Didascalia

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mercoledì 14 agosto 2013

La Golden Age del fumetto (Comics Clichè)

Benvenuti cari centounisti ad un nuovo appuntamento con Comicsverse 101, il blog che ha già superato i post di agosto 2012 (bella forza) e che adora la storia! Molti centounisti ci hanno chiesto di rendere più chiara una certa terminologia da noi usata, ovverosia "Golden/Silver/Bronze/Modern Age" dei fumetti. Iniziamo quindi una serie di cinque (forse) articoli che delineano un po' queste epoche a quattro colori. Iniziamo dal 1938, anno d'inzio della Golden Age del fumetto americano!

Oh gente, storie a COLORI! Ma il mondo negli anni 40 non era tutto in bianco e nero?


 Sul finire degli anni trenta, non c'era il cosidetto comic book, cioè il giornale a fumetti, ma c'erano i fumetti sui giornali. Mi spiego meglio, negli anni 30 c'erano sì avventure di simpatici personaggi su carta, ma in forma di brevi strisce pubblicate sui quotidiani, accompagnate nei momenti più felici da supplementi a colori domenicali (di solito storie separate da quelle giornaliere in bianco e nero, in modo da dare agli editori la scelta di acquistare l'uno o l'altro fumetto).  La tradizione dei fumetti sui giornali era nata negli ultimi anni dell'800, e trattandosi principalmente di storie comiche, presero il nome di Comics, che resterà però anche dopo che il parco dei personaggi si espanderà a dismisura, introducendo anche eroi dello spazio, del west o astuti detective.
 I personaggi fittizzi tiravano come delle bestie, tanto da arrivare a fare il salto di qualità, diventando sceneggiati radiofonici di grande successo. In soli dieci minuti (in media) e con un audio di grande qualità per l'epoca, i personaggi dei fumetti entravano in tutte le case degli americani, creando vere e proprie ossessioni. Essere ossessionati da tipi a fumetti. Folle vero?
 Nelle edicole invece andavano alla grande i cosiddetti "Romanzi Pulp" (cosi detti perchè stampati su carta ottenuta dalla polpa del legno, un materiale di scarsa qualità che permetteva un enorme risparmio sui costi di stampa), che riuscivano ad unire storie avventurose con numerosi fatti più o meno educativi (Gli scrittori pulp erano pagati a parola, e quindi si lanciavano spesso in digressioni inutili o pseudoscientifiche) scritte anche da futuri maestri della narrativa come Isaac Asimov e HP Lovecraft. Erano anche presenti alcuni albi a fumetti, ma contenevano più che altro raccolte di strip già edite sui giornali.
 Saltiamo di prepotenza al 1938, quando faremo conoscenza con un tipo bizzarro in un costume da circo. E' un uccello? E' un aereo? No, è una rivoluzione.
Superman farà il suo debutto su Action Comics 1, presentando per la prima volta storie nuove (anche se basate sulla formula delle strisce, poichè i suoi creatori speravano di vendere il prodotto proprio ai giornali) e nulla sarà più lo stesso.
 Il neonato Comic book era però un po' diverso da come lo conosciamo noi, ovverosia con 22 pagine di storia, tutta su un solo protagonista o gruppo di protagonisti e occassionalmente qualche storia di backup.
Negli anni 30 e per gli anni a venire,  comic avranno più pagine (da 40 a 60) e ospiteranno le avventure di un eroe "principale" e di una serie di comprimari, non sempre legati fra loro, mostrando così un aspetto simile ad un moderno antologico (o a certi albi nostrani).
Per risparmiare ancora sui costi di stampa, il fumetto aveva alcune pagine in bianco e nero, e spesso ospitava anche storie in prosa, in modo da passare come una rivista, e pagare meno tasse sulla distribuzione.
 L'arrivo di Superman, sarà però l'ariete che sfonderà le porte del genere, introducendo per la prima volta il supereroe, che negli anni 40 prenderà il nome di "genere prezzemolo", perchè fischia se ci saranno supereroi a un soldo la dozzina.
Ogni casa editrice si lancerà nel nuovo business, cercando di trovare la formula vincente della creatura di Siegel e Shuster. Fra le tante case editrici dell'epoca citiamo: La Archie,la Charlton Co, la National  (in futuro nota come DC comics), la Dell,la Fawcett,l'EC, la Harvey, la Quality e la Timely.
 Sarà proprio quest'ultima a lanciare tantissimi altri eroi, e che in futuro sarà la spina nel fianco della National, perchè la Timely cambierà nome negli anni 60, arrivando alla nomenclatura da noi tutti più conosciuta:Marvel comics.
In principio piccola casa editrice, la Timely lancerà come suo primo eroe un androide in grado di prendere fuoco a contatto con l'aria, noto come la Torcia Umana.
 A livello di tratto e di contenuti, i fumetti della Golden Age risultano inevitabilemente datati. Spesso si ha una visione molto colorata e allegra di quel periodo, ma c'era un bel po' di razzismo e misoginia (non che non ci siano ancora, ma all'epoca era un po' più grande. Vi siete mai chiesti perchè abbiamo dovuto aspettare fino agli anni 60 per avere un eroe nero?). In generale però le storie erano semplici ma ben costruite, riuscendo a raccontare un avventura completa in poche pagine. La psicologia dei personaggi era forse un po' abbozzata, ma abbastanza solida, e in alcuni casi, seppur il disegno fosse meno realistico, le pagine erano dinamiche e piene di vita, perchè lo scopo principale non era essere "reale" era essere "divertente", non rinnegando mai la stranezza di avere come protagonisti tizi in mutande che sparano raggi dalle orecchie.
