Didascalia

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lunedì 7 luglio 2014

I comprimari nelle storie a fumetti (Comics Clichè)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che ha considerato seriamente l'idea di chiamare questo post "Quanto è vario un comprimario?" ma poi ha desistito. Sono queste le scelte dure della vita.
Protagonisti. Siamo tutti lì per loro, hanno il nome a caratteri cubitali in copertina, ma poi alla fine potrebbero fare quello che fanno senza qualche aiuto? In realtà sì, ma c'è molto di più nel comprimario di quanto l'occhio riveli. Per saperne di più seguiteci dopo l'intervallo
Miglior copertina di All-Star Superman di sempre altro che.

La storia del comprimario è legata a doppio filo a quella dell'eroe. Dopotutto, nella vita noi siamo protagonisti nella nostra storia, ma anche solo figuranti in quella degli altri. Siccome nel fumetto di supereroi si cercava di infondere un messaggio di positività, si cercava di rendere i fumetti per quanto possibili aderenti alla realtà dei fatti, e nel 90% dei casi sulla divisione della vita dell'eroe fra il suo vivere vestito da scemo e la sua vita "normale".
Ma cosa definisce un comprimario rispetto ad un semplice tizio seduto a bere un caffè al tavolo vicino al nostro eroe che pensa a come sia difficile la vita per un super-tizio?
Beh, principalmente il carattere. O una leggera infarinatura dello stesso.
Mi spiego meglio: una storia, per funzionare deve avere qualcosa che la spinga in avanti. Nel fumetto di supereroi, e nella narrativa di fantasia in genere, il discorso è "Siamo in un pasticcio, dobbiamo uscirne nel modo più indolore possibile". E' la trama di tutti i cartoni Hanna-Barbera di sempre.
Ma se Scooby Doo e la sua gang fossero gli unici tizi nel cartone, la cosa sarebbe molto noiosa.
Nella storia è d'uopo quindi che ci siano anche altri personaggi, magari anche esterni alla trama, ma sempre legati ad esplicare lo scopo della storia. Un grande classico è la signora con neonato che urla "IL MIO BAMBINO!". Ha senso che quella signora sia lì? Sì, crea una situazione di pericolo che il supereroe può affrontare. La signora è un comprimario? Non credo. La signora è un personaggio piatto. Serve solo come strumento. Se questa ci dovesse spiegare come essa sia è un avvocato in carriera divorziata che si vede con un ipnotista (donna saggia) e il cui padre soffre della malattia di Lou Grieg e che lei deve seguirlo giorno per giorno mentre cerca di mettere da parte dei soldi per il college di suo figlio, il bambino in pericolo sarebbe già una frittella.
Il fatto che quindi alcuni personaggi di contorno siano piatti non è un male, anzi. Cioè, voi sapete tutto del tizio a cui chiedete l'ora per strada?
Il comprimario invece ha tutt'altra funzione. Lei o lui infatti ti fanno entrare nella routine del personaggio. Rappresentano quel collgamento col mondo reale dell'amico, del collega, della fidanzata, che può vivere assieme a te la vita, ma non la tua vita. Da qui nascono le Lois Lane, i Jimmy Olsen le Zie May.
Negli anni però si è arrivati a sviluppare anche una pessima tendenza: quella del comprimario come immedesimazione del lettore. Prendiamo ad esempio Lucas "Snapper" Carr, ragazzino che quando è contento schiocca le dita (no ve lo giuro), la mascotte della Lega della Giustizia. Lui era lì perchè così i bambini potessero fingere di poter stare assieme ai loro supereroi favoriti. E se sei Robin la cosa può anche funzionare, ma in un fumetto sui sei più grandi eroi del mondo e Hal Jordan, volete forse dirmi che un bambino preferirebbe essere Lucas "Snapper" Carr? Neanche Lucas "Snapper" Carr vorrebbe essere se stesso.
Un buon comprimario aiuta a sviluppare l'eroe sotto punti di vista in cui una trama normale non riuscirebbe. Nessuno saprebbe mai della saccenza di Peter Parker se non fosse per i suoi compagni di scuola scemi o il fatto che il nostro abbia un dottorato e lavori come fotografo (non c'è nulla di male, ma è questioni di deformazione professionale) e se dovessimo basarci solo sul fatto che il nostro si pesta con una marea di tizi vestiti di verde.
