Didascalia

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lunedì 2 settembre 2013

La Silver Age del fumetto (Comics Clichè)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, un blog con l'argentovivo addosso! Continua il nostro viaggio ludico/storico attraverso le ere del fumetto di supereroi americano. Dopo aver visitato i favolosi anni 40, ci addentriamo ora nei ruggenti anni 60, in un epoca fatta di corpi morbidi, scelte grafiche rischiose, e la copertina più tamarramente bella e tosta della faccia della Terra. Seguiteci dopo l'intervallo!
Ah, la Silver Age, dove la parola "Esagerato" era stata strappata con forza da tutti i dizionari del mondo tondo. Ed è una cosa GLORIOSA!


 Nella nostra analisi della Golden Age (che trovate qui!) avevamo parlato della prima metà degli anni 50 come un periodo di transizione nel mondo del fumetto, e non dicevamo certo castronerie. Grazie alla fine della Guerra e alla nascita dell'organo di "censura" noto come il Comics Code Autorithy, molti eroi in costume e dozzine di fumetti poco politicamente corretti erano andati a prendersi una lunga vacanza, lasciando il campo libero solo per storie bizzarre in grande quantità (ma scarsa qualità) con protagonisti Wonder Woman Batman e Superman. Tutto questo cambierà, quando nel 1956, Gardner Fox (creatore di mezzo universo Dc) deciderà di provare a rilanciare un vecchio supereroe di sua invenzione, Flash, sul magazine contenitore "Showcase". Non ci volle molto perchè l'immagine della cometa scarlatta che irrompeva fuori da una pellicola catturasse l'attenzione dei lettori neanche fosse un faro con una falena, dando così origine alla rinascita dei Supereroi.
L'idea di rimodernare vecchi Supereroi suonava buona come quella del tizio che sosteneva che il fuoco non fosse una belinata, e la Dc si affrettò così a dare nuova linfa vitale al suo spesso parco di personaggi, creando così una legione di nuovi eroi, con origini legate al mondo della scienza, piuttosto che a quello della magia, molto più frequente nella Golden Age.
Gruppo simbolo di questa nuova rinascita, sarà il gruppo di eroi più possenti della Terra, un team conosciuto ai quattro angoli del cosmo, che affronterà nel corso della sua storia alcuni fra i più terribili nemici dell'umanità (compreso IL peggior nemico dell'umanità, Shaggy Man) La Lega della Giustizia.
 Nel frattempo, una piccola casa editrice nota come Timely Comics (che aveva già cambiato nome in Atlas Comics) stava per chiudere i battenti. Le versioni sono contrastanti, ma molti testimoni sostengono di aver visto Stan "The Man" Lee piangere su una vecchia scrivania mentre pignoravano i mobili dell'azienda. Altri raccontano di una leggendaria partita di golf fra l'editore dell'Atlas, Martin Goodman e l'editore della Dc comics, il quale sosteneva quanto fosse bella la Lega della Giustizia, portando Goodman a spronare Lee a crearne una copia, ma si tratta solo di voci.
Quello che è vero, è che all'Atlas era arrivato Jack Kirby, e Stan Lee non aveva un piffero da perdere, e la coppia, stanca dei soliti fumetti decise di fare qualcosa che loro pensavano avrebbe funzionato. E giusto per dire quanto Kirby e Lee erano avanti, vi basti sapere che entrambi sostenevano che un giorno i fumetti sarebbero stati venduti in volumi di lusso oltre che in spillati, e nessuno gli credeva. Che è che ride adesso?
L'Uomo e il Re fecero così nascere il più grande fumetto del mondo, i Fantastici Quattro, il fumetto che osava. Perchè? Perchè c'era un eroe brutto. Perchè i protagonisti non indossavano costumi. Perchè i personaggi litigavano, e a volte si separavano. Vi annoierei se vi dicessi che oggi queste cose sono normali, ma cinquant'anni fa erano straordinarie, ma davvero gente, gli FQ hanno fatto letteralmente la storia del fumetto, e non solo per QUELLA vignetta.
 Grazie al rinato Boom dei supereroi, gli altri generi a fumetti tornarono a perdere lettori, lasciando vive solo alcune testate con protagonisti non mascherati, per la classica politica "saltiamo sul carro del vincitore".
