Didascalia

Didascalia

lunedì 23 maggio 2016

A che prezzo la critica? (Comics Clichè)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che si è accorto di essere un sito di critica, credo due giorni fa.
Ma di siti di critica, come ben sapete, ne esistono un soldo la dozzina. Per non parlare di chi commenta, di chi scrive pagine e pagine, e di chi critica anche dal vivo. Ma la critica del fumetto, la critica di tutto quello che ruota attorno al fumetto, è sempre critica, o è qualcosa di diverso? Oppure, sempre più sul largo, che cos'è la critica? Non penso di avere una risposta certa sulla prima, ma sulla seconda, beh quello è più facile. Ma per saperne di più, basta saltare dopo l'intervallo!
"A che prezzo la gloria?" non è una storiona, però ha un titolo COSI' figo!


 La critica, deriva dal greco Krino (traslitterato per comodità di tutto), verbo che significa "distinguere". Con questo significa che, quando si parla di un opera, si cerca di distinguere ciò che funziona, o ciò che non funziona, basandosi non tanto su regole estetiche, ma su regole di tecnica e abilità dell'autore.
E con questo, già scendiamo nel complesso. Perchè, chi è che decide cosa sia fatto bene, o cosa sia fatto male? Chi decide cosa sia la tecnica? Beh, un po' la nostra sensibilità come società, sia un certo grado di bellezza più o meno oggettivo.
Esatto. E' uno di quelli articoli. Un articolo tecnico. Pensavate di scamparvela vero?
Quindi, esistono dei criteri, esistono delle valutazioni che vanno oltre il gusto, oltre il puro sentore "di pancia" che dà un'opera (che però non va ignorato) criteri che però, non sono scritti su pietra. Oppure sì?
 Ridendo e scherzando, il medium fumetto è relativamente giovane. Avendo praticamente meno di cento anni. Certo, il disegno è forse l'arte più antica del mondo, e la scrittura è l'arte che ha dato inizio alla storia per come la concepiamo, ma la loro unione perfetta, arriverà solo dopo molto tempo.
E questo, è paradossalmente visibile nei fumetti anni 40. Vi sfido a giudicare un fumetto di quell'epoca con gli strumenti di oggi. Non solo è una lavoro improbabile, ma anche un lavoro abbastanza futile, come cercare di leggere i WildCATs di Chris Claremont.
Ma perchè è un lavoro inutile? Perchè gli strumenti di cosa sia, di come funzioni e di cosa possa fare il fumetto, semplicemente non c'erano. Della serie, se un lettore si approccia a Stardust the Superwizard di Fletcher Hanks, si trova di fronte un gigante deformato che fa le peggio cose senza senso apparente, con una violenza implicita ma spaventosa. Stardust, per ogni standard, è un qualcosa di mesmerizzante nella sua follia. Eppure, non è un fumetto interessante a livello di narrazione o di strumenti, è un fumetto interessante perchè non sa di essere un fumetto. E' una serie di immagini, di parole, e di situazioni legate per la voglia di essere legate. Questo non perchè Hanks non fosse un cartonist capace, ma perchè cosa fosse un cartoonist, non lo si sapeva mica.
 Le regole, la costruzione della tavola che deve lavorare in concerto con la storia, lo stile, la regia, sono tutte cose che sono venute col tempo. E, una volta definite, siamo quindi in grado di sovvertirle, e di renderle qualcosa di nuovo, in un ottica postmoderna simile, ma non uguale a quella di altri media, come il cinema. Alcuni trucchi sono facili da vedere, altri meno. Della serie, la Splash Page (ovvero la vignetta che prende tutta la pagina) messa dopo una vignetta per fare un colpo di scena è un trucco molto semplice, e usato da moltissimi autori, mentre magari una prospettiva falsata per dare un senso di tridimensionalità al disegno, è un qualcosa di più sottile, e usato da meno artisti.
La critica, è questa. E' capire (il più possibile) il linguaggio del fumetto (che è quello che stiamo analizzando), e osservare se quest'ultimo dia vita ad una bellissima poesia, o ad un post-it sgrammaticato.
Questo però, implica qualche problema. Il primo, quello più visibile, è come la percezione della critica come "verità", come "lo strumento puro ed oggettivo" porti ad avere una strana idea del critico. Il secondo, quello meno visibile, è che magari sul mercato un post-it venda di più di una poesia. E il terzo, che tutti, ma dico tutti possiamo essere critici.
 Non ci vuole una scienza per capire il fumetto. Ci vuole una scienza per capirlo al 100%, cosa che credo nessuno sapesse fare. Tranne forse il Re.
Il problema però, è che anche se una cosa è fattibile da tutti, non significa che tutti la debbano fare.
La critica, e in questo caso la critica del fumetto, non è propriamente una cosa facilissima. Io non mi considero un artista, ma mi considero un critico. Scrivo, scrivo di critica, quindi sono un critico. Di sicuro non professionista, di sicuro ho molto da imparare, ma questo è quello che sono. Almeno su questo blog, sono anche altre cose nella mia vita privata.
