Didascalia

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mercoledì 4 novembre 2015

L'ultima caccia di Kraven-la recensione onesta (Awesome Concepts)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che forse un anno fa vi aveva promesso che avrebbe parlato di questa saga. Sapete come siamo, facciamo promesse lunghe, ma poi le manteniamo.
Probabilmente la seconda idea fumetti più furba del mondo tondo, l'Uomo Ragno ha avuto al suo attivo migliaia di storie. Quella di cui parliamo oggi, è probabilmente una delle più belle di tutti i tempi.
Per saperne di più, basta saltare dopo l'intervallo!
Non ha molto senso mettere un'immagine con la tomba del protagonista che ne esce. Uccide la suspense. Ah-Ah, uccide.


 Miniserie in sei parti del 1987, pubblicata tutta di fila su tutte e tre le testate dell'Uomo Ragno, "L'Ultima Caccia di Kraven" prenderà vita su Web of Spider-man 31/32, The Amazing Spider-Man 293/294 e The Spectacular Spider-Man 131/132.
La nostra storia, scritta da J.M DeMatteis e disegnata da Mike Zeck, ha una genesi buffa. Nata come avventura di Wonder Man, poi trasformata in un'avventura di Batman e nel finale tramutata nella mini di cui andremo a parlare, vedeva come nuovo rivale del ragno un personaggio nuovo. Ma dopo aver letto di Kraven sull'enciclopedia Marvel dell'epoca (tipo questo blog ma con meno belinate) di Kraven, J.M Cambierà idea.
Il protagonista della nostra storia, è infatti proprio Kraven, alias Sergei Kravinoff, nobile russo che dedicherà la vita alla caccia grossa, arrivando anche a potenziarsi con pozioni mistiche africane.
Ma, seppur il cacciatore abbia sempre catturato la sua preda, una gli era sempre sfuggita: l'Uomo Ragno.
 Questo, porterà il buon Sergei a sviluppare una vera e propria ossessione per il suo rivale. Un'ossessione così potente, così virale, che l'unico modo per esorcizzarla, sarà quella non solo di sconfiggere il ragno, ma di DIVENTARE il ragno. Qui lo dico, e qui lo difendo. Mike Zeck? Forse ha uno stile molto semplice, ma porca miseria se è bravo.
 Fatto sta che, sulle parole di William Blake, e il suo famoso poema simmetrico "Tigre Tigre", Kraven riuscirà dove aveva sempre fallito.
Spinto dalla sua folle dedizione, il nostro non solo riuscirà a catturare il ragno, ma anche a sparagli. E ad ucciderlo. Il fatto che in copertina ci sia scritto "mini 1 di 6" mi dice che probabilmente il nostro sopravvive. Ma lo stesso, il momento è forte. Lo giuro.
 Nel frattempo, nel mondo di superfice, Mary Jane Watson, di recente sposata con l'Uomo Ragno (come è giusto che sia) si preoccupa per il marito.
E, facciamo la conoscenza di un altro giocatore di questa caccia mortale: Vermin, un folle ibrido uomo/ratto cannibale la cui violenza era stata messa contro l'Uomo Ragno, che aveva vinto solo grazie all'aiuto di Capitan America.
 Fatto sta, che Kraven passerà allo step successivo del suo piano. Si metterà il costume dell'Uomo Ragno, e porterà la sua voglia di giustizia violenta sulla strada. E lì incontrerà anche Mary Jane, che però capirà che l'uomo in nero non era suo marito.
 E poi, Kraven si picchierà con Vermin. Sconfiggendolo. Sconfiggendo quello che nella sua mente malata (si dice che la madre di kraven fosse pazza, il rapporto del personaggio col suo passato è molto importante nella storia)è l'unico nemico che il Ragno non ha mai sconfitto, effettivamente sconfiggendo per sempre il suo nemico.
 Ma! Nella tomba dove Kraven aveva lasciato Peter, il nostro lottava. Lottava contro la morte stessa, lottava contro un pazzo che lo credeva più ragno che uomo.
