Didascalia

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martedì 28 ottobre 2014

Mickey Mouse Mistery Magazine: Topolino si fa Noir

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che era bambino negli anni 90. Molti lo sapevano, ma internet adora chiunque sia stato bambino in quella decade così lo ripetiamo.
Il centounista Jacopo ci ha chiesto di parlare di un esperimento italiano, che però non ha avuto molto successo. Parliamo quindi di Mickey Mouse Mistery Magazine, un modo sicuro per farmi fare errori di battitura. Ma cosa non lo è? Tutti dopo l'intervallo per saperne di più!
Anche se a me, i "Numeri Zero" fanno venire la pellagra
MM (così chiamato in gergo l'albo, anche nelle pubblicità che giocavo molto su tale allitterazione) era un progetto nato nel 1999, e aveva diversi aspetti che lo facevano un po' spiccare dalle altre produzioni disneyane.
Complice il successo del "fratello" PK, MM sfoggiava un formato alla comic book americano, e presentava il topo più famoso del mondo sotto una luce un po' diversa.
Uscendo un po' dal falso storico italiano che vede Michele Sorcio come un primo della classe, MM riportava il roditore in calzoncini alle sue origini di detective un po' sgangherato.
Come Paperino prima di lui infatti, Topolino si trova il tranquillo mondo di topolinia tirato via da sotto i piedi, e si ritrova, a dover vivere nella città di Anderville, una metropoli molto più "cupa" (almeno per gli standard di Topolinia che è una città con una squadra olimpionica personale non so se mi spiego) è "realistica". Ma soprattuto, più "cattiva".
MM era un'idea partorita da Stefano Stenti e scritta da Tito Faraci, coadiuvato da vari disegnatori e ins eguito anche da vari scrittori.
La serie avrà cadenza bimestrale, e ne saranno pubblicati solo 12 numeri. Ne parliamo un secondo più avanti del perchè. Prima però rispondiamo ad una domanda. Perchè Anderville?
Beh, perchè durante il college, Topolino aveva un compagno di stanza, Sonny Michell. Grande detective, ma molto sbadato, in pratica tutto il contrario di Topolino, Sonny prometterà all'amico che quando avrà fondato un'agenzia di detective, farà del compagno di avventure il suo socio.
L'amico Sonny sarà poi costretto a cambiare scuola e a tornare nella sua natia Anderville. Dopo molti anni, Topolino riceverà una lettera. Sonny era sparito, e toccava a lui prendere in mano le sorti dell'agenzia, e soprattuto ritrovare l'amico.
Sulla strada del nostro si metteranno però vari ostacoli. Fra cui ad esempio un corpo di polizia che non lo ritiene il salvatore del mondo tondo, ma piuttosto come un rompiscatole.
Citiamo l'ispettore duro e puro Jan Clayton, che più allenta la cravatta più diventa tosto e la detective maschiaccio Patty Ballestros, che lascerà poi la forza di polizia per diventare socia di Topolino.
Quello che Topolino non sa infatti, è che Anderville è controllata da una triade di criminali, che, nella miglior tradizione noir, sono cittadini rispettabili visti dall'esterno.
Il nostro deve quindi affrontare Henry Laswell-imprenditore edile e uomo politico, Gloria Gump-direttrice del carcere e Leopold Milligham-magnate.
Durante la sua prima indagine inoltre, a Topolino verrà impedito di lasciare Anderville, lasciando così il nostro costretto a vivere in questa nuova città. Questo non impedirà al buon Michele di farsi dei nuovi amici, fra i quali spiccano i coloriti avventori del locale Little Caesar (gestito dal barista omonimo), che aiuteranno il nostro in molti casi, dandogli quei dettagli che un foresto non sa della città in cui si trova.
Come Pk prima di lui, MM gioca molto sulla rottura di alcuni stereotipi, e su un'ironia sul genere stesso in cui si trova, rendendo Topolino un eroe sarcastico ma efficace, finalmente forte con la testa ma anche coi pugni (e mi dirai, a pestarsi con uno che il triplo di te qualcosa impari).
La struttura delle vignette difficilmente è quella classica a griglia Disneyana, e anzi prova a dare soluzioni grafiche che, se permettete il paragone con la "sorella" sono forse meno azzardate, ma si sposano meglio con il genere poliziesco e non fantascientifico della vicenda.
Spesso inoltre, il fumetto inserisce numerose parti di narrazione a Flashback, che diventano più comprensibili con il passare della trama. Questa gestione non-lineare del tempo, per alcuni risulta un po' ostica, ma a me piace un frappo e mezzo.
Fino al numero 6 della serie, la trama procede seguendo il filo conduttore della ricerca di Sonny, e del processo a Laswell. In seguito, MM si lancerà in alcune storie autoconclusive, che affronteranno però temi molto interessanti quali incendi dolosi, vigilantes, bombaroli e molti altri pericoli diversi (e lo so che l'ho scritto cento volte, ma qui uno dice "Topolino" e la gente storce il naso neanche stessimo alla fabbrica del gorgonzola) dalla quotidianeità del nostro.
In appendice alle storie principali, troveremo prima una serie di storie umosristiche, e poi un breve esperimento di vecchi flashback sui protagonisti della serie.
Ma perchè, un qualcosa così nuovo e, ritenuto da molti, come uno dei migliori esperimenti della Disney è durato così poco? Beh, un po' perchè dal secondo numero della serie, molti albi finiscono con la sagoma di Topolino che esce da un cinema, quasi come a far significare "queste avventure sono finte, e quello non è il VERO Topolino". Che per carità, si legge in giro che alla Disney questa innovazione non piacesse, ma io tendo a non credere che un'appassionato, o un semplice lettore tenga troppo alla continuity di Topolino.
Quello che affossò la testata furono i dati di vendita, non troppo soddisfacenti. E la cosa è anche abbastanza comprensibile. Non parlo qui della qualità della testata, ma purtroppo il genere poliziesco/noir italiano ha già esponenti in formato fumetto, e il lettore di quelle testate difficilmente virerà su "Topolino".
Inoltre, a differenza di Pk, che aveva con i suoi lettori un senso di goliardata fatta tutti assieme, MM era molto più serioso, e come dimostra PK2 al lettore il "serioso" piace poco.
Fatto sta che, alla fine della fiera, MM è un fumetto molto pregevole, sicuramente una delle meglio produzione italiane Disney del periodo, ed era anche un po' un periodo d'oro per la Dieny Italia quindi si parla davvero di un progettino coi fiocchi.
Questo non solo per i temi, ma anche per il modo in cui sono tratteggiati i personaggi, come agiscono e reagiscono in concerto alla trama.
Forse, il modo per costringere Topolino ad Anderville è stato forse un po' messo lì senza una vera e propria programmazione, forse le storie non sempre erano tutte di qualità eccelsa,e il mistero di Sonny veniva risolto davvero molto in fretta (certo, la cadenza bimestrale la faceva sembrare più lunga lo ammetto senza pudore) però, alla fine della fiera, MM aveva molte potenzialità, che forse potevano però essere sfruttate meglio. Inoltre, vivere nell'ombra di Pk, che ripeto, è una testata diversa oggi che abbiamo letto tutte e due, ma se non lo sai ti sembrano due mosse campate per aria, non ha aiutato questa serie a spiccare, per quanto adesso abbia un discreto seguito, avendo raggiunto lo stato di serie "Cult". Si è rialzata. Anche se deve usare un bastone.
E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. Oltretutto non l'hanno più ristampata ed è un peccato. Pronti a partire. Let's go!