Ogni critico, dovrebbe avere delle basi, e delle sfumature. La critica, non è per forza dire "Questo fa schifo", per quanto sia estremamente divertente, e gratificante in un modo assurdo, ma provare a vedere qualcosa oltre l'opera stessa. Ma per farlo, si paga un prezzo. E quel prezzo, è la preparazione. La dedizione. Un po' di talento non guasta, ma di sicuro, un critico molto ma molto preparato, avrà molti più strumenti di un critico di talento.
Questo perchè, la preparazione si vede.
 Aver letto molti fumetti, non significa essere preparati. Aver letto fumetti impegnati, non significa essere preparati. Essere preparati vuol dire conoscere il medium, apprezzarlo (od odiarlo. Con me funziona), e mantenersi sul pezzo a 360%.
Nel momento storico in cui siamo, si confonde la critica con la mole di letture, con la pesantezza delle stesse, e con la simpatia del critico stesso. Nella mia vita, ho letto molti fumetti. Meno di altri, ma molto più di altri.  Ho letto tutti i numeri della Lega della Giustizia dal 1961 ad oggi, e sono a tanto così da aver fatto lo stesso anche per gli Avengers/Vendicatori. Questo fa di me un critico migliore del blogger XX88XX? Assolutamente no. Questo mi dà, e dà a chiunque si approcci al mondo della critica, uno strumento in più. E' facile, facilissimo dire che l'opera che stiamo leggendo ora è clamorosa, pazzesca, un capolavoro del genere. Sopratutto se ho letto sei fumetti. E' facile, troppo facile, dire che l'opera che stiamo leggendo ora è una boiata, sopratutto se di fumetti ne ho letti seimila. Ambedue gli approcci, hanno i loro grossi, grossi problemi.
Da un lato, aver letto sei fumetti, ci dona la voglia, la passione bruciante che ci fa urlare al capolavoro quando in "Nextwave" leggiamo che il cattivo leggeva i fumetti e ha "Riso, riso e riso", senza sapere che è una citazione ma Miracleman. Ma chissenfrega della citazione, è perfetta così.
Dall'altro, aver letto seimila fumetti, ci fa dire che sì, magari il Thor di Jason Aaron è bello e carino, ma è uguale a quello di Dan Jurgens, e invece siam tutti qua a dire come Aaron ha portato Thor in posti mai visti. Che è falso come Giuda, ma magari mi mette nell'ottica di non leggere una serie che magari potrebbe piacermi, solo per provare la mia opinione, in una bizzarra questione di principio.
Perchè, fare critica, è facile. E' la natura umana. Fare della buona critica, è difficile. Sopratutto per chi la deve fare.
 Perchè la ricerca ossessiva dell'oggettivo, la ricerca del "cosa funziona" versus il "cosa mi è piaciuto" è una lavoro duro, che a volte toglie il divertimento. Se ripenso ai miei momenti pre-blogger, penso ad un lettore implume che adorava fumetti schifosi abbestia, e poteva dire "questo fa schifo", senza dover spiegare a tutti il perchè, o il percome, dovendo deviare le botte di "Ma no, è bello DAI!". "DAI". La parola degli incubi.
Questo è un problema, che eclissa tutti gli altri. No, non il "DAI", che pessimo, ma il voler convincere a tutti i costi che qualcosa sia bello, anche se non lo è. Il fatto che uno cosa sia bella, o brutta, deriva da un sacco di fattori. Di sicuro c'è la tecnica degli autori coinvolti. Di sicuro c'è un lato personale (Se sono pugile, è facile che Superman contro Alì mi entusiasmi). Ma poi, c'è la critica. Ma non la critica reale, la critica povera. Cioè quella che esalta qualsiasi cosa sia anche solo un pelo mainstream, che gioca su tormentoni e creste dell'onda, che evita di criticare le opere "grosse" perchè "non si fa", o che semplicemente, si crede critica quando è opinione. E intendiamoci, la critica è, era e sarà solo un opinione. Il fatto che a me sia piaciuta la JLA di Joe Kelly sopra ogni altra storia della Lega della Giustizia dal 1961 ad oggi, non significa che necessariamente sia davvero la storia della lega più bella di sempre. Quella dove il pilota di triplano Hans Von Hammer si scontra contro un tirannosauro è sempre molto ganza. Però, è un opinione che ha un diverso peso rispetto a quella di chi ha letto solo quella di Geoff Johns.
L'ho detto, e lo ripeto. Le opinioni, hanno tutte lo stesso peso. Anche quelle "sbagliate". Se mi si dice che Superman solleva 100 tonnellate, è un opinione errata, ma non sono tenuto a saperlo se nessuno me lo spiega. Certo, sarebbe furbo informarsi prima di dire qualunque cosa, ma oggettivamente parliamo di un hobby, e in quel caso nessuno può dirmi come divertirmi. Però, sarebbe anche d'uopo ammettere di non stare facendo critica.