Ma signori, signore. Mettiamo in chiaro una cosa. A quattordici anni, Peter Benjamin parker si mise un costume. E a quattordici anni, di definì non un ragazzino ragno, ma un UOMO ragno.
Uomo nel senso di umano, uomo nel senso di avatar di tutti. Uomo nel senso di persona che prende le sue responsabilità, come ogni uomo, o donna fa.
 E soprattutto, un uomo che ha un grande vantaggio su Kraven. Un vantaggio che non è il sangue radioattivo, ma l'amore per una donna. "Mary Jane, io ti amo". Solo questo pensa Peter. "Mary Jane, io ti amo".
E così, dopo due settimane di coma e di incubi, debole e ferito, l'Uomo Ragno si libera. E signori, signore, può sembrare strano, può sembrare troppo zuccheroso. E forse lo è. Ma se liberarsi da tutto quello che il mondo ci lancia grazie all'amore vi sembra scemo, forse non siete mai stati innamorati.
 E cos'è la prima cosa che fa l'uomo che ha vinto la lotta contro la morte? Va da sua moglie. E boh gente, se qualcuno mi dice che non si possono scrivere bene i personaggi sposati, io mi arrabbio. E ora sapete perchè.
 L'Uomo Ragno si lancia all'inseguimento di Kraven, che lo mette contro Vermin. Ma anche sottoposto a torture e sofferenze immani, Peter si rifiuta di uccidere il mostro cannibale, e lo lascia andare. Sconfitto, su tutti i fronti, Kraven lascia andare il nostro eroe, e, con una fucile in bocca, si toglie la vita.
 Nel finale, Peter si lancia di nuovo nella lotta contro Vermin, e riesce a consegnarlo alla giustizia, in un finale agrodolce come poche cose. Perchè?
 Perchè sì. Peter torna a casa dalla moglie. Vermin finisce in manicomio. Ma Kraven...Kraven viene seppellito in silenzio. Sulle parole di William Blake, e del suo poema simmetrico "Tigre Tigre".
 Sei numeri sono pochi. Ma sono anche abbastanza. Mi spiego meglio. Quando si ha a disposizione un personaggio che ha alle sue spalle quasi trent'anni di avventure (all'epoca almeno), ci si possono permettere dei segnali di stile. Perchè ormai si è creata un'idea di chi sia il personaggio, di come si muova, di come parli, di come pensi.
E questo vale per l'Uomo Ragno. Kraven, era un nemico classico del personaggio, ma, a dirla tutta, non era sicuramente quello che spiccava di più.
Eppure, con pochi sapienti colpi di penna e matita, la coppia DM e Z è riuscita a renderlo, almeno in questa mini, un vero classico del tragico.
E possiamo parlare dei segnali di stile letterari, possiamo parlare del dramma filosofico per niente spicciolo all'interno della testata, possiamo parlare che porca miseria c'è un supereroe che vince coi sentimenti e che non ha paura di mostrarli.
Ma possiamo anche parlare della delicatezza brutale che contraddistingue questa mini. Come una pantera, che si muove con leggerezza, ma che può farti a pezzetti con un solo movimento.
C'è una brutta storia di depressione e follia, che sebbene incapsulata in un fumetto con un tizio scemo in mutande da leone, ha comunque rispetto e tatto nel trattare certi argomenti. E poi ha un cattivo folle, ma in un altro senso.
E' una storia sulle simmetrie. Uomo/animale, Folle A/Folle B. Coppia/solitudine e tanti altri piani di lettura catottrici (riferiti agli specchi NotadelGiova) che si fanno notare un po' alla volta, ad ogni rilettura.
E' una storia, che dà da pensare, e da parlare. E non tutte le storie ci riescono. L'Ultima caccia di kraven prende cinque conigli su cinque. Consigliatissima a chiunque.

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti.J.M Dematteris e Mike Zeck hanno anche fatto il miglior Capitan America di tutti i tempi. No lo giuro. Pronti a partire. Let's go!