La moda del costume colpirà anche i personaggi Disney, pubblicati su licenza dalla Dell Comics, che daranno al mite Pippo un identità mascherata semiparaodistica. E vi giuro che sono serissimo in questo momento, io Adoro Superpippo. Non esiste Batman che tenga, tutte le volte che vedo un cane di due metri vestito di flanella pronunciare le parole "Tah-Dah" mi si inumidiscono gli occhi. Superpippo era entrato nella leggenda, e la leggenda, per nostra fortuna, continua.
 La Dell pubblicherà anche un suo supereroe invincibile, nato dalle misteriose radiazioni atomiche, noto come Doctor Solar, l'uomo dell'Atomo. L'idea colpirà molto l'immaginazione di alcuni giovani scrittori, primo fra tutti Jim Shooter, che decideranno di riportare in vita l'eroe in rosso negli anni 90 con la Valiant Comics
 Anche la Charlton Comics proverà a seguire l'esempio dell'Atlas (che cambierà nome definitivamente in Marvel) e Dc, rilanciando i suoi vecchi personaggi come Blue Beetle, e creandone di nuovi. La maggior parte della direzione artistica della casa editrice sarà seguita da Stave Dikto, co-autore dell'Uomo Ragno, ma l'esperimento durerà solo un anno. La Charlton verrà poi comprata dalla Dc comics nel 1985
Anche la Archie Comics proverà a lanciarsi nel business degli eroi, con nuove versioni di vecchi personaggi (ehi, noto un certo pattern) che si uniranno poi in un grande supergruppo noto come i Mighy Crusaders. Nel corso degli anni, questi simpatici personaggi proveranno più e più volte a risalire la china e trovare il loro posto nel mondo degli eroi, ma senza troppo successo. Diciamocelo, la Archie Comics sa cos'è un eroe senza superpoteri, non gli servono il costume e gli accessori.
Ma passiamo ai temi di questa seconda, grande era del fumetto: le cose strane. No giuro, si passerà da storie di eroi mascelloni che picchiano nazi, a storie con eroi dal corpo malleabile, che cambiano forma, viaggiano nel tempo, e tutto quello che NON potete immaginare. Ogni numero di un fumetto Silver Age nascondeva una perla di bizzarria, ovviamente alcune più riuscite di altre. La struttura della storia era divisa in capitoli (per dare un senso più epico al racconto) e si inizierà a dare un senso di continuità alle storie, inserendo nemici e comprimari ricorrenti.
Certo, la caratterizzazione era un po' abbozzata, e i dialoghi erano fluidi come una colonna di cemento armato, ma la scala e la potenza della storia facevano da collante fra gli elementi, dando origine a qualcosa che forse non reggerà alla prova del tempo per i più, ma resta lo stesso affascinante come poche cose. Del tipo, vi ho mai parlato di quanto Flash ha dato un pugno al suo nemico giurato spedendolo avanti di cinque secoli? No perchè se non vi sembra una figata astrale non possiamo essere amici.
La Dc comics era un po' la regina delle stranezze, sia in senso positivo che negativo. Dal lato buono della cosa, i fumetti Dc riuscivano davvero a farti credere qualsiasi cosa, lasciandoti a bocca aperta anche per giorni. Stelle marine giganti, vampiri stellari, sconfiggere androidi indistruttibili usando ALTRI androidi indistruttibili, non c'era davvero limite all'immaginazione. Il problema è che non sempre immaginazione e talento vanno d'accordo. Per quanto io possa trovare divertente che Superman si trovi trasformato in un leone, dopo la quinta volta la cosa stanca.
Questo voler affogare il mercato con storie buffe e sorprendenti, spesso influenzate dagli anni 50 sarà il più grosso problema della Dc, che dopo aver riposato sugli allori avendo reinventato il supereroe per una decade, si ritroverà a secco non di buone idee per le sue storie, ma di buone strutture per le stesse, ripetendo formule ad libitum e adottando di prepotenza l'anticlimax
Dal canto suo la Marvel punterà molto di più su nuove tecniche di narrazione, poggiando il piede sull'acceleratore della continuità della storie, tessendo una storia fatta di storie, che unisce tutto l'universo dei personaggi della casa delle idee. Alcuni critici del fumetto arriveranno addirittura a paragonare la Silver Age alla Nouvelle Vague del cinema Francese (con mille scuse al mio amico Maurizio, mio cinefilo preferito), dove la parola d'ordine era "Sperimentare".
La Marvel lancerà un supereroe adolescente, una versione atomica del dottor Jekkyl, un capitalista di mezza età (e quindi tutto il contrario di quello che piaceva ai giovani degli anni 60) che fa l'eroe,un eroe nero fighissimo un tipo che divora i pianeti e Giant-Man, arrivando così a diventare la seconda forza di mercato a fumetti in meno di dieci anni. Certo, anche la Marvel era strana e bizzarra, ma secondo la sua strategia di business deciderà di essere un "bizzarro coi piedi per Terra"