E' vero però che il comprimario è una brutta bestia a livello narrativo. Il lettore medio di affeziona difficilmente al personaggio secondario, tranne nel caso dell'interesse amoroso, e nel corso degli anni l'idea di un variegato cast di amici e conoscenti intorno all'eroe o all'eroina si è un po' perso.
Lo Zenith del comprimariato si ebbe nella Copper Age del fumetto, dove in alcuni casi era possibile leggere interi numeri di un fumetto qualunque senza mai vedere l'eroe titolare. Durante il secondo volume di Flash ad esempio, dopo che Wally West scoppia in una nuvola di pura velocità, lasciando un solco lungo tutto il paese, i suoi tre migliori amici, I coniugi McGee e l'ingengere Mason si mettono alla sua ricerca. E noi per due numeri non vediamo Flash, ma vediamo come i Mcgee riescano a recuperare il loro rapporto di coppia (storia lunghissima) e di come Mason creda davvero nell'eroismo. Per quei brevi cinque minuti, dei comprimari diventano protagonisti, che riescono sì a mandare avanti la storia principale (ovvero: Dov'è Flash? E' ancora vivo?), ma anche a portare avanti le loro. E la cosa non risulta una forzatura, perchè, avendoli usati sapientemente in precedenza, si è arrivati a dare una certa sfaccettatura ai personaggi che ruotano attorno all'eroe, e il fatto che esista un mondo all'infuori di lui è al contempo stesso intrigante e rassicurante.
La cosa però non durerà a lungo. La moda del comprimario "forte" finirà un po' nel dimenticatoio (tranne che per l'interesse amoroso. Quello dura sempre), sebbene qualche autore proverà più volte a far ritornare in auge l'idea di un mondo variegato attorno al supereroe.
Va detto però anche che, se si dà troppo spazio a qualcuno che protagonista non è, si rischia che lo diventi. E non è un male sia chiaro.
Ma se noi prendiamo il ciclo dei Fantastici Quattro di Chris Claremont, oltre al favoloso quartetto possiamo vedere la superscienziata Alyssa Moy, la spadaccina Caledonia, la postina Billie Lumpkin, la cacciatrice di taglie Bounty, il cane teleporta puppy, una Valeria Richards adulta e...scusate un cane teleporta? Che idea....GRANDIOSA!
Sebbene da prima vista sembri di essere di fronte ad un cast di comprimari modello, ci troviamo invece di fronte ad ung guazzabuglio di personaggi, che sembrano essere per l'autore più interessanti del gruppo principale. E come detto in precendenza, non è un male. Se i personaggi sono belli e ben scritti dovrebbe essere un piacere leggerli. Il problema sussiste quando i personaggi giocano a rubarsi le luci della ribalta, relegando sempre di più questo o quel tizio nelle ombre delle vignette, fino poi a sparire dalla memoria dei lettori. Qualcuno si ricorda di Danny Chase dei Giovani Titani? Esatto. "Chi?"
Nessuno dice che un persoanggio forte non possa essere un comprimario. E chi scrive si rende conto di come inserire qualsiasi sorta di comprimario in un supergruppo sia una roba folle.
Oltre a dover dare un parvenza di vita reale infatti, il comprimario serve a dare qualcosa che per noi essere umani è, volenti o nolenti, indispensabile: La relazione. Se sono in un gruppo da venti persone, non ha senso che io incontri periodicamente il mio vecchio compagno delle medie. Può andar bene per rivelare che in passato ho mandato un tizio all'ospedale, ma poi in seguito? Cosa porta alla testa di gruppo?
Quello che è alla fine importante è sempre questo interrogativo: "Che storia voglio raccontare?". Per un certo periodo la fidanzata dell Lanterna Verde Kyle Rayner era la supereroina Jade, che, sebbene non avesse mai avuto una testata sua, era già stata protagonista di diversi fumetti. La relazione fra i due eroi era però ben bilanciata e calibra rispettando l'idea che il lettore compri un qualcosa per seguire quello. Per capirci, è come comprare "Harry Potter" e poi leggere trecento pagine su come il mago Francis Fooley abbia trovato un tesoro sotto un ponte. E' divertente, ma non è Harry Potter.