18 commenti :

  1. Condivido in pieno quello che hai scritto, dico solo che a me dispiace per Vermin, più che altro per la sua storia in generale.

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    1. Si, non è proprio un cattivo cattivo, ma è quello che lo rende tragico!

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  2. Bellissima recensione! Adoro questa storia, è la mia preferita del ragno, sostanzialmente per tutti i motivi che hai elencato!
    E' bello leggerti scrivere di qualcosa che non ti piace, ma è ancora più bello leggerti scrivere di qualcosa che adori! ;-)

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    1. La mia preferita è "il capitolo finale" ma credo si sapesse :) Grazie del supporto!

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  3. Sottoscrivo la tua analisi. Storia stupenda. Peccato che lo speciale che fece da epilogo alla storia (stesso team creativo) sia una storia così buonista e patetica che io fingo che non sia mai esistita.

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    1. Io ne comprendo le motivazioni, ma sì, non la ricordo comr una bella storia. Magari ne parlerò

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  4. E come tutte le belle storie la Marvel ha dovuto rovinarla facendo tornare in vita Kraven per poi tenerlo in panchina.

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    1. Però non è che questa storia è bruciata nel fuoco. La si può sempre leggere ;)

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  5. Bhe, le motivazioni che portarono a "L'anima del cacciatore" sono comprensibili. Da un certo punto di vista, poteva sembrare che Kraven si suicidasse perché convinto di aver ottenuto il suo scopo, e di non poter chiedere altro dalla vita. Tanto da potersi permettere anche di manifestare l'affetto (o l'attrazione) che provava per l'uomo al di là del ragno, con quella carezza.

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    1. La storia nasceva per chiarire che Kraven era loco, e che JM non stava glorificando il suicidio. Succede spesso che i lettori capiscano male un'opera, ma non sempre succede che "capire male" vada con "capire il contrario" ;)

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  6. Non so se "L'ultima caccia di Kraven" possa essere considerata come una storia dell'Uomo Ragno, per quanto ben raccontata sia. Non è un tipo di storia adatta a lui (nemmeno il costume nero che portava, tra l'altro), perchè l'Uomo Ragno è un personaggio solare di natura. Sarebbe andata bene per personaggi cupi tipo Batman o Wolverine. Non mi meraviglia infatti che fosse stata progettata all'inizio come una storia di Batman.
    Questa storia ha come tema di base la morte, la fine dell'uomo e il suo mistero, con tutte le angosce che porta. Tant'è vero che, nel seguito, si parla di un Kraven fantasma che cerca significato nella vita che ha fatto, ma non ci sono critiche dirette sul suo suicidio, solo considerazioni varie sul perchè si vive e si muore, sul comportarsi bene e comportarsi male, senza mai pensare a Dio o a un Suo giudizio, che è un controsenso. Come si fa ad evitare questo argomento base se si vuole parlare del significato della vita e della morte?
    Il suicidio è di per sè un atto immorale e sbagliato, ma in tutta la storia di Matteis non ci sono condanne esplicite per questo atto. Il fatto che Kraven avesse una madre pazza non implica automaticamente che fosse pazzo anche lui. Almeno nella storia si vede una persona sì ossessionata dall'onore, ma non impazzita. Kraven, insomma, appare una persona lucida e consapevole fino agli ultimi istanti della sua vita (il suo parlare con l'Uomo Ragno, le sue considerazioni, la sua promessa di non cacciare mai più). Il suo suicidio mi è sembrato un atto pienamente consapevole, non un atto di follia (quindi, un atto colpevole, anche se nessuno può giudicare fino in fondo queste situazioni. Sono cose che riguardano Dio).
    Nella storia, Vermin indica l'uomo che vive senza chiedersi il perchè: per lui vivere e morire è uguale, non cerca un senso, vuole solo sopravvivere. E' appunto l'uomo che rifiuta di essere tale e sceglie di vivere di conseguenza come un animale.
    E' una storia che fa delle domande di base sulla vita e sulla morte, senza proporre niente di concreto, senza appoggiarsi mai su Dio ma solo su una evanescente fede umana basata su un certo supporto psicologico. Ma la psicologia non dirà mai fino in fondo chi è l’uomo.
    Una storia ben fatta, ma, essendo priva di Dio, è priva di un messaggio concreto di speranza.

