouth c'è però anche la polizia, più precisamente la detective Mercedes "Misty" Knight (Simone Missick). Quando la guerra fra bande di Harlem inizia però ad alzare la temperatura, Luke Cage decide che non è più tempo di scappare, e assieme alla vecchia conoscenza Claire Temple (Rosario Dawson), il nostro deciderà di usare i suoi poteri per una causa più grande, e perchè no, anche trovare delle risposte su se stesso.
A livello di doppiaggio, la serie è stata diretta da Monica Ward per Dubbing Brothers Inc. Come mio solito, ho visto solo tre episodi su dieci in Italiano, e devo dire che, oggettivamente lo studio si è trovato una bella gatta da pelare. La parlata di Harlem stretta fatta di slang e di citazioni, è estremamente difficile da adattare senza scadere in un "Uhè, bella lì zio", che lascerebbe francamente il tempo che trova. Quindi, mi va bene un adattamento meno "da strada". Certo, si perde qualcosa (i nomi di alcuni cattivi sono nomi di razze di serpenti, che nel doppiaggio nostrano non si può notare), ma ci può stare. Quello che non mi va bene, è che su tutti i "Sweet Christmas", tipica esclamazione di Luke, solo una sia stata tradotta come "Santissimo Natale". E questo mi urta, perchè se lo puoi fare una volta, lo potevi fare tutte.
Le voci dei nostri eroi sono di

Luke Cage Metello Mori (Che riprende il suo ruolo da "Jessica Jones")
Cottonmouth Alessandro Ballico (Che doppiava Ali già ne "Hunger Games: Il Canto della rivolta")
Misty Knight Gaia Bolognesi (seconda voce di Bart Simpson ne "I Simpsons")
Shades Dario Oppido ( Raoul nei film d'animazione su Kenshiro. E non il commesso della mia                                       fumetteria di fiducia, che saluto. Ciao Raoul!)
Claire Temple Francesca Fiorentini (che riprende il suo ruolo da "Jessica Jones" e "Daredevil")
Maraiah Dillard Serena Verdirosi (Patricia Clarkson in "Jumanji")

Cosa c'è di Buono
I personaggi in Luke Cage sono tanti, ma nessuno è di troppo. Anche il comprimario più scemo è ben caratterizzato, e non si sente mai di aver a che fare con una folla di gente (anche se così è), perchè sono proprio gli abitanti di Harlem, e Harlem stessa a far parte di questa grande storia. Theo Rossi è ufficialmente il secondo miglior cattivo Marvel di sempre, tanto che spesso e volentieri mi son trovato a tifare per lui, una caratterizzazione perfetta del criminale astuto, che non morde mai più di quanto possa masticare. Mike Colter si cala benissimo del personaggio, continuando il trend che aveva già preso in Jessica Jones. I combattimenti sono molto in scala, meno coreografati che in Jessica Jones e Daredevil, ma è giusto così. Luke Cage è il nostro Bud Spencer, arriva, la gente prova a fermarlo, lui si arrabbia e li stende con un cazzotto. E va più che bene così.
Vengono citati un sacco di scrittori che hanno influenzato la blaxpoitation, fra cui Chester Himes, l'inventore del "Dolce Natale".
La musica. Caspita la musica. Ancora più che in Guardiani della Galassia, la colonna sonora di Luke Cage si sposa perfettamente con tutta la trama, e anzi, diventa vero e proprio strumento narrativo. Mettiamoci anche che spesso e volentieri ci sono cantanti veri che fanno comparsate (E anche Method Man. METHOD MAN), e vi giuro, è un'esperienza davvero concentrata, ed estremamente godibile. Ho trovato pazzesco il modo in cui si sia riuscita a dare vita ad una comunità afroamericana, senza cadere in troppi stereotipi. Perchè, come insegna il grande Fred Stoller, a volte gli attori di colore vengono istruiti per essere... "più di colore". No davvero. Detto ciò, una bellissima rappresentazione di Harlem a 360 gradi, in uno show che colpisce anche molto bene il disagio sociale che colpisce la popolazione afroamericana. Con l'inquietante frase "Per la polizia, sarei sempre prima un nero, e dopo un tizio antiproiettile".

