Didascalia

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lunedì 7 marzo 2016

Just a Pilgrim di Garth Ennis-La Recensione Onesta

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che più o meno conosce il suo pubblico. Oggi, il mese delle richieste cede il microfono al centounista Daniele, che ci ha chiesto di parlare della mini "Just a Pilgrim". Dunque, di solito, in questo blog si recensice tutta la storia, passaggio per passaggio. Un po' per abitudine, un po' perchè le views dettano che le recensioni di quel tipo siano quelle che piacciono di più. Però, per statuto, Comicsverse 101 è un blog per famiglie, e il fumetto di cui trattiamo, semplicemente non lo è. E quindi, per fare un compromesso, abbiamo pensato di recensire Just a Pilgrim come di solito recensiamo i film, o come abbiamo recensito altre storie (come V Per Vendetta o Devil:Giallo). Detto questo, nell'articolo non ci sono immagini forti. Nel fumetto, sì. Lettore avvisato...
"NESSUN RIASSUNTO? NON E' PROPRIO IL TUO ARTICOLO MIGLIORE!" E ci credo. Scrivo molto più io e meno l'autore senza il riassunto!


Dati Tecnici
 Pubblicata nel 2001 dalla meteorica casa editrice Black Bull (che era di proprietà della Wizard Enterteinment, ovverosia la ditta che produceva "Wizard", per anni il magazine di riferimento del mondo del fumetto), "Just a Pilgrim" è una storia di Garth Ennis, con disegni di Carlos Ezquerra, della durata di cinque numeri. Di recente, i diritti della serie sono stati comprati dalla Dynamite Comics

La Trama

In un futuro non troppo lontano, il nostro amato sole darà vita ad un evento cosmico noto come "espansione della corona", meglio noto come "La scottatura", che farà evaporare gli oceani del mondo, uccidendo gran parte della popolazione umana, che ora vive in enormi deserti, sopravvivendo come può. Anche perchè, non solo la civiltà si è involuta, ma il mondo è anche popolato da vari tipi di mostri, non solo su due gambe. La nostra storia racconta di Bill Shepard, un piccolo fuggiasco, che incontra assieme al suo gruppo di riferimento, un uomo misterioso, con una cicatrice a forma di croce sull'occhio. Facendosi chiamare solo "Il Pellegrino", il nostro dimostra un'abilità nel combattimento e nella sopravvivenza spaventosa, oltre che ad una mira quasi infallibile.
Avendo trovato il signore dopo la scottatura, il Pellegrino ha deciso di camminare per il mondo, facendo quello che ai suoi occhi era il lavoro di Dio. Ovviamente, le cose non andranno mai superbene per il gruppo dopo aver incontrato il pellegrino, che nasconde un grosso segreto.

 Che cosa c'è di buono
 Se c'è una cosa che Garth Ennis sa fare bene, è scrivere i dialoghi. Arguti, reali, e pesanti, i dialoghi di Ennis, che spesso virano anche su argomenti forti e pesanti, sono comunque estremamente serrati e ben studiati. Il Pellegrino riesce davvero a sembrare un pazzoide, ma competente. La storia è strutturata come un western post-apocalittico, ma portato all'estremo, e tutto il contorno è gestito abbastanza bene, considerato anche il poco spazio dato dai soli cinque numeri.
I disegni di Ezequerra, un pelo stilizzati hanno un range di espressioni pazzeschi, e si sposano molto bene con la violenza rovente dei proiettili che volano per tutto il fumetto, e danno alla storia una personalità ben definita, e un look di sicuro molto riconoscibile.

Cosa c'è di non buono
 Tutti i personaggi di contorno, il "cattivo" compreso sono delle sagome di cartone, di cui si poteva fare a meno. Sostituirle con una scatola e uno spaventapasseri sarebbe stato lo stesso. Il segreto del pellegrino è (almeno la parte più "grossa"), abbastanza comprensibile da alcuni indizi un po' troppo pesanti, e ne ammazza un po' la gravità. Il tema filosofico di base della storia, è di basso, bassissimo livello, che non va oltre l'idea di mondo che può avere il classico adolescente risentito che confonde il realismo con il pessimismo.