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    1. Non sono d'accordo che l'uomo ragno sia "Solare di natura", perchè nel personaggio c'è di sicuro del tragico, che comunque fa parte del suo bagaglio di protagonista di Soap operas. Senza contare che anche usarla come storia di Batman era un cambio di programma, il protagonista era Wonder Man in principio.
      Sulla questione della follia di Kraven....mangia ragni per diventare un ragno. Come pedagogista posso dire che non sta tanto bene.
      Sulla questione di Dio, non mi pronuncio, perchè, sebbene io creda, non penso chiunque debba farlo, e credo che il messaggio sia diverso sempre a seconda di chi lo legga. Ti chiederei di evitare comunque argomenti simili, per una questione precauzionale. Non per te, perchè su questo blog si può dire di tutto, ma la religione è un argomento complesso e personale, e questo è un blog sui fumetti. Non voglio, e non vorrei vedere battibecchi di sorta.

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    2. Sono d'accordo sulla natura tragica dell'uomo ragno. Per quanto sia un personaggio pìù "solare" di altri, ha una componente tragica ben radicata che lo accompagna fin dall'inizio. Basti pensare alla primissima storia con la morte dello zio Ben. Evento chiave, di natura tragica, da cui scaturisce buona parte della filosofia e dell'approccio da eroe dell'uomo ragno.

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    3. La questione di base è che l'eroe è sempre figura con basi tragiche. Se no non sarebbe l'eroe

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  7. Anch'io trovo che non sia una storia ragnesca, troppo cupa.
    Probabilmente Dio non viene preso in considerazione (Spidey penso che sia un personaggio ateo),ma la speranza viene incarnata in MJ,nell'amore in genere e nel potere che questo sentimento riesce a dare.
    Kraven non ha persone a cui dare il suo amore, quindi vede solo la caccia come forma di vita.
    Mangiare ragni l'ho sempre vista come una forma di preparazione alla battaglia, testare il nemico, sentire i movimenti di un aracnide sulla lingua,nella gola per stamparseli meglio in testa.
    Nessuna pazzia, sempliciemente il modus operandi del cacciatore verso la sua ultima ricerca.

    Infine, Kraven si uccide in quanto ha sempliciemente raggiunto il suo apice da cacciatore, e piu' di cosi' non puo' ottenere dalla vita terrena.
    Il cacciatore accarezzando Peter, mostra il suo affetto verso la preda, diciamo quasi un rapporto tipo Lupin/Zenigata, la mia luce non esiste senza il tuo buio, cose del genere.
    Calzare la maglia di Spidey l'ho visto come indossare una pelle di una bestia per "prendere la forze" dell'animale ucciso e cercare di abbattere Vermin era un modo di onorare la fiera calzata (Peter) sconfiggendo il nemico mai sconfitto da Parker.
    Cosa che viene fatta fallire da MJ che intuisce che l'uomo travestito non e' Spiderman,facendo capire a Kraven che non potra' ottenere nulla dal costume del nemico e che piu' di cosi' non potra ottenere.

    Ho fatto un discorso molto confuso, ma spero che si comprenda, diciamo che molte delle chiavi di lettura le ho trovate dalle tradizioni e usi dei cacciatori primitivi.

