Didascalia

Didascalia

martedì 5 aprile 2016

Starman di James Robinson-Le Stelle, la mia destinazione (Awesome Concepts)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che, con questo articolo, raggiunge quota 600. Un numero da capogiro per un piccolo blog come questo. Un numero che è quello che è grazie soprattutto a voi (e vale anche per il blog). Mi ero ripromesso che l'articolo numero 600 sarebbe stato su un fumetto che non solo mi era piaciuto, ma che mi aveva anche cambiato. Quel fumetto, è lo Starman di James Robinson, uno dei due fumetti del quale non pronunerò mai il nome all'americana perchè per me, è Starman, e non Starmen. Signore e signori, centounisti, amici, saltate dopo l'intervallo per saperne di più.
E stavolta, vi insegniamo anche qualcosa. Mica cotiche.


 L'anno, è il 1994, e alla Dc comics stavano succedendo grandi cambiamenti. La moda dell'antieroe armato fino ai denti e con otto milioni di tasche stava andando in letargo, e la casa editrice aveva appena lanciato una nuova idea: "Puntiamo su nomi vecchi, ma volti nuovi. Abbiamo un patrimonio di eroi iconici, ma proviamo a dargli una nuova vita". E, così, si dava al via ad uno dei momenti più belli del fumetto Dc di...beh di sempre. Per fare questo, la casa editrice, deciderà di riprovare una mossa che in passato aveva funzionato alla grande, prendere uno scrittore britannico, dargli da scrivere un personaggio di serie C, e vedere dove la cosa andava a parare. E, come Alan Moore e Swamp Thing e Grant Morrison e Animal Man, James Robinson e Starman divennero così un altro grande centro della Dc.
Ad affiancare James sulla testata, troveremo Tony Harris, disegnatore famoso per il suo stile realistico (Harris usa numerosi modelli e fotografie fatte da lui stesso per dare al disegno uno stile più forte). La coppia prenderà così le redini dell'eroe anni 40 Starman, alias Ted Knight.
Ormai invecchiato, Ted deciderà di lasciare il costume rosso e la sua arma, la barra di controllo cosmico (una sorta di tubo in grado di assorbire l'energia cosmica e tramutarla in energia, che Starman può usare per volare, lanciare raggi e creare primitivi costrutti) al figlio David, fiero di prendere su di sè l'eredità paterna, e diventare il nuovo protettore della città di Opal. In una delle sue prime uscite come eroe, nel numero 0 della sua testata (all'epoca i numeri 0 andavano di moda), David verrà però ucciso. Ma nelle prime tre pagine. Ooooocchei. Sento sarà una cosa più complessa del previsto.
 L'omicidio di David era stato organizzato dalla Nebbia, vecchio nemico di Starman (che i lettori più giovani hanno visto nel telefilm di Flash) in grado di mutarsi in gas. I figli della nebbia, Nash e Kyle, avevano deciso di farla pagare ai figli di Starman, e non solo uccideranno David, ma proveranno anche a fare lo stesso con suo fratello Jack.
Jack Knight...non è proprio il tipo da fare l'eroe. Jack è un artista, un pittore, un collezionista di oggetti vintage. Forse per amore dell'arte, o forse perchè da quando sua madre morì, il nostro ha uno strano legame col passato. Jack è il tipo che farebbe di tutto per dar fastidio a suo padre, che non lo capisce e non l'hai mai capito. Il figlio del più grande eroe di Opal, un uomo rispettabile ma con maniere un po' antiche, scienziato di fama mondiale, che ha più inchiostro nel corpo di una seppia, e gestisce un robivecchi. Insomma, Jack è tutto quello più lontano che può esserci dal padre, e dall'idea di eroe nel senso classico del termine, o in quello moderno. Jack non è un mascellone anni 40, ne un depresso anni 60. Jack è un uomo, formato, che si trova in mezzo all'inverosimile. Quando Kyle viene ad ucciderlo, Jack si difende grazie alle arti marziali che aveva imparato in gioventù, e riesce a fuggire al suo nemico grazie ad un prototipo della barra di controllo cosmico, lasciando però nelle mani del suo avversario un artefatto altrettanto potente, sotto forma di cintura.
