Didascalia

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mercoledì 6 luglio 2016

La realtà del fumetto contro la realtà del lettore (Comics Clichè)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che da un'idea apparentemente fessa, tira fuori articoli complessi. Spero non fessi, ma questo sta a voi deciderlo.
Per essere un medium visivo, e che ha quindi prove "tangibili" di come si siano svolti i fatti al suo interno, il fumetto moderno è aperto a varie e profuse interpretazioni. E questo, non solo nei suoi concetti, ma anche nel suo essere storia fittizia. Ma, che differenza c'è fra la realtà del fumetto, e la realtà vissuta dal lettore? Le due cose sono forse connesse? Per saperlo di più, basta saltare dopo l'intervallo!
Ed ecco a voi, i membri fondatori della Lega della Giustizia. Vi sembra strano? Come ho detto, scopriamolo assieme.


 Il fumetto americano di supereroi, esiste dal 1938. E, è stato ripetuto fino alla nausea, ma è cambiato in molti dei suoi aspetti, ma mantenendone molteplici da ormai più di settant'anni.
Con il tempo, sono cambiati scenari, stili di scrittura e di vendita, e con essi, anche i personaggi. Però, il motivo per cui gli eroi a fumetti sono iconici, è perchè nella nostra mente vengono cristallizzati in una certa maniera, più o meno personale. E questo non solo per i nostri gusti, ma anche perchè certe idee vengono perpetrate dagli scrittori stessi. Cosa intendo con questo? Beh, per anni, complici lunghi e fortunati cicli sul gruppo, il perno focale della Lega della Giustizia, colui che era stato all'interno di ogni formazione del gruppo, era J'onn J'onzz, alias Martian Manhunter, eroe dai mille poteri e con una paura boia del fuoco. Tutti rispettavano questo personaggio come un saggio mentore, sempre pronto a dare consigli, e perchè no, anche a spaccare teste come se non ci fosse un domani, essendo un personaggio forte come Superman, e anche più versatile.
 Ma, che J'onn  sia sempre stato un cardine della Lega, è un falso storico. O meglio, è un'idea che hanno voluto darci gli scrittori. Nel numero 71 della prima serie dedicata al gruppo di eroi più famoso della Dc comics (dopo i Teen Titans credo), J'onn lasciava il gruppo per tornare dai suoi confratelli marziani, tornando poi sulle scene come protagonista....quindici anni dopo. Certo, ci saranno comparsate qua e là, ma per essere "il perno" di un gruppo, quindici anni di assenza mi sembrano un pelino tanti.
Ma quindi, perchè prendere un personaggio tutto sommato di serie B, e dargli questo ruolo di supporto così importante? La risposta non è propriamente semplice, e si articola su un paio di punti. Il primo, è che nella realtà dei fatti, J'onn non ha l'appeal per gestire una sua serie regolare, ma, trattandosi comunque di un personaggio classico, che ha avuto numerosi exploit narrativi, sarebbe sprecato buttarlo nel dimenticatoio. E quindi, quale posto migliore dove mettere un tizio superpotente, se non con altri tizi superpotenti? Ma, nella realtà del fumetto, ha senso dare ad un team che cambia più in fretta di quanto lo faccia un pannolino un senso di stabilità. Perchè, ridendo e scherzando, per un certo periodo nella Lega della Giustizia c'erano sì icone come Wonder Woman e Flash, ma anche Atom-Smasher, Obsdian, Ice-Maiden, Agent Liberty e il Condor Nero. E se li conoscete tutti, o avete una concezione di tempo libero bizzarra, o passate troppo tempo su questo blog, perchè porca vacca il Condor Nero è tipo la mascotte di questo blog.
 E quindi, a livello di realtà "vera", J'onn non è davvero così solido come membro del gruppo, anzi. In teoria i più presenzianti sono Flash e Wonder Woman. Ma nessuno ne parla come "i pilastri del gruppo", sebbene almeno a presenze lo siano. Ma, complice la storia, siamo inclini a pensarla come il fumetto ci descrive la sua storia. E questo è un bene, perchè vuol dire che la trama ci prende in maniera tale da farci dimenticare la realtà oggettiva, ma d'altro canto, il fumetto ci crea in testa una nostra realtà. Una dove non mi interessa leggere altro, perchè già so. Poi, ironicamente J'onn J'onzz è adesso molto meno legato all'ambiente Lega dalla Giustizia, ma non sta lì il discorso. Per molti lettori scafati, per molti appassionati, lui sarà sempre quello. Una bugia. Ovvio, si parla di paradossi, negli anni gli