Vivere nell'ombra di un protagonista è sempre difficile. Anche se si vive in un mondo di fantasia dove tutto è possibile, spesso si finisce per cadere in biechi stereotipi narrativi. Del tipo, io una serie sulla Donna Invisibile dei Fantastici quattro non la leggerei mai. Perchè lei è scritta come una donna razionale ed equilibrata, e dà il suo meglio in un ambiente "familiare" dove è l'unica persona sana di mente. Però nessuno ci impedisce di pubblicare una sua serie, anche perchè è un personaggio che appare in edicola da 52 anni, ed ha avuto negli anni un ruolo da vera protagonista.
Un gregario invece non ha la stessa fortuna, perchè visto proprio come un gregario. Falcon ha condiviso per anni il fumetto con Capitan America, ma sebbene negli anni sia riuscito a crearsi una grande personalità, non ha mai avuto una serie come protagonista, perchè essendo sempre vissuto alzando da fumetto a fumetto, il nostro non è riuscito a creare un legame con il lettore medio. Ora dopo aver scritto questo articolo danno a Falcon una serie regolare così posso essere smentito, ci scommetto una ciambella.

Essendo così relegato vicino alla tappezzeria ma anche al microonde, rende il comprimario uno strumento essenziale, ma anche decorativo. Ed è questa sua inderminatezza a fregarlo.
Questo perchè gli scrittori di fumetti tendono ad eliminare i comprimari vecchi una volta che raggiungono una testata per inserirne dei loro, che risuonino con i loro valori e con la loro visione dell'eroe, o spesso perchè scrivere i comprimari è noioso. Un fumetto ha 22 pagine, io voglio anche vedere delle botte e che diamine!
Sono pochi quindi i personaggi che riescono ad essere presenti in più incarnazioni dell'eroe, trascendendo anche il loro status di "personaggi di quel ciclo" e diventando "un classico del personaggio".
Per quanto mi piacerebbe pensare che non sia così, i comprimari sono spesso considerati personaggi di serie B. Purtroppo, o per fortuna, l'idea che esistano è ormai entrata nei grandi classici del genere, e questo ci permette di continuare a vedere personaggi divertenti affollare le vite degli eroi. O di vedere sagome di cartone annoiare i nostri protagonisti l'uno dei due.
Va detto anche che gestire correttamente un comprimario è cosa durissima. Un eroe o un'eroina che si rispettino vivono dozzine di avventure lunghe sei numeri l'una, e nel marasma il vecchio cane Spiffy non ottiene di certo tutta l'attenzione che otteneva appena il fumetto era iniziato. E se lo scrittore è furbo, fa notare questa su mancanza e cerca di tirare le fila, altrimenti...Beh lo avete anche voi un fumetto a caso di Rob Liefeld vero?
Nella mia idea non esiste il comprimario. Esiste il personaggio secondario. Se il personaggio è bello infatti, le possibilità di essere grande le ha come il protagonista principale.  E al contempo, un protagonista può essere benissimo comprimario (Il primo Flash è stato entrambi per decenni).
Si può scrivere una bella storia con i personaggi di contorno? Sì, basta però, nel parere di chi scrive, tenere conto dell'arazzo di storie principale che c'è all'esterno. Si può scrivere una storia di Daredevil senza Daredevil, ma bisogna che l'esistenza di Matt Murduck sia messa in chiaro. Si può fare una serie sulla polizia di Gotham? Sì, con Batman sullo sfondo, e mettendo in luce il rapporto che c'è fra i piedipiatti e il vigilante. Fare una serie sulla polizia di Gotham sarebbe una boiata. Ma chi la farebbe eh amici? Aspetta un secondo....
Per concludere, nel parere di chi scrive non viviamo in un grande momento storico per i comprimari. Viviamo in un momento dove conta l'azione, un fumetto con il numero 1 in copertina, le copertina variant (che mi danno l'orticaria) e molte altre cose. Un fumetto senza comprimari, o con dei comprimari abbozzatti è un fumetto brutto? No. Sicuramente no. Però è un fumetto incompleto. E' un fumetto a cui manca quel qualcosa in più per immedesimarsi davvero nella trama, per potere dire davvero "Ehi, che fico questo personaggio". Perchè, per quanto mi scocci ammetterlo, non sono i calci in faccia a dirci che un personaggio è un grande personaggio. Il più grande momento dell'uomo ragno è indissolubilmete legato a Zia May. Il fatto che Batman sia morto fa soffrire Alfred e noi lettori. Senza Rick Jones non avremmo Hulk. E senza Lois Lane, Superman non avrebbe preso a cazzoti un sole tiranno. Perchè neanche nelle storie, si riesce a fare qualcosa completamente da soli. Pensateci, nei fumetti si parla di scrittore e disegnatore, relagando al ruolo di comprimari Lettering e coloristi. Ma voi lo leggereste un fumetto in pessimo bianco e nero e scritto coi piedi? Ribadisco che il comprimario non esiste. Esiste il personaggio secondario. E il personaggio Stock, ma non stiamo a sindacalizzare che si rovina la poetica.

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. Sto diventando sempre più attuale con le battute. Pronti a partire. Let's go!

8 commenti :

  1. Sono abbastanza convinto che il buon vecchio Peter Parker di quartiere il dottorato non ce l'ha. Visto che in Superior Spiderman il dottor Octopus dentro al ragno sbarella proprio quando si accorge della cosa. Credo lo prenda Otto al suo posto (ma non ne sono sicuro) con un mucchio di casini di mezzo. E l'ironia è che ai tempi ha buttato via il dottorato per via di Octavius che cercava di uccidere la Gatta Nera.

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    1. E infatti Peter il P.H.D non ce l'ha (O meglio ce l'ha ma.grazie a Octavius)Ma in Italia si Definisce dottore anche chi ha una triennale :P Comunque la cosa nel post non andava presa alla lettera, era per fare un esempio! (Citiamo anche che l'uomo ragno aveva le conoscenze di un laureato già a 14 anni però!)

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  2. Secondo me un buon esempio di comprimario è Jarvis nelle storie dei Vendicatori. A volte ha avuto un ruolo veramente gradevole.

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    1. Sono abbastanza d'accordo! Sotto qualchr autore il nostro ha avuto i suoi momenti. È anche vero però che da qualche anno è un pelo caduto nel limbo!

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  3. tra l'altro secondo dei rumor falcon diventerà il nuovo capitan america.

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    1. Date a questo utente una ciambella! :)

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    2. Però virtuale. Oppure divento un blogger vero e facciamo un raduno :P

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