 A livello creativo, c'erano molti scrittori/disegnatori, ma non sempre gli era permesso di firmare il loro lavoro (tranne a quel puzzone di Bob Kane, che firmava anche se non aveva fatto un piffero), anche perchè all'epoca lavorare coi fumetti era considerato un mestiere di serie Z, e la maggior parte degli autori usava comunque pseudonimi per mascherare il loro coinvolgimento e poter pensare di iniziare una carriera "vera".
Negli anni 40 i fumetti erano però una mezza miniera d'oro, con scrittori e disegnatori pagati anche 7 dollari a pagina (erano tanti, giuro), in una gara fra editori a chi riusciva a prendere questo o quel personaggio.
Moltissimi scrittori e disegnatori non vedendo un futuro nelle loro creature a quattro colori arriveranno infatti a cedere i diritti della loro pubblicazione alle grandi case editrici, perdendo così miliardi di dollari in investimenti futuri (Superman è stato venduto per 130 dollari. Certo, erano bei soldoni, ma volete mettere avere i diritti su tutte le magliette con la "S"?).
Per non parlare delle numerose cause legali fra editori, memorabile quella della Nation Contro la Fawcett, che vedeva quest'ultima accusata di plagio a causa del suo Capitan Marvel, che vendeva otto milioni di copie, superando di gran  lunga Superman. No dico, OTTO MILIONI.
La National poi ha vinto comunque.
 Negli anni 40, i supereroi erano sì la bomba, ma non erano ancora riusciti a fagocitare tutti gli altri generi dell universo, e nelle edicole si potevano ancora trovare storie Western (Ehi! Noi ne sappiamo qualcosa!), che presentavano o ricchi possidenti assetati di giustizia, o giovani fuorilegge.
 Avventure romantiche, che catturavano lo spirito bizzarro dell'epoca, mostrandoci storie di amori adolescenziali, di mamme che si innamorano dei fidanzati delle figlie, di ipnotisti malvagi che rubano le fidanzate... Insomma la puntata media di Beatiful
 Fumetti per adolescenti comici (spesso in allegato a buffi animali parlanti), fra cui spicca il buon Archie Andrews, a cui gli anni 40 piaceranno così tanto che non si muoverà mai più di lì. Tranne per la morale, su quella è avanti anni luce. Sono serissimo.
 Fumetti polizieschi e di guerra e fumetti su licenza da grandi show radiofonici, da libri o da grandi proprietà intellettuali come i personaggi Disney
 Fumetti d'avventura, sparsi ai quattro angoli del globo, passando dal polo al deserto, fino alle giungle più inseplorate. E' da notare come ogni tanto si riuscisse anche a creare qualche modello positivo per le bambine, creando eroine magari un po' tanto svestite, ma comunque fiere della loro femminilità e capaci di cavarsela senza l'aiuto degli uomini.
 E ultimi, ma non per importanza, i fumetti Horror. Ragazzi i fumetti Horror. Dopo il declino dei supereroi (di cui parleremo tra poco), i fumetti horror saranno la cosa migliore dopo la manopola per il volume sulla radio. Ora, molti di voi mi hanno scritto che alcune scelte prese dalla censura americana vi lasciano perplessi. Beh negli anni 40 la censura non c'era, e mio Dio se non c'era. Violenza estremamente grafica, suspense da brivido e ogni tanto calci in faccia al concetto di razzismo. Il tutto per 12 cents. Le storie in media erano basate su una normale situazione, capovolta poi da uno o più colpi di scena bizzarri e spaventosi, ma l'esecuzione era un qualcosa di fenomenale, anche per gli standard di oggi.
 Nel 1945 però, l'interesse per i fumetti di Supereroi scemò. Il perchè? Beh, di preciso non si sa, ma mettiamola così. C'era la guerra, centinaia di papà erano lontani chilometri dalle loro famiglie, le mamme lavoravano come animali, e l'uomo comune doveva pur trovare sollievo da qualche parte. E a chi non piacerebbe avere tutto i potere del mondo per fare quello che vuoi? A chi non piace che il bene vinca? I fumetti di Supereroi senza struttura erano proprio questo, un ottimo intrattenimento, costruito per essere un sollievo e una distrazione. Dopo la guerra, l'idea di avere tutto il potere del mondo era nadata a farsi benedire, dopotutto l'america lo aveva. Si chiamava Bomba Atomica, tanto che la figlia del progetto Manhatthan arriverà a comparire in TUTTI I FUMETTI DEL MONDO!
 La maggior parte dei supereroi farà così le valige, per essere sostituita da orde di cowboys,giovani innamorati e follie orrorifiche. Resteranno in piedi solo Superman e Batman (di cui ho parlato poco, ma perchè era figo negli anni 40, ma molto meno di adesso. No davvero, era tipo Hulk. Sai chi è, ma non è che hai letto troppi suoi fumetti) che però dovranno un po' adattarsi al nuovo regime. Dopotutto non è cosa carina spezzare il collo di un tipo con un calcio.
 Gli anni 50 saranno infatti un epoca perlopiù di transizione, dove i fumetti non se la passeranno troppo bene. Non solo pechè il numero di testate pubblicate verrà dimezzato, ma anche perchè verranno trovati da una forza inarrestabile: la censura.
Teste mozzate, morti atroci, colpi di karate segreti, uomini che cadono nell'acido, mostri, zombie e vampiri verranno banditi dal fumetto, causando la chiusura di numerose case editrici (una su tutte, la EC) e l'azzoppamento di altrettante.
Saranno anche gli anni della pubblicazione del libro "La seduzione dell'innocente", e della nascita del primo organo di controllo del fumetto, il Comics Code (ne parliamo qui). Nella foto, il Dottor Frederic Wertham, autore del libro.
Dovremo quindi aspettare fino al 1959 per la rinascita del mondo dei supereroi, un epoca luccicante come l'argento! Ma di questo parleremo un altra volta