 E così, mentre vola nella fredda notte di Opal, Jack vede un gruppo di criminali mascherati darsi da fare. E, contro ogni aspettativa, Jack decide di fermarli. Non importa faccia freddo, non importano tutti i fatti buffi imparati nel corso degli anni. Conta fermare questi pazzoidi.
E un coro, un coro di speranza si alza da Opal. Starman è venuto a salvarci. Di nuovo. Starman.
 Nel frattempo, Robinson ed Harris introducevano anche il comprimario più importante della serie: la città di Opal. Città fittizia al pari di Gotham City, Metropolis e molte altre, Opal City era una città completamente inventata dal team creativo della testata, ed era una città Art deco, fatta di contrasti, di palazzi antichi e moderni, casa di eroi antichi e moderni.
Inoltre, al cast di comprimari si univano la veggente Charity (recuperata da vecchie antologie Horror Dc, che ci rivelerà che anche Jack possiede latenti poteri psichici), la famiglia di poliziotti noti come gli O'Dare, e Richard Swift, il criminale immortale che può manipolare l'oscurità, noto come l'Ombra. Richard prenderà subito in simpatia Jack, e ne diventerà amico, muovendosi sulle note della redenzione mentre il loro rapporto si espandeva. Questo perchè, l'Ombra non ha una casa vera e propria, ma è innamorato di Opal, e farebbe di tutto per la sua adorata città.
 Detto ciò, dopo aver litigato con suo padre, in un percorso di crescita che sarà poi perno della saga, Jack indossa un giubbotto di pelle con una ruota astrologica sulla schiena, una stella da sceriffo, un paio di occhiali da aviatore, e, con una nuova barra di controllo cosmico (un vecchio prototipo, più potente ma meno portatile, essendo più un asta che un tubo), era nato per davvero il nuovo Starman, il protettore di Opal City.
 Armato, e pronto, Jack si scontrerà con Kyle, e, con un sapiente gioco di Flashback ci racconterà dell'infanzia vissuta assieme a suo fratello, e di come sebbene non gli piacesse sempre, lui lo amava.
Inoltre, Jack si ricorderà di non essere sempre stato un adulto furioso, ma di essere stato anche un bambino, per cui il padre non era solo un vecchio noioso, ma un vero e proprio eroe. Jack ucciderà poi Kyle, giurando a se stesso di non commettere mai più un omicidio, ma scatenando l'ira di Nash, sorella del figlio della Nebbia, che giurerà vendetta sul nostro.  E questi, erano quattro numeri di fumetto. Esatto. Se avete visto un inizio più solido in una nuova proprietà intellettuale, basata su un universo condiviso, non so se posso credervi.
 Inoltre, Robinson non dimenticava che vi erano stati molti, molti altri Starman nel corso della storia della Dc. Come ovviare a questo problema? Dando spazio ad ognuno di loro. Esatto. Prendere a piene mani da anni di storie condivise, costruendo una nuova mitologia. C'è qualcosa di più figo?
 Beh, sì. Di base tre cose.
La prima, è che ogni anno di pubblicazione, ci veniva presentato un numero speciale in bianco e nero, chiamato "Parlando con David", una sorta di sequenza onirica che vedeva Jack parlare con il fantasma del fratello, unico elemento a colori dell'albo. Un'idea non solo pazzesca a livello grafico, ma anche gestita con una delicatezza infinita, che mostrava il duo dei Knight imparare a conoscersi, anche quando forse era troppo tardi.