scrittori hanno tessuto così tante trame con quel concetto in testa, che quindici anni di astinenza sono eclissati da cinquanta di servizio attivo, ma il fatto resta. La realtà del fumetto e quella del lettore non coincidono. Ma questo quanto importa? Facciamo un altro esempio. Per anni, l'Uomo ragno si è scontrato con il criminale Kingpin, un omone obeso però fortissimo che non solo si veste da idiota, ma è anche un boss del crimine che levati, uno dei criminali più astuti del cosmo Marvel. Ora, anche apprezzando il puro potere fisico di 204 chili di potere muscolare, l'Uomo Ragno solleva dieci tonnellate. Con una mazza da baseball e una forza normale si può frantumate un cranio umano senza troppi problemi. Cosa può fare ad un cranio umano un pugno che rompe il cemento? Eppure, quando l'Uomo Ragno si scontra con Kingpin, siamo tutti a preoccuparci perchè il boss è un personaggio "forte".
 Si parla spesso di "Sospensione dell'incredulità", ovverosia quel processo che non ci fa pensare ai dettagli poco realistici della storia, perchè ci stiamo concentrando sulla sua bellezza. Ma, in questo caso, non credo si tratti proprio di questo.
Perchè, sono sicuramente d'accordo che si debba chiudere un occhio su "mi ha punto un ragno radioattivo ora sono forte come una locomotiva col motore truccato", ma la mia incredulità si attiva quando c'è qualcosa che sembra irreale a me, non quando c'è qualcosa di irreale nella storia. Se Flash, l'uomo più veloce del mondo fa esplodere un oggetto facendolo vibrare a supervelocità, e io non so una cippa di fisica, è logico che posso fare due domande a riguardo.
Ma, quando si parla di storie a fumetti, allora il discorso cambia. Non perchè non possa avvenire il fenomeno sopracitato, anzi, ma perchè il lettore medio tende a leggere il fumetto con in testa la sua realtà, piuttosto che la realtà del fumetto.
Nella controversa saga Superior Spider-Man, l'arcinemico dell'Uomo Ragno, il Dottor Octopus, ruba il corpo e la vita dell'eroe rossoblu, provando ad essere un eroe migliore del suo predecessore, fallendo,e  trovandosi sconfitto dal criminale Goblin. Doc Ock decide così di cedere di nuovo il corpo al vecchio nemico, che viene subito riconosciuto come l'originale, e avviene questo scambio: "Sei tu" "L'unico e il solo". Tralasciando giudizi di qualità sulla serie in sè. che risulta divertente ma non priva di difetti, e che può tranquillamente non piacere, la realtà dei fatti è questa: tutto il ciclo è una lettera d'amore all'Uomo Ragno, unico vero eroe capace di salvare tutti. Questa è la realtà della storia, quello che ha provato a costruire. La realtà del lettore (o meglio, di molti lettori) invece la legge come un affronto.
 E ripeto, non si tratta di un discorso sulla qualità, o sull'emotività. Sono sicuro che c'è gente che ha pianto leggendo "I Kill Giants" e chi non è andato oltre pagina 3 perchè la storia non lo prendeva. Così come sono certo che c'è chi pensa che davvero Justice League Task Force fosse una buona idea.
Allo stesso modo, non si sta cercando di dire "Questa storia va letta così perchè" o "Questa idea è giusta perchè". Però, il fumetto, grazie ad un pool di scrittori, e al tempo, si crea attorno un mondo, che andrebbe analizzato per quello che è. Un qualcosa che non è scritto sulla pietra, ma anzi, si evolve e si modifica, pur restando se stesso. In questo momento storico, sarebbe impossibile leggere una storia di Luke Cage che va dal Dottor Destino e parlando un gergo finto gli chiede dei soldi per un lavoro non pagato. E per anni, nessuno conosceva questa scena, che grazie ad internet è diventata famosa, e che quindi è facile che passi allo stadio successivo alla realtà: la strizzatina d'occhio.
 La strizzatina d'occhio dovrebbe essere l'anello di congiunzione fra la realtà del fumetto, e quella del lettore. Quel filo invisibile che lega chi narra la storia, l'universo narrativo e chi lo apprezza in un unico essere. Quella mossa che fa dire all'autore "Ehi. Lo so che hai visto tutti gli episodi del telefilm di Batman del 1966. Eccoti delle citazioni all'interno di un fumetto moderno. Sei felice ora? Quello che ti piace è vero. E' reale. Ed è qui". Perchè fra una cosa e l'altra, la realtà del fumetto è volatile, è effimera. La realtà del lettore invece resta. Per sempre. E' difficile per qualunque appassionato dello zoccolo duro accettare il cambiamento. Buono o cattivo che sia, intendiamoci, nuovo non significa sempre "migliore". Ma a volte sì.