6 commenti :

  1. La qualità calò parecchio negli ultimi numeri. L'ultimo episodio, con il cattivo che cambia nome da una pagina all'altra (sic!) e un ritorno a Topolinia palesemente incollato successivamente, ne è la riprova.

    A me diede l'impressione di un progetto senza dubbio ambizioso e di qualità, che si basava però in gran parte sull'amore di Tito Faraci per il genere noir. Con l'uscita di scena dell'autore non era rimasto più molto su cui lavorare. Basti pensare a "Boom Boom Boom", che, per quanto tutt'altro che disprezzabile, di noir aveva davvero poco, con atmosfere più da film d'azione americano.

    Che dire? Era partito bene, ma non mi dispiacque leggerne la fine. Semmai delusione per tanto buon materiale sfruttato poco. (Lavos-D)

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    1. Concordo sulla diversa qualità degli espisodi, e sono d'accordo sul fatto che il finale, e il ritorno a Topolinia fosse una cosa molto messa lì giusto per finire la serie. Si, forse il noir non c'era sempre, ma credo che forse ci potesse stare la virata sull'azione. A me la fine non piacque molto, ma perchè mi diede un senso di insoddisfazione. Però, come detto nell'articolo, la serie aveva poca "atmosfera generale"

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  2. Sì: suonava artificiosa, proprio per la scarsa atmosfera di fondo (o, meglio, per la mancanza di un'atmosfera comune a tutti i numeri). Si fa un'eccezione per le prime storie, non a caso dello stesso autore.
    Ma, come spesso accade, finisce con l'essere un gruppo di idee mai portate a termine. Son cose che feriscono (Lavos-D)

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    1. Feriscono non lo so, piuttosto seccano. Da ragazzino non ci rimasi molto male, adesso da adulto mi spiace vedere un buon trampolino per tanti progetti possibili essere accantonato! Però rimane tutto nel regno dei forse

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  3. La cosa bella è che tutte le pose da duro, gli atteggiamenti hard-boiled e altro non erano messe su a caso, ma erano variazioni, a volte giocate in chiave sarcastica, di elementi preesistenti del mondo del topo.

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