 La seconda, era che Robinson lanciava trame future con un'abilità assoluta. Il colpo di scena finale ha degli indizi nel numero 4. No ve lo giuro. Bastavano due vignette, due pagine, per lasciare il segno. Questo non solo rafforzava il fumetto nella sua totalità, ma giocava molto sul modo stesso di narrare, che esulava dalle solite 24 pagine che ingabbiano il fumetto americano
 E poi, una delle mosse di fumetto più furbe di tutti i tempi. Vedete, in tempi lontani, se un disegnatore non riusciva a finire un numero,o se si voleva dare un po' di pausa a chi lavorava sulle serie regolari, si inserivano dei numeri "riempitivi" detti "Fill-in". Delle storie leggibili a se stanti, che potevano variare di qualità. Robinson scrive tutti i fill-in della serie, ma gli ambienta nel passato. Con il nome di "Times Past" questi riempitivi non solo hanno alcuni dei momenti più belli della serie in assoluto,ma davano un corpo inedito a tutto il cosmo di Starman e di Opal, creando una nuova epica narrativa all'interno dell'universo Dc. E scusate se è poco.
 Detto questo, basta trama. E basta lettori credo, ma per voi quattro che siete rimasti, la domanda sorge spontanea. Perchè fermarsi qui? Perchè non parlare ancora un po' di questo fumetto? Attenzione, non ho detto che smetto di parlare. Ho detto che non faccio più riassunti di trama. Per un motivo molto semplice. Starman, va gustato, con i propri ritmi. Non posso dettarvi io come leggerlo, non posso fare una selezione personale di un fumetto che è oltre il personale. Certo, posso parlare di qualche momento di tecnica sopraffina. Ad esempio, un arco narrativo dove si racconta in ogni numero la stessa giornata vista attraverso gli occhi di tutto il cast del fumetto. E che ha una scena dove Jack combatte un palazzo pieno di sgherri nudo e disarmato.
 Posso parlare di come l'epopea di Starman fosse legata a doppio filo con gli eroi anni 40 della Dc, dimenticati o persi di vista, e che non solo sarà strumentale per il loro rilancio in grande stile, piantando dei semini anche per una testata non sua, ma di come ci fosse del vero rispetto ed amore, einfuso in questi personaggi, al quale verrà data nuova vita. Primo fra tutti, Wesley Dodds, alias Sandman. Un tizio senza poteri, ma con una maschera antigas e una pistola a gas soporifero. Un uomo di quasi cent'anni, che verrà ispirato da Jack per riprendere per un poco i panni del suo alter-ego e sconfiggere di nuovo il male. Ripeto, un uomo di ottant'anni la cui sete di giustizia non si è mai spento. Un uomo debole, malaticcio che ha paura di perdere la vita in combattimento. Ma la vita, si misura in qualità. E quindi, anche se dovesse morire, Wesley Dodds, morirebbe contento, sapendo di aver salvato il futuro del mondo degli eroi. Non me ne era mai fregato nulla di Sandman, ma dopo questa saga (che oltretutto ha vinto un oscar del fumetto), sono un fan. Perchè nei fumetti, si può.
 Oppure della semplice, e tristissima parabola di redenzione del mostro zombie Solomon Grundy, che ferma la morte di un gruppo di persone perchè, molto semplicemente chi è forte può difendersi da solo, ma chi è più forte deve difendere gli altri? E Grundy è il più forte che c'è.
 Possiamo anche passare ore ed ore a parlare del rapporto fra Jack e suo padre, che, purtroppo, grazie alla tragedia condivisa un'altra volta cresce e si evolve, facendo conoscere ad entrambi lati della loro personalità che non avevano mai immaginato, in una storia dove il figlio capisce che finchè non sarà padre, difficilmente capirà cosa significhi esserlo, e dove il padre capisce che non possiamo vivere attraverso i figli. Una grande, grandissima storia, dove il più grande eroe di Jack, non è Batman, o lanterna Verde. Ma è suo padre. E dove il più grande eroe di Ted, è Jack.
"Quando racconterai di me ai tuoi figli Jack, mentigli, e fammi sembrare figo" "Nong li mentirò mai".