E soprattutto, il nuovo mi deve essere presentato bene, ed è per questo che la strizzatina d'occhio, la citazione, il cammeo piacciono così tanto. Perchè sono tanti piccoli pezzi di realtà, di felicità effimera, che danno solo l'impressione di avere per la mani qualcosa di grande.
Certo, sul muro di quella camera c'è un poster di Batman. Bello. Divertente. Ce l'ho anche io. Ma c'è Batman in questa storia? No. E allora il poster poco conta.
 Il gioco di costruire un qualcosa di solido e di reale, e che duri nel tempo, è una sfida abissale nel fumetto di supereroi. Il fumetto italiano ha regole molte diverse, in alcuni casi più fluide, in altri più rigide, ma da questo punto di vista il suo essere più "statico" riesce molto di più a catturare l'idea di realtà del fumetto. Perchè purtroppo, il fumetto americano, non è nè statico ne dinamico. E dinastatico. Un eterno "in medio stat virtus" dove le cose cambiano, ma mantengono sempre le stesse radici, creando così un contrasto abbastanza stridente se ci si presta attenzione per più di sei secondi. In Savage Dragon di Erik Larsen, questa fusione terribile e affascinante, puramente ossimorica come è poi lo stile americano di fare fumetto, non esiste. Perchè tutto cambia, sempre, e cambia per davvero. E il mio reale e quello del fumetto coincidono sempre, perchè più che fermarmi a dire "Eh ma questo non è il MIO Savage Dragon", mi fermo a dire "Boh. Questo mi convince poco". E' la stessa cosa? No. Assolutamente. Il primo è un atteggiamento sicuramente comune, ma legato ad una catena che costringe il fumetto di supereroi a rincorrersi la coda, il secondo è un atteggiamento più costruttivo.
Se baso il mio amare i fumetti solo sulla mia concezione di "reale" fumetto, neanche sul mio gusto personale ma sul "E' sempre stato così", allora è facile che io continui a creare meccanismi ripetitivi e macchinosi. Perchè quello che è un personaggio, quello che è la storia di un universo narrativo, è putroppo sempre in movimento. Nella mai testa, nell'idea che ho di Superman, il nostro non uccide. Per molti, moltissimi, anche alla Dc comics, questo non è più il reale del fumetto. Devo smettere di leggere Superman, anche se la qualità delle storie è alta, e potrebbero piacermi, perchè non è il mio reale? Forse. O forse potrei vedere come si evolve la situazione, e magari trovare dei pregi in questo nuovo status quo. Certo, non è che devo farmelo piacere. Un Superman che uccide non mi piacerà mai. Ma come tutte le cose, è un discorso soggettivo. Finchè toccano personaggi che poco mi interessano, va bene, ma quando si intacca quello che ho in testa allora è un codice rosso.
Alla fine della fierà però, il mio reale, la mia idea, è una costruzione. Così come è il reale del fumetto. La gravità esiste, non ce la siamo inventata, e non la possiamo aggirare del tutto. Il fatto che il primo ciclo di Thor di Jason Aaron sia uguale per temi e svolgimento a quello di Dan Jurgens, ma che il primo sia osannato come un qualcosa di mai visto, è un fatto reale. Ma personalmente, questo cozza con la mia idea di critica e di passione, e mi urta parecchio. E' un problema vero? No.
Il fumetto è un hobby, e come tale, è come le preferenze sul cibo. Che un pomodoro faccia bene è indubbio. Che io non riesca a mangiarlo senza avere dei conati di vomito pure. Questo fa del pomodoro un qualcosa di orribile? Per me sì, ma nell'ottica generale no. Ognuno ha dei gusti cuciti su misura su di lei o su di lui, ma, personalmente, credo che come si debba tenere conto della nostra realtà, e della nostra persona, così si debba fare anche con la realtà dell'opera. Soppesandone pregi e difetti, e non chiudendo gli occhi a nuove prospettive, o credendo che il fumetto sia scritto su pietra. D'altra parte, alcune cose sono "classici", sia per il nostro io, sia per il medium, dove "classico" si intende nel vero significato del termine, ovverosia "che trascende il tempo"E con questo non dico di non criticare. Anzi. La critica, e non comprare questa o quella testata perchè non mi interessa, è il modo migliore per far sentire le propria voce. Dico solo di scindere quello che il fumetto è per me, da quello che il fumetto è.

