Didascalia

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domenica 6 dicembre 2015

Capitan America: Deathlok vive!-La storia di Capitan America più bella di sempre (Awesome Concepts)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che probabilmente ha creato una nuova rubrica senza saperlo. Buffa la vita.
Capitan America, la sentinella della libertà, il paladino della libertà, è un personaggio con alle spalle numerose incarnazioni, e cicli molto diversi l'uno dall'altro. Ma c'è un ciclo spesso sottovalutato, che però contiene quella che è, nel parere di chi scrive la storia del Capitano più bella in assoluto. Per saperne di più. basta un saltino dopo l'intervallo!
Già in copertina c'è Cap che si picchia con un cyborg zombie. E potrei smettere di scrivere qui.


 Storia pubblicata fra il 1983 e il 1984, e sviluppata su Captain America (volume 1) 286/289, testi di J.M DeMatteis e disegni di Mike Zeck, questa avventura ha un inizio poco convenzionale: sui binari della metropolitana dei giorni nostri...beh del 1983, arriva un misterios personaggio dal LONTANO FUTURO DEL 1991! Non c'erano neanche i Power Rangers nel 1991, cioè, che sfiga è essere così vicino alla gloria e non poterla vedere?
Questo personaggio è Luther Manning, noto nel nostro presente come Dethlok, un potentissimo Cyborg con un computer nel cervello.
Questa versione di Luther, si rivela così un clone del Deathlok originale, mandato nel passato per ritrovare la sua versione robotica, che si era persa nel nostro tempo.La missione del nostro lo porterà all'interno di una base segreta della multinazionale fittizia (e malefica) nota come Brand Corporation.
Siccome però Luther è vestito di rosso e grigio, e ha una pistola gialla assurda, non è proprio un personaggio che passa inosservato. Quindi, Capitan America, che passava di lì per caso con la fidanzata Bernie, si lancia al suo inseguimento, e, fidandosi di lui perchè è Capitan America per l'amor del cielo, lo segue.
Entrati nel complesso, gli eroi scoprono un enorme fabbrica piena di soldati e impiegati di un altra multinazionale malvagia, la ROXXON Oil. Il computer nella testa di Luther, gli dice che Dethlok è vicino. E non ha torto, infatti il cyborg è nell'ombra, e spara al suo clone. Qui ci vogliono anni di terapia ragazzi.

E siccome Dethlok non era stato sulle scene da un po', il nostro, anche grazie all'aiuto dei soldati, riuscirà a sconfiggere anche Capitan America, e si avvicinerà al corpo del se stesso clonato, che stava ormai per morire.
Questa era l'apertura che Luther aspettava: toccando Deathlok, il suo computer si interfaccerà con quello del cyborg, ridando al nostro tutti i suoi ricordi, e riportandolo dalla parte degli angeli, e dando la possibilità ai lettori di sapere chi fosse Dethlok. Quasi come se i fumetti fossero un medium seriale fatto apposta per catturare anche il nuovo lettore....Mmmm....dove l'ho già sentita questa storia?
Dethlok proverà quindi a tornare nel futuro, e siccome il titolo sul fumetto non è "Dethlok il demolitore" (anche se un sacco di volte ho visto il titolo "Vendicatori" e poi leggevo solo di Luke Cage) ma Capitan America, il figlio di mamma Rogers seguirà il cyborg, per arrivare nel 1993...Che però è un futuro distopico e in rovina governato dai robot. Buffo. Non me li ricordo io, ma forse la mia tata gli aveva sterminati tutti a mani nude. Ne sarebbe stata capace.
Qui, Cap farà la conoscenza di Godwulf, una sorta di Tarzan biondo, che era un comprimario di Dethlok (dove per "comprimario" voglio dire "è apparso un paio di volte) e con il suo gruppo di ribelli. Che sono descritti, ma non fanno nulla. Però oh, dà corpo alla storia ed erano gli anni 80, avevano appena scoperto che le didascalie le potevi usare in un mondo e mezzo di modi.
Godwulf si rivelerà un ex impiegato Roxxon che, nel 1983 aveva preso parte ad un progetto della compagnia noto come "Comando Ennesimo", che era riuscita con un attacco ben preparato e tecnologia da fantascienza ad uccidere tutti i supereroi più potenti. Questo aveva portato ad un mondo dominato dalle corporazioni, ma che cadrà velocemente sotto il controllo della nuova razza dei robot, creati per essere super-soldati.
Al comando del mondo, ora stava Hellringer, un ex soldato con corpo robotico e solo cervello umano, che tiene sotto controllo il quartier generale di Godwulf, e sa quindi che lui, Cap, Dethlok e la banda dei tizi che si presentano ma non fanno una fava si preparano ad attacarlo.
Hellringer non teme l'assalto perchè possiede una fortezza quasi inespugnabile, dotata anche di un labirinto semisenziente che riesce a mettere fuori combattimento tutti gli eroi tranne Cap e Dethlok.
Hellringer ci sperava, poichè fra i suoi poteri c'è quello di controllare ogni robot, e, facendo leva sulla parte meccanica di Dethlok, il nostro riesce a rendere Luther uno schiavo, fino a quando il nostro non riesce a ribellarsi, e urlando "NON SONO UNA MACCHINA! SONO UN UOMO! UN UOMO!" in una di quelle cose che ovunque tranne che in fumetto sarebbe una cosa fessa, ma invece è di un ganzo che fa scuotere i muri, Luther uccide il tiranno, e riporta la libertà nel futuro, che può così inziare a ricostruire.
E questo....questo era il prologo. Questa non è la storia più bella di Cap.La storia più bella, è il numero 289. Ma volevo darvi il contesto della storia. Cap torna nel nostro presente, il giorno stesso dell'attacco del Comando Ennesimo, e grazie all'aiuto di Godwulf conosce l'ubicazione del centro di controllo del gruppo, e può quindi assaltarlo. Da solo. Perchè il centralino che il nostro prova a chiamare per avvisare i Vendicatori non crede che lui sia il vero Capitan America. Sapete, c'era un momento in cui questa cosa era quasi verosimile.
E quindi, siamo qui. Un uomo solo, contro un esercito. Un uomo armato di uno scudo, e con una bandiera attorno al petto. Sfondando un vetro, nella miglior tradizione di Kirby, Cap si ritrova circondato. Sapete, forse a volte gli scagnozzi dovrebbero imparare che non basta una folla e un po' di muscoli, per fermare Capitan America.
Il comando Ennesimo, allora lancia la sua arma finale. Un robot. Gigante. Telepatico. Che controlla la paura. Un mostro inarrestabile, che mette in seria difficoltà il capitano a livello fisico, potendo prevedere ogni sua singola mossa. Ma, anche le macchine, sbagliano. L'errore del robot, è dire al Capitano che ormai è inutile, un relitto del mondo passato.
Steve Rogers, Capitan America, per un solo, singolo secondo, vacilla. Forse il robot ha ragione. Forse il nostro è solo un Don Chisciotte, che combatte i mulini a vento. Ma poi, quell'uomo, che combatte il male e i bulli con uno scudo, che non è un arma, ma è qualcosa con cui può difendere chi non ha la forza di far sentire la sua voce, si ricorda di una cosa: quando indossa quel costume, e solleva quello scudo, il nostro prende tutti i sogni di chiunque abbia mai sognato un mondo di libertà e giustizia, sogni che non sono deboli ma che possono muovere il mondo intero, e in quel momento, quei sogni, diventano anche i suoi. E con un colpo di scudo, il vecchio compagno, il Capitano sconfigge il robot, che si rivelerà essere solamente un computer telepatico, creato per creare follia in chi veniva colpito dalle sue onde. Tutti quelli su cui il comando Ennesimo l'aveva testato erano Impazziti. Cap No. Ma perchè non era solo. In quel momento, Cap indossava il costume. E quindi, anche noi eravamo con lui. Anche nel 2015. Scusate ho gli occhi lucidi.