E anche per oggi è tutto. Stay tuned per nuovi aggiornamenti. Chi sa che male si nasconde nel cuore degli uomini? Comicsverse 101 lo sa! Pronti a partire. Let's go!

6 commenti :

  1. Interessante resoconto, certe cose non le sapevo, tipo il significato di "pulp". In ogni caso, Mandrake, l'Uomo Mascherato, Gordon c'erano prima della Golden age, quindi? Riguardo ai fumetti horror, posso sbagliarmi, ma credo siano nati proprio negli Stati Uniti come genere. Comunque, un ottimo articolo, complimenti. ^^

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    1. Si perchè sono tutti e tre nati sui quotidiani! Ed è corretto, il fumetto come lo intendiamo noi, del genere horror nasce proprio in america! (il primo era un adattamento del Dr Jekyl). Grazie dei complimenti!

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  2. Bell'articolo. Alcune considerazioni e domande. Il formato a striscia imponeva di mantenere un ritmo serrato, per mantenere l'attenzione del lettore; anni fa comprai una raccolta di strisce di Flash Gordon:disegni bellissimi, ma mi venne il mal di testa per la velocità con cui accadevano le cose, spesso senza ragione apparente. Poi, spesso si osserva che le eroine della jungla fossero poco vestite (come l'italica Pantera Bionda), ma non è che Tarzan (dei del cielo, quanto disegnava bene Burne Hogart!) girasse con l'impermeabile! Poi, 2 domande:puoi fare degli esempi sulla morale di Archie e sui calci al razzismo dei fumetti horror?

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    1. E' vero che anche tarzan era in costume semiadamitico, ma c'è un po' di differenza fra oggettificazione e fantasia di potere :) Sulla morale di Archie c'è da prendere in considerazione un po' di storie dove Archie si sposa con una ragazza nera e la nascita di Kevin Keller, primo personaggio omosessuale ad avere la sua testata a fumetti. Questo ha portato a numerose proteste da parte di varie organizzazioni, ma il CEO della Archie ha commentato che in pratica a Riverdale non si giudica nessuno, e che spera che un giorno si farà lo stesso in America. Sui calci al razzismo mi riservo di non rispondere perchè appariranno presto in un articolo! :)

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  3. Grazie molto per le delucidazioni, veramente illuminanti! guarderò con più rispetto Riverdale, d'ora in poi.

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