Cosa c'è di non buono
Se hai un cast in gamba, dove gli anelli più deboli sono la Missick (che è comunque ad una sua prima grande prova) e Harvey che sembra Samuel L. Jackson nella scena di Pulp Fiction che l'ha reso famoso, ma tipo per tutta la serie invece che per venti minuti, e non mi riesci a vendere i dialoghi....allora vuol dire che il problema sono questi ultimi. Non si riesce a prendere sul serio una scena che duri più di sei minuti, perchè il materiale con cui gli attori devono lavorare, non è di certo pazzesco. Pensate a tutte quelle volte dove sentite una certa frase in una serie, e saprete già in che modi gli attori risponderanno. Ecco,in Luke Cage questo succede spesso e volentieri.
L'altro grande problema che ha la serie, è che ha un ritmo completamente casuale. Un attimo prima siamo una serie realistica, dove davvero nessuno può fermare Luke, e un secondo dopo siamo nel cartoonesco, con costumi che vengono sì presi in giro, ma poi ripresi paro paro dai fumetti. E questo non è un bene, perchè la fusione fra "Reale" e "Superreale" può esserci, ma qui manca totalmente, con una divisione netta fra le due anime dello show. Divisione poi troppo netta che è presente anche nella struttura della serie. Ricordate quando dicevo che le serie Netflix sembrano allungate, e che basterebbero meno episodi per raccontarci una storia bellissima? Ecco, Luke Cage me l'ha dimostrato, finendo in modo molto bello all'episodio sei. Certo, poi la trama va avanti, e si evolve, con alcuni colpi di scena interessanti.....e altri da seconda elementare, ma se davvero un episodio mi dà così tanto l'idea di "finale", la metà successiva è sempre più un contentino che un finale vero.
Torna, di nuovo, la maledetta telecamera che vibra senza motivo, non nelle scene d'azione, ma in quelle di dialogo. E oh, sarò scemo io, ma questa scelta stilistica non la capirò mai.

Giudizio Finale

A livello puramente tecnico, Luke Cage è la serie di Netflix meno convincente. I set sono abbastanza banali, e così gli effetti speciali, ma soprattutto, con la sua mancanza di ritmo. Daredevil sembrava un film di tredici ore, Jessica Jones sembrava un telefilm. Luke Cage non sembra nessuno dei due, con episodi che finiscono promettendo una risoluzione che avviene in sei secondi, e altri che finiscono e basta. Ci sono molti, moltissimi elementi che fanno di Luke un telefilm, ma sono sparsi, raffazzonati.
E poi,  mi metti la musica ed Harlem come personaggi, e allora il tutto prende nuova vita, il tutto apre una finestra su una realtà molto meno edulcorata di quella di mille altre show simili.
Ma poi mi dimostri questa divisione sempre più netta fra quello che vorresti raccontare, il fatto che devi raccontare una storia di supereroi, e mentre provi a risolvere tutti i conflitti, me ne crei di nuovi, alcuni poi risolti con una semplicità disarmante, soprattutto davanti ad una trama non proprio solidissima.
E poi ci sono i personaggi. Del quale ti importa davvero, fino in fondo. Personaggi che osano far vedere qualcosa, qualcosa che pochi fanno vedere. La loro umanità. Ma un umanità vera, con una Maraiah razzista, un Cottonmouth pianista e una Misty giocatrice di Basket. E qui l'unione delle anima funziona davvero. Questo è un fumetto Marvel, un mondo dove gli eroi sono fuori dalla tua finestra, e sono persone come te.
Dove i cattivi sono cattivi, ma con una cattiveria astuta ed equilibrata, ma anche banale e psicotica. Del tutto convincente? No. Purtroppo no. Ma, rispetto al vuoto che si creava davanti alle serie precedenti, dove i comprimari erano quello, comprimari, Luke Cage è una serie con un sacco di co-protagonisti. E questo è davvero, davvero bello.
Dicevamo che a livello tecnico, Luke Cage è la serie che meno ci ha convinto. A livello di cuore però, è quella migliore ad oggi sul servizio di streaming. E questo è abbastanza ossimorico, ma l'ossimoro è un po' il letimotif della serie. Abbiamo una storia molto scarsa, di cui però vogliamo vedere gli sviluppi perchè ci siamo affezionati ai personaggi. Dopo l'episodio pilota, il peggiore  di tutti, ero molto scettico. Ma poi, Harlem e Luke mi hanno conquistato, e devo dire che, sebbene con molti difetti, la serie si merita due voti. A livello di serie, è un due conigli e mezzo su cinque. A livello di cuore, un quattro. Facciamo che le diamo un tre, e siamo tutti felici.

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. Nota di colore, Alfre Woodward era la mamma triste in Capitan America 3: Civil War Il ritorno. E vi giuro, se il giocatore di scacchi Bobby Fish è un omaggio al nemico di Luke Mister Fish, l'unico ad averlo mai sconfitto, vi giuro che urlo. Pronti a partire. Let's go!

4 commenti :

  1. Grazie, come sempre.
    Una domanda: quando è stato "retconnizzato" il fatto che Luke dovrebbe pesare quanto tre o quattro volte un uomo normale?

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    1. Al mille per mille. È Luke di Bendis,non di Goodwin

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  2. Appena finito di vedere, tra le serie marvel/netflix è secondo me quella più debole. Eppure gli do comunque 4 conigli. Gli attori sono davvero bravi e caratterizzati e anche le cosidette macchiette hanno un ruolo importante nella trama. A me è piaciuto

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