Ma cosa rendeva la marvel anni 60 così particolare? Beh, prima di tutto la prosa di Stan Lee, che suona verbosa come un elenco del telefono, ma è assolutamente ipnotica, e in più il grande tratto dinamico usato dal top della scuderia Marvel.
La via psichedelica di Dikto, la potenza prospettica di Kirby (che ricordiamo, faceva anche i collage. E che collage) e la fusione di ambo i tratti usata da Jim Steranko.
Lo stile era proprio quello di riuscire a fondere due medium visivi, esprimendo dramma e fisicità allo stesso tempo. Sfido un disegnatore moderno a caso a dare la stessa dinamicità di Kirby ad un Capitan America che ferma un plotone di soldati con una mano sola, o quella dell'Hulk di Steranko che butta giù un muro di mattoni.
Ma come tutte le cose, anche la Silver Age giungerà al termine. Al contrario della Golden Age però, questa volta non ci sarà un crollo del mercato (sebbene fosse dietro l'angolo) ma un radicale cambiamento dei toni. Le storie inizieranno a perdere quel senso di meraviglia e di stranezza, focalizzandosi su toni più "oscuri" e shockanti, lasciandosi alle spalle l'innocenza del medium fumetto.
Per molti storici la fine avverrà nel 1973, con la morte di Gwen Stacy, fidanzata dell'uomo ragno, e con un sonoro "Snap" mentre l'eroe cerca di salvare la sua bella.
Mentre per altri la fine di un'epoca si avrà con il lancio della serie Lanterna Verde/Freccia Verde, dove Hal Jordan, eroe simbolo di una mentalità gioiosa e spensierata si unirà al polemico Oliver Queen in un viaggio per riscoprire se stesso, e l'America.
La silver Age ha portato un sacco di cose sul tavolo. Personaggi donna carismatici e non più solo segretarie (sebbene per arrivare a personaggi a tutto tondo ci vorranno lo stesso un altro paio di decadi). Le rinascita della fantascienza e un nuovo stile grafico, ma soprattuto un senso di meraviglia che permea questi fumetti manco fosse un carico di spugne caduto nell'oceano, un senso che forse si è dimenticato, o perso di vista.
Citiamo anche nei suoi ultimi momenti di vita, sarà proprio al Silver Age a dare vita a personaggi coscienti del loro ambiente, personaggi tridimensionali e non più sagome di cartone. Certo, personalità da Soap Opera, ma vi assicuro, sono passi da gigante
In conclusione, la grande forza della Silver Age è la sua strana profondità. Buffo no? Un epoca famosa per avere eroi che diventano pupazzi, scimmie assassine,e alieni di ogni forma e colore è in realtà qualcosa di più? Ciorè, volete dirmi che si può essere divertenti E interessanti? Blasfemia!
Pensateci, la Silver Age ha spinto a mille sulla creatività, sul pensare fuori dagli schemi, e sul fatto che se possiamo credere che un uomo possa volare, allora possiamo anche credere che possa combattere insetti giganti senza chiederci se sia scientificamente corretto.
Si parla di un poca che unisce razze aliene fatte di bambini, con cattivi che si sacrificano per un ultimo atto di eroismo, arrivando a vedere la luce, giornalisti trasformisti e un ragazzino che consoce più cose sulla forza di qualsiasi adulto. Certo, come tutte i lunghi periodi, anche la Silver Age ha le sue pecche, ma vi ricordate quando leggere un fumetto era divertente? La Silver Age sì, perchè era il suo scopo nella vita. Ma a volte, il divertimento non è tutto, perchè gli anni 80 porteranno qualcosa di totalmente nuovo nei fumetti, il realismo!

E anche per oggi è tutto. Stay Tuned per nuovi aggiornamenti. Dio quanto adoro Shaggy Man. Pronti a partire. Let's go!

2 commenti :

  1. Cioè, ma ti rendo conto di cosa ho provato quando, su un'albo della Corno, ho visto morire Gwen? Ero un bambino, cacchio! Un bambino! e tutto ad un tratto le favole non esistevano più!

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    1. Non me ne rendo conto perchè essendo io ggiovane la corno l'ho vista solo da mooolto lontano. Scherzi a parte, sono storie che reggono tanto.Comunque ho sempre preferito la morte di George Stacy

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