E anche per oggi è tutto. Sta tuned per nuovi aggiornamenti. Geoff Johns è un maestro nel farti credere che un qualcosa sia "Classico" quando invece non lo è. Pronti a partire. Let's go!

6 commenti :

  1. Una bellissima disamina,complimenti!

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  2. Bellissimo post, complimenti.Queste tue riflessioni sul fumetto sono davvero interessanti. È giusto, alla fine, che questo medium (prendo in esame quello supereroistico americano) si sia creato, col passare degli anni, una sua concezione di reale. Ovvio che molti di questi concetti sono stati rimodellati per essere adattati maggiormente alla nostra (come per esempio il concetto della forza di velocità, intodotto da Waid negli anni 90, per rendere più credibile l'origine di flash che, effettivamente, non reggeva più),ma è altrettanto scontato che continuerà a contenere degli elementi plausibili solo al mondo del fumetto stesso( riprendendo in esame il concetto dell'eroe scarlatto precedentemente detto, per quanto sia più credibile di un fulmime che colpisce delle sostanze chimiche, sarebbe comunque impossibile nel nostro mondo una potenza che dona supervelocità), così come è vero che spesso alcune delle "regole" introdotte vengano contraddette. In fin dei conti, il concetto di continuità non potrebbe essere rispettao dopo quasi 80 anni, e la storia deve essere contestualizzata man mano che il medium stesso si evolve.Resto dell'idea che è questa malleabilità che rende i comics unici, dando infinite possibilita che trascendono l'oggettività del fumetto inteso come giornalino cartaceo, per rendelo ciò che deve essere quando viene letto,ossia una storia, che può affrontare temi maturi o no, essere plausibile o no, ma di cui l'importante è il trasporto nel suo mondo.So che ciò che ho detto non rientra pienamente col post, ma era una mia semplice riflessione scaturita dalla lettura dello stesso:)

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    1. Se una riflessione è ben posta ed educata, il suo posto è nei commenti. Grazie mille del supporto. Concordo con l'idea di fumetto che evolve ma non troppo. Poi, in alcuni casi ciò è bene, in altri...meno bene ecco! Ma io i fumetti li odio quindi sto a posto così ;)

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  3. La riflessione su Kingpin deve averla fatta anche lo sceneggiatore della run "Back in Black", vista la ripassata che il grassone prende dal ragno in carcere...

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    1. Certo, ma il mio era solo un esempio rispetto ad un problema più grosso, tantochè è dura vedere come ai vecchi tempi Kingpin che si picchia con supertizi

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