Giudizio Finale
Garth Ennis, non è un autore per tutti. Truce, politicamente scorretto e violento, il nostro non scrive i classici fumetti per tutti. Però, è un mostro di bravura, era il tipo che scriveva contemporaneamente la saga di Preacher, che metteva in discussione l'idea di Dio in modo pop e intelligente (sebbene in alcuni casi con molto cattivo gusto), e Punisher, che riscriveva come si poteva fare un fumetto violento. Insomma, checchè si sia nella sua audience o meno, non si può non dire che il nostro sia un bravo scrittore. In Just a Pilgrim, Ennis stesso si dimentica di esserlo. Probabilmente uno dei peggiori lavori dell'autore nel parere chi scrive, Just a Pilgrim dimentica la crudezza pop con la quale Ennis riesce a dare i suoi messaggi, e la sostituisce un colorante artificiale di maturità e di humor nero di bassa lega per darci una storia di cui, francamente non si sentiva il bisogno. Il Pellegrino è un generico eroe cupo e misterioso, che salva tutti pur essendo tutto fuochè un santo, il "cattivo" è minaccioso solo il tempo di una gag, e anche la crudezza e la potenza creativa che ha tutto l'ambiente in cui la saga viene inserita non riesce a salvare la trama più semplice del mondo. Certo, c'è un colpo di scena alla fine, ma come tutti i colpi di scena della mini, si capisce al secondo numero. Non c'è creatività in "Just a Pilgrim", c'è un seguire i binari di un genere visto e rivisto, senza inventare o aggiungere nulla. Si fatica quasi a vederlo come un lavoro di Ennis, mancando quel mordente, quel voler dare fastidio ma far pensare allo stesso tempo, che purtroppo si riduce solo al fastidio. Di essere ancora al numero tre. E ci sono ancora due numeri da leggere. Un vero peccato, perchè davvero, l'idea di fondo poteva essere simpatica, ma l'esecuzione, almeno dal lato della storia, il lato del disegno è abbastanza buono, è sottotono, e quasi annoiato, tanto che non riesce a capire se vuole essere un'avventura lenta, o una veloce. Insomma, non dico che sia il fumetto più brutto che abbia mai letto, perchè andiamo, Crisi d'Identità sei ancora lì fuori, ma sicuramente non è un fumetto che consiglierei, neanche agli appassionati di Ennis. Just a Pilgrim prende un coniglio e mezzo su cinque.

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. "MA GIOVA! ESISTE ANCHE UN SEGUITO!" E il suo unico pregio è che dura un numero in meno. Pronti a partire. Let's go!

8 commenti :

  1. Non proprio il miglior Ennis, specialmente quando snocciola le lunghissime origini del Pellegrino, che tolgono un pò di fascino al personaggio. Cheers!

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    1. Che poi, secondo me le origini ci stavano. Però miseria ladra se poi ci giochi poco... Grazie del supporto!

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  2. Se dico che mi é piaciuta, anche se riconosco i punti deboli fatti notare date, vengo espulso? Comunque bisogna riconoscere che il pellegrino sa come entrare in scena

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    1. Ma no. Se dovessi espellere tutti quelli in disaccordo con me avrei un blog vuoto. Il mio manifesto è recensire prima, e opinione mia poi. A me piacciono un pacco di cose brutte ;)

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    2. Non ti nascondo che mi sarebbe piaciuto leggerne altre avventure, avrebbe dovuto essere più come personaggio, forse anche Castenado e i suoi pirati. Piccolo off topic, di Garth Ennis hai già recensito Crossed? Comunque il seguito non è malvagio, anche se è sulla stessa linea e prende spunto dalle idee sulla religione di Ennis

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    3. Il seguito è un lavoro sul personaggio che lo demolisce, e gli dà una "redenzione" di cui francamente non sento il bisogno. Di "Crossed" mi piace un pacco l'idea. L'esecuzione un po' meno, ma non è che si può far molto con quel tipo di storia.

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  3. Sono d'accordo, anche se secondo me è un fumetto godibile. Intendo, tralasciando le parentesi pseudo-filosofiche è comunque divertente da leggere in certi punti. Grazie per il post comunque!!

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    1. Per carità, il divertente si trova, ma non nell'esperienza totale. Il messaggio è un po' il centro della storia, e non regge. Grazie a te per il supporto!

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