E, siccome questo numero faceva parte di una buffa iniziativa dove le testate erano gestite non dagli editor "titolari" ma dai loro vice, la storia finisce con cinque pagine umoristiche, dove Bernie, la fidanzata di Cap, sogna di essere la sentinella della libertà, solo per essere svegliata da Cap, che dopo aver viaggiato nel tempo, aver sconfitto cyborg e robot, e aver salvato il mondo dal Commando ennesimo distruggendo la loro tecnologia, era tornato dalla donna che amava. E questo, è un bellissimo lieto fine.
Capitan America 289, mi colpì come un palla da demolizione in quel lontano 2008, in cui lo comprai nel periodo in cui acquistavo scatole intere di albi "tutto ad un euro", e continua a colpirmi oggi come allora. Questo perchè, come storia, ha un sacco di elementi: la fantascienza, un mondo di supereroi, Cap contro un sacco di gente, il suo essere comunque soldato e il suo essere eroe, uomo e supereroe. Mancavano solo i nazi, e sarebbe stata tutto quello che è Cap.
Ma, la cosa più importante, è il momento contro il robot. Pochi, pochissimi autori sanno colpire il punto in una storia con poche parole. DeMatteis e Zeck, qui ci riescono. E' facile, fermarsi a Cap come "il soldato americano che segue l'america", ed è la stessa cosa che si dice di Superman. Già qui, pensare che Superman alla Marvel come superpotere ha lo stancarsi poco ed essere un pelo forte è emblematico, ma fermiamoci un secondo. Capitan America, Steve Rogers, è sì un soldato. E' sì fedele. Ma non alla sua patria. Quando la patria si è dimostrata corrota, Steve ha lasciato il costume. Perchè Steve, è fedela la sogno: libertà e giustizia per tutti. Per tutti, non conta se sei un barbone wrestler, un pappone afroamericano, una ex-criminale, Steve crede che tu possa cambiare ed essere diverso. E lo fa perchè ci crede davvero, crede nelle persone, che se tutti lavorano assieme, e se tutti sognano e agiscono per un mondo migliore, il mondo migliore arriverà. E lui, fa il primo passo. Si mette in gioco, si mette un costume, e porta con sè uno scudo, e porta in giro il sogno che, a volte, un uomo può fare la differenza. Quando sogna, quando non molla mai, e quando fa qualcosa per gli altri. Aiuta anche, che quell'uomo si Capitan America. L'uomo che di fronte ad un mostro, pensa che per sconfiggerlo, servano solo due cose: coraggio e abilità. E la cosa meravigliosa, è che ha ragione.

E anche per oggi è tutti. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. Le due vignette con Cap contro il robot, sono appese in camera mia sotto lo scudo di Cap di plastica, ed erano nella mia tesina di maturità. Pronti a partire. Let's go!

4 commenti :

  1. come tu insegni, con coraggio, abilità e due parole sulle labbra...

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  2. Questa storia è una leggenda pura :)

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    1. É davvero una di quelle che si prende un pezzo di cuore, e se lo tiene con se :)

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