 Il fumetto, ha un linguaggio. Le altre forme d'arte ne hanno un altro. Dire di fare "critica" e poi dire che Capitan America: Civil War è diverso dal fumetto, e che il fumetto era "epico", "ben strutturato", "toccante", vuol dire tre cose. Che non si è letto bene Civil War, che non si conosce il linguaggio del cinema, e che si pensa che i fumetti ei film si facciano per magia. Potrei parlare per ore di come Civil War sia un fumetto senza struttura, un collage di tamarrate messe lì per far vedere che i supertizia si picchiano, ma sarebbe una critica sterile. Una buona critica, mi può dire che Civil War non ha una vera tensione fino all'ultimo numero, dove c'è un cambio di direzione senza senso, per dire qualcosa di negativo, e che è bello vedere eroe contro eroe piuttosto che eroe contro criminale perchè il criminale perde sempre mentre l'eroe mai e questa è una mossa astuta. Dico Civil War perchè è topico in questo momento, ed è un fumetto universalmente amato. Ma potrei dire lo stesso di molte altre opere amate da tutti, od odiate da tutti. Potrei lo stesso del reboot che vede la Vendicatrice Scalza passare da essere la figlia di un calzolaio e della Madre Terra, e che quindi ottiene i suoi superpoteri solo quando i suoi piedi nudi toccano il suolo, ad essere un aliena di un pianeta dove le scarpe non esistono. Perchè ogni storia, può essere criticata. E sta qui, il talento, sta qui il gusto che dà ogni critico. Il critico deve far pensare, deve essere super partes e un po' di parte. Il critico non deve dare un opinione semplice, dovrebbe arricchire la conversazione. E' facile, molto facile dire che forse i dialoghi di Stan Lee sono stantii. E più difficile capire quando i dialoghi di "The Man" invece erano di una prosa devastantemente bella. Il compito del critico è essere provocatorio, e osservare il medium attorno a lui, e le sue evoluzioni. Della serie, per me, moltissimi di quelli che criticano i film sui fumetti perchè sono troppo diversi, allora non amano i fumetti. Anzi, lo vedono come un medium di serie B, e solo attraverso il film può essere innalzato. E' vero? Forse. Fa pensare? Sicuramente. Quante volte non mettiamo sul piatto il lato reale delle cose, e mettiamo solo i nostri sentimenti? Quante volte leggiamo di critica indignata per alcune scelte delle case editrici, e poi un'aggiunta del tipo "Eh, ma tanto io non lo seguo più quel fumetto? E HO FATTO BENE!". E' giusto, è sacrosanto farsi piacere le cose. E' sbagliato dire "questo non mi è piaciuto" e chiamarlo critica.
C'è critica, e critica. La critica da fumetto non fa eccezioni. Personalmente, trovo fastidiosi molti tropi della critica nostrana, come penso che molti lettori trovino fastidiosi certi elementi della critica che scrivo io.
Volevo solo dare un'opinione, ricercata, personale, e critica sul come si faccia critica.
Una buona critica è una critica preparata, ma aperta. Appoggiare qualsiasi cosa di nuovo, distruggere qualsiasi cosa di nuovo, esaltare qualsiasi cosa sa vecchio, sbeffeggiare qualsiasi cosa sia vecchio è, francamente da stupidi. Si esalta quello che funziona, si sbeffeggia quello che non funziona. Poi, non tutti vogliamo fare critica. Molte volte vogliamo solo dire la nostra, una voce nel buio in un mare di opinioni tutte uguali, dove i Vendicatori di Bendis li abbiamo letti tutti e magari tornassero, e quelli di Bob Harras li abbiamo letti in sei e non ne parla mai nessuno. A volte, è liberatorio dare un opinione non ponderata, di pancia. E' sacrosanto, è umano, è bello. Quando ho comprato Camelot 3000 superscontato, ero entusiasta di aver preso un cartonato gigante a poco prezzo. Poi l'ho letto, e ho ritrovato l'emozione di leggere un fumetto senza aspettative, senza fermarmi ad ogni buco nella trama (che ci sono), insomma, mi sono divertito. Essere critico non significa non divertirsi. Essere critico significa, nella mia modesta opinione, provare ogni tanto ad andare oltre la pancia. Ad andare oltre "Il fumetto mi ha divertito", oppure "Mi ha annoiato". Perchè, come con le canzoni, o i film, una seconda lettura può portare qualcosa di nuovo. Schifo (se sono gli Outsiders di Juss Winick) oppure pazzesco entusiasmo (se parliamo di Flex Mentallo).
Di siti, di blogger, di amici, che fanno i critici, come già detto, ce ne sono un soldo la dozzina. Di siti, di blogger, di amici, che lo fanno bene, un po' meno. Me compreso. Non sempre sono perfetto, non sempre sono sul pezzo.
Mi piaceva però condividere con voi questa mia opinione. Perchè il trucco, per fare una buona critica, non è solo dire, dire e dire, ma anche fermarsi ad ascoltare le opinioni degli altri. Per quanto ci facciano arrabbiare, per quanto ci sembrino stupide o futili. Essere critico, non significa essere infallibili. Significa essere mutevoli. Come acqua, come sabbia, some mercurio. L'articolo l'ho intitolato "A che prezzo la critica?". E forse dovrei dare una risposta. Il prezzo della critica è vedere un'opera, e batterne i sentieri meno battuti, è capire come funziona un medium, e quando ha senso rompere le sue regole o rispettarle. E' a volte annoiarsi, e a volte vedere cose così pazzesche da voler spezzare la nostra penna per sempre, perchè se è stato scritto questo, allora io che speranze ho?
La critica, se ben fatta, è un arte. E il prezzo da pagare, è che non si finisce mai di affinare le nostre abilità. Ma, da critico, sono ben contento di pagarlo.