 O, dal lato meno emotivo, e più avventuroso non possiamo non citare come Starman si muova letteralmente ai quattro angoli dell'universo Dc, esplorando passato presente e futuro di questo arazzo di narrativa e di eventi, fatto sia di tizi vestiti da scemi, ma anche di avventure incredibili, sempre spaziando con la tecnica narrativa, prendendo a piene mani da idee venute prima, e rilette in chiave moderna. Nel frattempo però, Tony Harris avrà lasciato la serie, e le redini del disegno saranno lasciate a Peter Snjejberg, più schematico e "duro". Ma questo non toglie che i paesaggi, e il contorno di Starman abbia dell'incredibile ad ogni lettura, e rilettura.
 Ogni singolo comprimario in Starman ha una sua storia. Che finisce, in un gran finale di proporzioni gigantesche, dove tutta Opal è in pericolo, e dove tutti i personaggi visti nella serie devono fare la propria parte. Tutti. Non vi ho parlato del mio secondo personaggio preferito di questa storia. Jake "Bobo" Benetti è un rapinatore di banche, superforte ed invulnerabile. In un accesso d'ira, Bobo ucciderà la moglie senza volerlo. E così, il nostro deciderà di lasciare il crimine, e diventare un guardiano. Non un supereroe, ma proprio una sorta di responsabile della sicurezza. Nel gran finale, Bobo verrà crocifisso e pestato. Ma poi, con la sola forza di volontà, riuscirà a liberarsi. E tornerà a fare quello che sa fare meglio: menare le mani, questa volta per salvare Opal. Ma questa volta, chi l'ha intrappolato, ha fatto un errore. Pensava che il dolore avrebbe distrutto Bobo. Ma Per Jake Benetti, il più grande dolore è la mancanza. La mancanza di sua moglie. Che ha amato, e ama ancora oggi. Jake non si perdonerà mai. E anche mentre si prende la sua vendetta, ha un solo pensiero per la testa. Sua moglie. E ora, per chi vuole distruggere Opal sono guai. Bobo è tornato. E vi insegnerà una cosetta sulla vendetta.
 E poi, dopo 81 numeri, due annual, un numero "Un milione", nel 2001 Starman finisce.  Tornerà poi per un breve periodo durante il crossover "La notte più profonda", dove i morti tornavano dalle tombe e potevano essere sconfitti solo da Capitan Planet dalla luce, e la Dc in una mossa di marketing molto furba aveva fatto tornare dai morti anche delle testate cancellate.
Come finisce? Come deve finire un fumetto. Secondo la lezione del re. Finisce in modo agrodolce, risolvendo tutte le trame in sospeso, ma con molti, troppi colpi al cuore.
Starman finisce come è iniziato, in un modo strano, complesso e fuori dagli schemi. Anzi, un po' di schema ce l'ha. Perchè Starman, è poesia.
 Starman è una serie postmoderna. Dopo aver visto che praticamente il modo "Classico" di raccontare i supereroi aveva fatto praticamente tutto, Robinson decide di raccontare come si racconta, in un gioco alla citazione mai intrusivo, ma sempre spinto alla curiosità, e alla voglia di raccontare quello che vuole: una bella storia di supereroi, ma per il pubblico moderno. Un pubblico che non aveva mai visto un eroe come Jack Knight, un pubblico che voleva qualcosa di più.
Starman è un viaggio. Un viaggio lungo, e complesso, non senza scossoni o punti morti.
Ma un viaggio, dove la destinazione sono appunto le stelle, l'olimpo del buon fumetto.
In Italia, Starman non venne pubblicato in versione integrale per anni, e io sapevo che dovevo vedere come andava a finire. Ho comprato quindi gli ultimi due volumi in inglese. Ma non sapevo l'inglese. Beh, l'ho imparato. Per leggere Starman. E devo dire, che ne è valsa la pena.