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    1. L'Uomo Ragno è un cattolico protestante, ma non è uno di quei personaggi la cui fede ci viene ricordata spesso (come la Cosa o Nightcrawler). La questione io la vedo così. Il cupo per essere cupo non ha senso. Una parentesi cupa ci può stare, se gestita bene. In questo caso, la cosa è gestita bene.
      La questione follia di kraven, credo che si data proprio da questo suo amore che diventa ossessione. quando la passione, diventa qualcosa di oltre, è di solito sintomo di malattia mentale. Poi, ognuno può vedere quello che vuole, ma seppure Kraven si ispiri ai cacciatori, è comunque un borghese stanco della sua vita.
      Grazie comunque per il commento e il supporto

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  8. “Solare” significa ciò che esprime il sole, la luce, la chiarezza, la spontaneità, la semplicità, l’allegria. E per questo avevo definito “solare” l’Uomo Ragno: infatti, le sue storie avvengono sempre di giorno, con poche eccezioni. Invece, “L’ultima caccia di Kraven” avviene sempre di notte, con solo una delle ultime pagine ambientata di giorno.
    Inoltre, l’Uomo Ragno ha i colori blu e rosso, molto “giocattolosi” e quindi facili nell'esprimere sentimenti positivi. Per questo, tentare di variare il suo costume è stata una sfilza ininterrotta di fallimenti: il costume nero alla fine hanno dovuto lasciarlo a Venom, e ogni variazione alla fine è stata annullata e si è sempre ritornato alla status quo, evidentemente perché è l’interpretazione giusta del personaggio.
    Il fatto di avere alle spalle un passato tragico non cancella queste caratteristiche essenziali dell’Uomo Ragno, che infatti restano inalterate in praticamente tutta la sua storia editoriale.
    Per quanto riguarda la pazzia di Kraven: lui è un cacciatore, e prendere pozioni e bevande particolari, fare dei riti piuttosto estremi, fa parte della sua ossessione, ma non credo la si possa chiamare pazzia. Come ho detto prima, una madre pazza non implica automaticamente una pazzia nel figlio. Kraven in tutta la storia si comporta lucidamente, in particolare col suo commiato con l’Uomo Ragno. De Matteis non ha mai voluto chiarire questo aspetto, lasciandolo all’interpretazione del lettore.
    In ogni caso, apologia o no del suicidio, resta il fatto che la storia di Kraven ne ha portato l’esaltazione o almeno l’emulazione. Kevin Smith, nella storia di Devil del Diavolo Custode, ha fatto suicidare Mysterio facendo esplicito richiamo all’atto di Kraven. Anche sul suicidio De Matteis resta ambiguo.
    Riguardo all’argomento Dio: non credo che l’Uomo Ragno sia un personaggio ateo, visto che a volte fa riferimento a Dio. Senza contare il grido che ha lanciato davanti alla distruzione delle Torri Gemelle. Credo sia protestante, come la maggior parte dei personaggi americani.
    Inoltre, in un’analisi a volte trovo necessario fare riferimento a Dio, perché altrimenti trovo l’analisi monca. In ogni caso, il blog è di Giova, quindi è libero di cancellare i miei post se questo lo trova opportuno.

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    1. Mettiamo il fatto che non sono proprio un fan della parola "solare", ma non credo significhi "spontaneo" o "allegro". Di sicuro vuol dire ottimista, ma questo non vuol dire che non si possa metterlo alla prova, in più modi e maniere. Ma si va nella semantica, ho capito il tuo discorso. Stessa cosa per il costume, è rosso e blu perchè all'epoca per gli eroi si usavano quasi solo i colori primari, non tanto per motivi altri. Come detto sopra, a livello clinico quando una passione diventa ossessione si chiama pazzia. Non credo che la storia abbia portato all'esaltazione del suicidio, ma è vero che se io scrivo qualcosa poi chi la legge ci vede quello che vuole. Capita a me che ho meno di cento lettori, figuriamoci ad una storia ristampata a sangue.
      La questione non è che voglio cancellare i messaggi che parlano di Dio, è che, conoscendo internet, ed essendo io persona di Fede, so che c'è tempo e luogo per alcuni argomenti, e siccome la possibilità di vedere chi interpreta male c'è sempre, mi dà l'idea di voler evitare di dover leggere anche io certe cose. Tutto qua.

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