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. E ora, un orda di commenti che dice che in realtà quello che ho detto sui film non è vero. Ma era volutamente provocatorio. Pronti a partire. Let's go!

10 commenti :

  1. Articolo davvero interessante,e pur essendo lungo non annoia per niente!(parlo io che mi annoio leggendo soltanto 3 pagine di un'enciclopedia(le uniche cose che leggo sono praticamente fumetti e qualche libro ogni tanto))
    ps:ho 2 domande per #ChiediloalGiova:
    1)Segui canali youtube?
    2)Cosa ne pensi della distribuzione editoriale dei fumetti in italia?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio per il supporto. E ti rispondo con un "no" e con un "non ho capito bene" ;)

      Elimina
    2. per "cosa ne pensi della distribuzione editoriale dei fumetti in italia?" intendevo dire "cosa ne pensi delle scelte editoriali delle case editrici italiane(es.Panini Comics")?"
      ps:sono sempre Marco,ma uso "anonimo" perché sto avendo problemi col mio account

      Elimina
    3. Mi potresti fare un esempio? Del tipo, perchè pubblicano X e non ristampano Y?

      Elimina
    4. il mio esempio e' simile al tuo:la panini quest'anno ha ristampato la saga del clone(che ammetto di non aver letto,ma ho sentito dire che e' davvero pessima),ma perche' ristampare una saga pessima quando puoi ristampare quando puoi ristampare qualche altro numero o saga a fumetti famoso\a e tra l'altro ben fatto\a?(es.la notte in cui morì Gwen Stacy)

      Elimina
  2. Tosto questo articolo! Mi piace! E la rubrica comics clichè è davvero una delle più interessanti del blog!
    Ho una domanda. C'è qualche altro critico di fumetti (oltre a te stesso) che ti piace/rispetti/segui con attenzione?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi piace molto Benito Cereno di Comicsalliance e Brian Cronin di Cimics Should be Good. Rispetto ne ho sempre poco, perchè seguo molto poco. Mi sembra, ma possosbagliarmi che nell'ambiente si parli sempre solo delle stesse cose. Poi, seguo poco per scelta professionale. Per non scrivere uguale ad altri (e a volte mi è successo) e perchè litigare su internet mi sembra stupido

      Elimina
  3. Bellissimo articolo! Tanto per sapere,cosa ti manca dei Vendicatori? Anche io sono ad un punto cruciale per completare la collezione e forse dopo potrei dedicarmi alla Justice League.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dal 202 al 208 dal 100 al 127 e qualche numero vario della prima serie. Poca roba insomma

      Elimina

I commenti sono sicuramente benvenuti, ma non sono graditi gli spoiler (a meno non siano già negli articoli) o la maleducazione. Cerchiamo di essere degli appassionati di fumetti civili ok? Il commento "anonimo" è probabile finisca nello Spam. Se riuscite ad evitarlo, meglio