Il termine "capolavoro" è talmente tanto abusato che non significa più nulla. Quindi, vi dirò questo, Starman è un fumetto Autore. No, non d'autore, anche questo è un blog d'autore, l'autore sono io, ma un fumetto che ti accresce. Un fumetto che non solo ti insegna veramente qualcosa, anche solo al livello di fatto simpatico messo lì per dar corpo al personaggio, ma che ti spinge ad essere curioso, ad esplorare, a trovare la tua dimensione di lettore. E perchè no, anche di narratore.
Starman sembra un esercizio di stile, ed in effetti lo è. Non ci sono due numeri uguali in Starman, una serie che non ha mai paura di non prendersi troppo sul serio, e di avere a fianco a dei momenti di azione travolgente, di pathos strappacuore, dei momenti di sano umorismo.
E' vero, è sempre molto più facile fare cose pazzesche con personaggi di serie B. Questo perchè i personaggi di Serie A hanno delle regole importanti, che uno scrittore deve seguire. Batman non uccide, Tex non manca mai il bersaglio, Obelix non può bere la pozione. Però, anche senza regole, e con un mondo di possibilità davanti, Robinson fa il miracolo, e tira fuori un qualcosa che trascende se stesso. Non importa se alcuni dialoghi siano legnosi e fuori moda (il parametro di "figo" è Chris Isaak. Che è fighissimo eh, ma molti di voi lo stanno googlando adesso), perchè la storia, la narrazione ti prendono e non ti mollano più. E ne esci solo alla fine degli 81 numeri. O forse, non vi esci mai più, e ti ritrovi a rileggere Jack Knight ogni volta che sei giù, e a citare il fumetto senza che nessuno se ne accorga.
Starman, doveva essere l'inizio di una nuova epopea, e non so se ci sia riuscito. Non abbiamo avuto altre regolari di Starman dopo questo exploit. E forse è un bene. Certo, il personaggio Jack Knight è di proprietà di Harris e Robinson, quindi è molto difficile che, nel clima da grande azienda Dc lo rivedremo mai, se non nelle ristampe di questi albi, ma la storia di Jack Knight, è finita. Come tutte le belle storie.
Ma la sua eredità, vive per sempre. Attraverso l'influenza che ha avuto non solo nei confronti del personaggio Starman, ma di tutto l'universo Dc.
Pochi fumetti capiscono che l'eroismo non ha solo una forma, ma moltissime, come lo fa Starman.
Ancora meno fumetti, sanno che però una narrazione potente, è la sensazione più dolce. E di nuovo, questo Starman lo sa. E molto, molto bene.
E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. 600 articoli. E ancora così tanto lavoro da fare. E questo sapete cosa vuol dire? Che anche se siamo alla fine di questo articolo, siamo di nuovo pronti a partire. Let's go!

10 commenti :

  1. So cosa devo cercare a Etnacomics quest'anno.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' un po' caro perchè son molti numeri, ma c'è una bella ristampa in Omnibus che contiene tutto!

      Elimina
    2. Punto a quella, spero ci sia...

      Elimina
    3. È una ristampa recente comunque. Non dovrebbe esser impossibile

      Elimina
  2. Si vede il tuo amore per l'opera. Bell'articolo :)

    RispondiElimina
  3. Bell'articolo!
    ...E complimenti per i 600 post!!! :)

    RispondiElimina
  4. Gran bel fumetto! Con quali altri personaggi la DC tentò la stessa opera di ammodernamento?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Flash, Lanterna Verde, The Ray, Superman (inserendo i vari Supermen post morte di Clark), Batman (con il Knightfall e il terzo Robin)... Per un po' anche Wonder Woman (male). E poi Starman farà rifondare la JSA. In una saga lunga e molto bella

      Elimina

I commenti sono sicuramente benvenuti, ma non sono graditi gli spoiler (a meno non siano già negli articoli) o la maleducazione. Cerchiamo di essere degli appassionati di fumetti civili ok? Il commento "anonimo" è probabile finisca nello Spam. Se riuscite ad evitarlo, meglio